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Le scelte non rinviabili del governo

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Il caro-bollette renderà necessario provvedere al sostegno dei cittadini
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La corsa senza freni del prezzo del gas, che ogni giorno batte nuovi record, costringerà inevitabilmente il governo Draghi a intervenire con nuovi stanziamenti a carico del bilancio statale. Fondamentale sarà un intervento per aiutare famiglie e aziende, perché da ottobre potrebbero trovarsi di fronte a una spesa per la bolletta più che raddoppiata rispetto all’inverno scorso. Ci sarà poi un piano articolato di risparmi dei consumi, che coinvolga anche quelli elettrici, perché il gas copre oltre il 45% del fabbisogno per la produzione di energia. Si tratta di una sorta di “razionamento” che dovrà tutelare il più possibile le imprese, perché possano continuare le attività, garantendo posti di lavoro e l’economia possa mantenere quel tasso di crescita post-covid che ci vede — una volta tanto — tra i paesi a europei a maggiore crescita. Il governo non ha alternative se vuole che il P…

La corsa senza freni del prezzo del gas, che ogni giorno batte nuovi record, costringerà inevitabilmente il governo Draghi a intervenire con nuovi stanziamenti a carico del bilancio statale. Fondamentale sarà un intervento per aiutare famiglie e aziende, perché da ottobre potrebbero trovarsi di fronte a una spesa per la bolletta più che raddoppiata rispetto all’inverno scorso. Ci sarà poi un piano articolato di risparmi dei consumi, che coinvolga anche quelli elettrici, perché il gas copre oltre il 45% del fabbisogno per la produzione di energia. Si tratta di una sorta di “razionamento” che dovrà tutelare il più possibile le imprese, perché possano continuare le attività, garantendo posti di lavoro e l’economia possa mantenere quel tasso di crescita post-covid che ci vede — una volta tanto — tra i paesi a europei a maggiore crescita. Il governo non ha alternative se vuole che il Paese regga all’urto di una tempesta energetica che ha visto dal giugno scorso i prezzi del gas aumentare di oltre il 350 per cento. Dovrà replicare quanto fatto ai primi di agosto, quanto ha approvato il decreto Aiuti bis, 15 miliardi di cui 12 per sterilizzare gli aumenti delle bollette nell’ultimo trimestre dell’anno, andati ad aggiungersi ai 35 miliardi stanziati in precedenza per calmierare le tariffe.
Il governo Draghi ha già fatto molto: uno studio del think tank europeo Bruegel ha stimato che l’Italia ha speso finora 50 miliardi in aiuti a sostegno delle bollette, dietro soltanto alla Germania (60 miliardi). Ma in proporzione al Pil è nettamente in testa tra le principali economie, visto che gli interventi valgono il 2,8% del totale contro l’1,7% della Germania e l’1,8% della Francia.


L’esecutivo ha fatto tanto, ma non basterà. Solo la fine del conflitto e l’inizio di una trattativa di pace, magari con la fine delle sanzioni, potrebbe far crollare a breve i prezzi. Al momento, una opzione che non esiste, visto che la Russia continua a vendere gas all’Europa. Non più come prima (il 70-80% in meno rispetto a un anno fa) ma guadagnando più di prima. E finché ha i soldi può finanziare la guerra.
Proprio per questo motivo, Draghi ha affidato ai tecnici il compito di studiare la mossa che potrebbe abbassare
i costi delle bollette: staccare il prezzo dell’energia prodotta dal gas da quella prodotta dalle rinnovabili e dal carbone, i cui costi di approvvigionamento sono inferiori. Ne uscirebbe una media che potrebbe dimezzare i valori attuali.


Proprio in questa direzione, Draghi avrà anche un altro compito: convincere l’Europa a prendere provvedimenti per frenare la corsa del gas in tutto il continente. Primo fra tutti il tetto al prezzo in tutta la Ue, nato da una proposta italiana con l’appoggio di Francia e Spagna. Molti analisti sono convinti che il solo annunciare un “tetto”, farebbe crollare il prezzo. Il problema sarà come farlo tecnicamente, convincendo i mercati: l’Europa si trova ora nella condizione paradossale di non avere problemi di forniture perché i prezzi sono più alti rispetto ai mercati asiatici e gli operatori sono ben felici di mandare le navi di Gnl nei nostri rigassificatori invece che a Shanghai o Tokyo. Il secondo obiettivo sarà quello di creare un meccanismo di solidarietà tra Stati per aiutare chi dovesse trovarsi in difficoltà con le forniture.
Ma l’Europa avrebbe un’altra chance per dimostrare di sapersi muovere unita: la costruzione di un gasdotto che scavalli i Pirenei, collegando così i cinque rigassificatori della Spagna (più uno in Portogallo) con la rete che dalla Francia si irradia nel resto della Ue. Con una spesa relativa (mezzo miliardo) garantirebbe 8 miliardi di metri cubi aggiuntivi all’anno. Tra l’altro, un altro progetto di marca italiana, visto che è stato il gruppo Snam — ormai 8 anni fa — a lanciare per primo l’idea.
Come i sogni muoiono all’alba, la guerra in Ucraina ha sconvolto la geopolitica energetica costringendo l’Europa a un brusco risveglio e a fare i conti — in tutti i sensi — con una realtà in cui nulla sarà più come prima. E come è avvenuto per la lotta al Covid, anche la crisi energetica sarà una prova che Bruxelles potrà superare soltanto con risposte immediate, economicamente forti e senza divisioni politiche.