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La destra e le diseguaglianze

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Solo il Pd nel suo programma si occupa delle differenze economiche. Ecco perché le ricette della coalizione di centrodestra le aumentano
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La diseguaglianza economica in Italia è, oggi, molto elevata e contribuisce a rendere la nostra società meno coesa e meno stabile - dunque, anche meno resiliente di fronte alle crisi di vario genere che sembrano contraddistinguere questo scorcio di millennio. Ci si aspetterebbe quindi che il contrasto alla disuguaglianza spiccasse nei programmi elettorali, ma non è così: solo il centrosinistra, e in particolare il Pd, ne fa un proprio tema chiave, mentre il terzo polo introduce una petizione di principio contro le diseguaglianze eccessive.

 

Nei programmi elettorali del centrodestra e del Movimento 5 Stelle, la parola "diseguaglianza" non appare affatto. Che il problema sia urgente, però, lo dimostrano i dati. Secondo stime recenti, nel 2021 il 10% più ricco degli italiani percepiva il 38% del reddito nazionale e deteneva circa la metà della ricchezza (l'1% più ricco, da solo, ne deteneva circa un quinto). La…

La diseguaglianza economica in Italia è, oggi, molto elevata e contribuisce a rendere la nostra società meno coesa e meno stabile - dunque, anche meno resiliente di fronte alle crisi di vario genere che sembrano contraddistinguere questo scorcio di millennio. Ci si aspetterebbe quindi che il contrasto alla disuguaglianza spiccasse nei programmi elettorali, ma non è così: solo il centrosinistra, e in particolare il Pd, ne fa un proprio tema chiave, mentre il terzo polo introduce una petizione di principio contro le diseguaglianze eccessive.

 

Nei programmi elettorali del centrodestra e del Movimento 5 Stelle, la parola "diseguaglianza" non appare affatto. Che il problema sia urgente, però, lo dimostrano i dati. Secondo stime recenti, nel 2021 il 10% più ricco degli italiani percepiva il 38% del reddito nazionale e deteneva circa la metà della ricchezza (l'1% più ricco, da solo, ne deteneva circa un quinto). La diseguaglianza di reddito, in particolare, è andata aumentando negli ultimi anni, anche a causa del Covid-19. La pandemia, come ormai noto, ha colpito più duramente gli strati deboli della popolazione, favorendo un aumento della povertà nonostante i ripetuti interventi del governo (nella prospettiva del contrasto alla povertà, anche il reddito di cittadinanza è stato utile). A differenza della diseguaglianza in quanto tale, la povertà sembra preoccupare più o meno tutte le forze politiche, anche se la parola non compare mai nel programma comune del centrodestra.


Immaginiamo che si vogliano ridurre diseguaglianza e povertà. Per raggiungere questo obiettivo su può agire o sul lato del prelievo o su quello della spesa. Sul lato del prelievo, ciò richiederebbe aumentare la progressività (cioè far pagare un po' di più i ricchi, e un po' di meno i poveri), anche senza aumentare la pressione fiscale media. In articoli recenti ho analizzato le proposte di riforma dell'imposta personale sul reddito e dell'imposta di successione. Tirando le somme: introdurre una flat tax e abolire l'imposta di successione, come vorrebbero alcune forze di centrodestra, favorisce l'aumento della disuguaglianza di reddito e ricchezza.

 

Rendere più progressiva l'imposta di successione, come proposto dal Pd, va in direzione opposta. A meno che il centrodestra non si ponga come obiettivo di far aumentare la diseguaglianza (come già osservato, dichiara invece di voler ridurre la povertà, o almeno lo dichiarano i programmi di Forza Italia e Lega), l'impatto pro-diseguaglianza delle sue riforme fiscali andrebbe almeno compensato sull'altro fronte, quello della spesa. E qui vi è un problema logico: ogni intervento redistributivo sul lato della spesa richiede un investimento di risorse. Ma siccome il centrodestra unito intende ridurre la pressione fiscale per famiglie e imprese, da dove arriveranno le risorse? Non da maggiore debito, visto che tutti sembrano convenire che ciò innescherebbe la speculazione contro l'Italia. L'idea di recuperare risorse dall'evasione fiscale è chiaramente velleitaria. Da dove, allora? Forse da una contrazione dei servizi pubblici, di cui però usufruiscono molto più i poveri rispetto ai ricchi - quindi, in una specie di gioco delle tre carte, si darebbe ai poveri... togliendo ai poveri. Tuttavia, il programma del centrodestra sembra invece voler investire nei servizi al cittadino, a partire (giustamente) dalla sanità. Anche questa sarebbe redistribuzione "egalitaria", che però nell'immediato non contrasterebbe la continua contrazione del reddito degli strati deboli. Il problema di fondo è che manca chiarezza circa l'idea di società che sta sotto i programmi elettorali. Forse chi non la esplicita intende in effetti nasconderla?


guido.alfani@unibocconi.it