C’è dell’apprensione, fra i predestinati alla vittoria. Guarda te se lo storico giorno in cui “siamo pronti” doveva arrivare alla vigilia del tumulto de’ Ciompi, con le bollette del gas esposte in vetrina, la pizza che se non la metto a venti euro tocca chiudere, la prospettiva di docce fredde per tutti — non è una metafora, proprio docce gelate, e si sa che i ragazzini scansavano già quella tiepida. Si va verso l’emergenza igienica, di tutte sarà la meno grave. Crisi industriale, fabbriche che chiudono famiglie che restano senza lavoro e guanti in casa la sera, come ai vecchi tempi. Disoccupazione, recessione, speculazione di chi scommette sulla nostra rovina. Autunno gelido, diranno presto i titoli giocando sulla memoria opposta, mentre il roboante Putin richiama in patria le spie bruciate e brucia il gas d’avanzo — per spregio e per necessità. Gas che intanto viaggia verso i 400 euro a megawatt…
C’è dell’apprensione, fra i predestinati alla vittoria. Guarda te se lo storico giorno in cui “siamo pronti” doveva arrivare alla vigilia del tumulto de’ Ciompi, con le bollette del gas esposte in vetrina, la pizza che se non la metto a venti euro tocca chiudere, la prospettiva di docce fredde per tutti — non è una metafora, proprio docce gelate, e si sa che i ragazzini scansavano già quella tiepida. Si va verso l’emergenza igienica, di tutte sarà la meno grave. Crisi industriale, fabbriche che chiudono famiglie che restano senza lavoro e guanti in casa la sera, come ai vecchi tempi. Disoccupazione, recessione, speculazione di chi scommette sulla nostra rovina. Autunno gelido, diranno presto i titoli giocando sulla memoria opposta, mentre il roboante Putin richiama in patria le spie bruciate e brucia il gas d’avanzo — per spregio e per necessità. Gas che intanto viaggia verso i 400 euro a megawattora, dieci volte più dell’anno scorso e dieci più di quanto lo pagano in America, ma le cifre ballano le fonti offrono evidenze diverse e la stima qui potrebbe essere imprecisa: è per dire che è chiaro come qualcuno, pochi, ci stia guadagnando tantissimo e la maggioranza stia andando in rovina.
Giorgia Meloni dice che non ci dorme la notte, a pensare alle bollette, e si capisce. “Siamo sicuri che ci convenga vincere?”, le fanno dire gli autori di satira nei meme su TikTok, così fra un Karaoke e un’autocandidatura alla guida del governo la promessa leader ha messo in agenda un viaggio alla City di Londra, qualche incontro con gli odiati euroburocrati, coi plutocrati capitani d’impresa. Certe categorie, difatti — banchieri industriali e dirigenti Rai — hanno la dote della preveggenza e una certa agilità nell’allineamento: perciò anche loro sarebbero pronti, se non che vorrebbero sapere come pensa di fare per evitare la catastrofe. Coi taccuini bianchi in mano, l’attendono.
Mario Draghi, che della categoria banchieri è figliuolo eminente, ha capito tra i primi e grande è stato il dispiacere che ha dato agli amici della sinistra e persino del centro — agli amici draghiani, che tanto contavano su di lui — quando ha detto, a Rimini, “l’Italia ce la farà con qualunque governo”. Come qualunque, anche con quello? Sì, anche. Conviene attenersi alla realtà, se per caso non aveste capito la lezione. E di nuovo a ripetere l’agenda Draghi non esiste, l’agenda Draghi sono io. Giorgia Meloni, donna pratica, l’ha intuito da tempo e da tempo intrattiene relazioni cordiali con l’unico che può garantire per lei fra tedeschi e francesi col sopracciglio alzato: non passa giorno che “ambienti di Palazzo Chigi” e uffici stampa sovranisti non ci facciano sapere che i due si sentono spesso al telefono — di persona è per il momento più rischioso per via dei fotografi. Lei vorrebbe da lui se non l’agenda almeno un bignamino, lui è alle prese con un ultimo decreto da fare per lasciar le cose in ordine, si sa che poi quelli che arrivano danno sempre la colpa a chi c’era prima, non vorrebbe ci fossero equivoci. Passare le consegne è cruciale, se s’ha da fare si fa con chi c’è. Ne consegue che meno buone sono — all’Economia di prossima fattura — le quotazioni di Tremonti a cui tanto sarebbe piaciuto tornare, ma questi son dettagli da amatori.
Due cose, da tenere a mente. Le autocandidature precoci non hanno mai portato fortuna a nessuno, anche questo Draghi potrebbe spiegarle, perciò occhio agli alleati: a quel Berlusconi che non la nomina mai, alle truppe cammellate di elettori teleguidati che si muovono per disarcionare il nemico interno, la specialità è nel Lazio. Seconda, la credulità ha un limite, per quando possa di questi tempi sembrare impossibile. Dopo Salvini di colpo europeista, Berlusconi nemico di Putin e tutti quanti insieme sinceri antifascisti la versione di Giorgia Meloni fan di Draghi, di cui è stata alla roboante opposizione fino a ieri, è un numero di illusionismo che nemmeno il mago Rol — non è un’offesa, è un esempio alto, era il migliore. Bisognerà dare segnali. Per esempio, un dettaglio minimo: Piombino. Quel sindaco di Fratelli D’Italia che dice il rigassificatore per me va bene farlo ma non a casa mia non è un grande spot. C’è sempre l’interesse piccolo davanti a quello grande, la convenienza privata sopra il bene comune e questo, se devi guidare un Paese, non si può fare. Finisce che qualcuno ti dice che la mela non cade mai troppo lontano dall’albero. Che anche se è rotolata a valle, draghianamente, basta girare la testa e guarda all’insù, all’indietro, per ritrovare la pianta. È un rischio.