A poco più di tre settimane dal voto, i sondaggi sono più che mai lo strumento irrinunciabile per capire dove si sta orientando l'opinione pubblica. Chi dice il contrario, di solito mente e poi li consulta di soppiatto. Certo, si tratta di una bussola tutt'altro che infallibile, specie quando i dati vengono sfornati a getto continuo, magari con il sottinteso di compiacere questa o quella parte politica. Ma nel complesso, e guardando agli istituti più accreditati, si colgono delle linee di tendenza verosimili: sarebbe un errore sottovalutarle nei giorni decisivi che precedono il 25 settembre.
Un punto su cui gli ultimi rilevamenti sembrano concordare è il recupero dei Cinque Stelle di Conte. Alessandra Ghisleri, sulla Stampa, li colloca oltre il 12 per cento, quasi alla pari con la Lega di Salvini. Allo stesso modo il Pd avanza con fatica al 23 per cento, come dire che è pressoché stabile e ancora abbastanza lontano da Fratelli …
A poco più di tre settimane dal voto, i sondaggi sono più che mai lo strumento irrinunciabile per capire dove si sta orientando l'opinione pubblica. Chi dice il contrario, di solito mente e poi li consulta di soppiatto. Certo, si tratta di una bussola tutt'altro che infallibile, specie quando i dati vengono sfornati a getto continuo, magari con il sottinteso di compiacere questa o quella parte politica. Ma nel complesso, e guardando agli istituti più accreditati, si colgono delle linee di tendenza verosimili: sarebbe un errore sottovalutarle nei giorni decisivi che precedono il 25 settembre.
Un punto su cui gli ultimi rilevamenti sembrano concordare è il recupero dei Cinque Stelle di Conte. Alessandra Ghisleri, sulla Stampa, li colloca oltre il 12 per cento, quasi alla pari con la Lega di Salvini. Allo stesso modo il Pd avanza con fatica al 23 per cento, come dire che è pressoché stabile e ancora abbastanza lontano da Fratelli d'Italia (24,6). Al centro Italia sul serio di Calenda-Renzi avrebbe ottenuto il sorpasso su Forza Italia, segno che l'idea di offrire un'alternativa all'estrema decadenza del berlusconismo era giusta. In definitiva, sono cifre che ritroviamo con poche varianti anche nel lavoro di altri esperti. E da cui si ricavano alcune riflessioni.
Una certa radicalizzazione dello scontro non aiuta il Pd, mentre incoraggia il populismo dei 5S sullo sfondo delle inquietudini economiche e sociali. Specie al Sud, Conte pare ritrovare una sintonia con quel segmento di elettorato che nelle ultime tornate amministrative aveva abbandonato il tardo "grillismo". Al tempo stesso Letta non si espande più di tanto verso il centro, dove incrocia il cartello di Calenda: formazione che probabilmente non sottrae voti a un Pd comunque ostile al mondo "renziano" in tutte le sue espressioni, ma nemmeno gli agevola il compito di raccogliere simpatie presso l'elettorato moderato. Quindi Letta, anche a causa della sua razionalità e, se vogliamo, del suo coraggio, si trova un po' tra l'incudine e il martello.
S'intende, la campagna è ancora lunga e molti sceglieranno solo all'ultimo. Una parte delle astensioni (oggi intorno al 35 per cento) correrà in soccorso al vincitore (la destra), ma un'altra potrebbe al contrario decidere che una vittoria a valanga dell'alleanza Meloni-Salvini-Berlusconi creerebbe uno squilibrio troppo evidente. In fondo, nei Paesi dell'Europa occidentale la tendenza è proprio questa: evitare che l'affermazione di uno schieramento coincida con l'umiliazione dell'altro, messo fuori gioco. Nel caso del Pd, una netta sconfitta unita a un discreto risultato dei 5S ridarebbe voce a quelle correnti interne che sono pronte anche il giorno dopo a riprendere il rapporto politico con Conte. Con la prospettiva di dar vita a una sorta di "coalizione Mélenchon" in chiave italiana, il che equivarrebbe ad allontanarsi dall'area di governo (ricordate l'Agenda Draghi?...) e acconciarsi all'opposizione per un tempo lungo.
Sull'altro versante, è evidente che le difficoltà della Lega - se saranno confermate - sono figlie di un Salvini che sembra ormai giunto al termine della sua parabola. È ragionevole supporre che molti dei voti raccolti dall'ex ministro dell'Interno nella sua fase ultra "sovranista" (poi sfociata nell'amicizia con Putin) stiano scivolando verso Giorgia Meloni. Al Carroccio restano i consensi tradizionali nel Nord-Est: gli stessi elettori che sostengono gli amministratori locali e i presidenti di Regione. Peraltro sono persone pragmatiche, dubbiose, a dir poco, della linea culminata nella caduta del governo Draghi. Il che conferma il dato politico: il futuro governo di destra avrà non pochi problemi, ma un aiuto alla stabilità verrebbe da una Lega capace di tornare alle origini della "questione settentrionale", al di là della stagione ambigua di Salvini.