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Dalla Russia di Vladimir Putin alle elezioni italiane, perché la politica diventa nostalgia

Un incontro tra i leader politici al Meeting di Rimini (fotogramma)

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Quando il presente è incerto, il riferimento al passato serve ad alimentare l'illusione di poter uscire dalla crisi ripristinando un ordine antico. Ma il rischio è quello di mettere al centro la paura
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Nei momenti di maggiore crisi e incertezza la tendenza dell'umano è quella di guardare alle proprie spalle per ritrovare nel passato una bussola in grado di orientarlo nel presente. È, come sappiamo, il valore della storia come lezione: la memoria di quello che è avvenuto ci dovrebbe aiutare a non ripetere più gli stessi errori e a trovare la giusta rotta.

Ma talvolta a questa comprensibile tendenza se ne sovrappone un'altra, più conservatrice, se si vuole anche più patologica, che si caratterizza per una decisa disposizione nostalgica: se il presente è un tempo di caos e di precarietà il riferimento ad un passato più o meno glorioso serve ad alimentare l'illusione che per uscire da questo stato di crisi si possa ripristinare la stabilità di un ordine antico.

È quello che, per esempio, sta accadendo in modo evidente nella Russia di Putin. L'eredità dell'Unione sovietica viene inte…

Nei momenti di maggiore crisi e incertezza la tendenza dell'umano è quella di guardare alle proprie spalle per ritrovare nel passato una bussola in grado di orientarlo nel presente. È, come sappiamo, il valore della storia come lezione: la memoria di quello che è avvenuto ci dovrebbe aiutare a non ripetere più gli stessi errori e a trovare la giusta rotta.

Ma talvolta a questa comprensibile tendenza se ne sovrappone un'altra, più conservatrice, se si vuole anche più patologica, che si caratterizza per una decisa disposizione nostalgica: se il presente è un tempo di caos e di precarietà il riferimento ad un passato più o meno glorioso serve ad alimentare l'illusione che per uscire da questo stato di crisi si possa ripristinare la stabilità di un ordine antico.

È quello che, per esempio, sta accadendo in modo evidente nella Russia di Putin. L'eredità dell'Unione sovietica viene interpretata come la conservazione di un passato glorioso che impone la riaffermazione sia dei grandi valori della tradizione sia dei vecchi confini territoriali.

In questo caso è lampante come l'esistenza di un passato idealizzato definisca da capo a piedi una politica di restaurazione. Il culto della guerra patriottica contro gli invasori nazisti si trasfigura così nel progetto di denazificazione dell'Ucraina.

L'incertezza nei confronti del futuro vorrebbe essere risolta con una regressione nostalgica ad una potenza antica. Non è un caso che, come ricorda giustamente Sergej Lebedev in Nostalgia e autoritarismo (Castelvecchi, 2022), Putin ha potuto affermare che il crollo dell'Urss sia stata "la più grande catastrofe geopolitica del XX secolo".

Freud ha definito questa tendenza a ritrovare in un passato idealizzato quello che manca nel tempo presente come una "nostalgia del padre". Di fronte alle oscure minacce dell'avvenire meglio stringersi attorno alla figura di un padre onnipotente che tutela in modo granitico l'ordine in pericolo piuttosto che saltare nel vuoto.

Nel caso di Putin questa nostalgia avalla un sistema di potere antidemocratico e autoritario che genera una psicologia delle masse centrata sull'identificazione idealizzante al capo. Il padre assume qui le sembianze di un Dio che decide non solo le sorti del suo popolo, ma anche quelle del mondo intero.

Nel nostro Paese Draghi è stato l'incarnazione del "lato buono" di questa "nostalgia del padre". Di fronte al sisma della pandemia e ad un'azione di governo instabile si è ricorsi ad un leader che offrisse competenza, reputazione e saggezza in grado di creare un nuovo campo di unità nazionale.

Nell'attuale campagna elettorale lo sguardo nostalgico verso il passato trova però altre espressioni che sembra accentuino invece il lato "cattivo" della nostalgia del padre. Nella destra si evocano l'orgoglio nazionale, il sovranismo, i valori della patria, della famiglia, il primato dell'etnia italica. Non si chiamavano forse nostalgici i neofascisti della Prima Repubblica?

Ma questa volta il richiamo ai valori della tradizione avviene attraverso una leadership nuova. Non si dovrebbe affatto trascurare il fatto che Giorgia Meloni è la prima donna a rivestire un ruolo di piena leadership nella storia politica del nostro Paese. Sarebbe stato inconcepibile in un altro tempo. È come se anche la potenzialità di uno spazio nuovo - una leadership finalmente femminile - si riempisse di contenuti vecchi.

A sinistra lo sguardo nostalgico assume la forma della riproposizione dell'antifascismo come scontro di civiltà. Si tratta del recupero di una opposizione che è stata addirittura a fondamento della nascita della nostra Repubblica: fascisti e antifascisti, difesa della Costituzione repubblicana o deviazione autoritaria dello Stato.

Ma quello che si può notare è che in entrambe queste narrazioni - come spesso accade in tutte le narrazioni nostalgiche - al centro è sempre la paura. Da destra è la paura dell'immigrato, dell'affermazione dei diritti civili, dell'Europa, delle trasformazioni sociali irreversibili che hanno modificato la nostra vita collettiva.

L'uso sintomatico della parola "devianza" rivela palesemente questa inclinazione di fondo. La devianza, nella prospettiva valoriale-tradizionale della Destra, è fondamentalmente quella della libertà stessa di poter decidere della propria vita, dei propri affetti e, finanche, della propria morte. È il punto dove la visione putiniana del mondo s'incrocia con evidenza con quella della destra nostrana: famiglia, patria e Dio.

Dal centro-sinistra si accentua invece la paura nei confronti di questa stessa destra come se fosse l'incarnazione di un possibile ritorno dello spettro del fascismo, come se in queste elezioni fosse davvero in gioco la vita o la morte della democrazia.

Ma l'appello alla paura, da qualunque parte provenga, è sempre nemico del pensiero. Non a caso il binomio paura e nostalgia risulta sempre decisivo: la paura per l'avvenire sospinge a ricuperare nostalgicamente le nostre antiche certezze.

Per questa ragione, in questo tempo di grandi traumi collettivi e di scompaginamento del vecchio assetto geopolitico del mondo, la nostalgia sembra irresistibilmente dominare lo sguardo della politica.