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L’infelicità è vivere dove nessuno ci ama

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L'immensità di Emanuele Crialese è un film sulla felicità possibile. Racconta la storia di una famiglia dove ciascun figlio si presenta, con grande generosità, incarnando un difetto. I difetti di questi bambini non sono difetti in sé, lo diventano però quando si esce dalla porta di casa. La casa che può essere un luogo di orrore - e per la madre di questo film, una straordinaria Penélope Cruz, lo è, e di usurpazione - ma può essere pure posto di sperimentazione, protezione, misura del mondo e divertimento.

E così il figlio di mezzo mangia troppo, l'ultima figlia mangia niente, e la prima che ha nome Adriana, a chi le chiede come si chiami, risponde Andrea. D'altronde i desideri sono corpi, quanto le masse energia. I giochi della madre, per esempio, in casa sono allegri e fuori, quando altri li osservano, grotteschi. Le attitudini del padre, d'altronde, che facilmente si immaginano dirigenzial…

L'immensità di Emanuele Crialese è un film sulla felicità possibile. Racconta la storia di una famiglia dove ciascun figlio si presenta, con grande generosità, incarnando un difetto. I difetti di questi bambini non sono difetti in sé, lo diventano però quando si esce dalla porta di casa. La casa che può essere un luogo di orrore - e per la madre di questo film, una straordinaria Penélope Cruz, lo è, e di usurpazione - ma può essere pure posto di sperimentazione, protezione, misura del mondo e divertimento.

E così il figlio di mezzo mangia troppo, l'ultima figlia mangia niente, e la prima che ha nome Adriana, a chi le chiede come si chiami, risponde Andrea. D'altronde i desideri sono corpi, quanto le masse energia. I giochi della madre, per esempio, in casa sono allegri e fuori, quando altri li osservano, grotteschi. Le attitudini del padre, d'altronde, che facilmente si immaginano dirigenziali oltre la porta di casa - ha una segretaria, guida una decappottabile, garantisce un certo agio economico - dentro si rivelano, immediatamente, violenza.

La casa nella quale si nasce è un luogo dove si vede benissimo e malissimo. Non importa nemmeno come sia strutturato questo primo nucleo di corpi e stanze, da chi, conta che la casa e gli altri intorno fanno funzione di placenta sociale, nutrono, e guardandoci attraverso, proprio come accade con le cannucce nei bicchieri pieni, le cose si vedono aberrate, spezzate, le aspettiamo in un modo e sono in un altro.

E così, l'unica felicità possibile è accettare che cresciamo perché vediamo male, e in questo veder male tutti siamo accomunati.

 

Se è vero, e io ci credo, che la più nera infelicità terrestre è di esistere vivi dove non c'è nessuno che ci ama, come ha scritto Elsa Morante inAracoeli(1982) - che tanto, per me, ha a che fare con L'immensità - è vero altrettanto che l'amore non è buono o cattivo, l'amore dimostra che ci aspettiamo le cose in un modo, e sono in un altro. Sempre. E così i corpi nei quali siamo nati.