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Elezioni politiche, l'autunno delle scelte

I sostenitori di Putin in Italia argomentano che le sanzioni non funzionano, che nulla cambia per la Russia. Non è vero. E il 25 settembre si vota
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L'autunno 2022, che si aprirà giusto alla vigilia delle nostre elezioni politiche, sarà aspro. La decisione del presidente russo Vladimir Putin di non riaprire il gasdotto Nord Stream 1, con la fola di riparazioni impossibili per le sanzioni europee, seguite all'invasione in Ucraina, allarma i mercati, rialza i prezzi dell'energia, affoga l'euro a 0,988 contro il dollaro, minimo da venti anni, rilancia lo spettro della recessione. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, e il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Dmitry Medvedev, ci sfidano con toni da decrepita Urss, certi che al freddo sotto l'albero di Natale, con bollette triplicate, aziende in difficoltà per il costo di gas e petrolio i governi cederanno, dagli europei a Joe Biden, allentando la presa sull'economia russa.


Quanto la provocazione di Mosca sia strategica, lo si è visto al forum Ambrosetti di Cernobbio, con il leader della Lega Salvini a voler riaprire il…

L'autunno 2022, che si aprirà giusto alla vigilia delle nostre elezioni politiche, sarà aspro. La decisione del presidente russo Vladimir Putin di non riaprire il gasdotto Nord Stream 1, con la fola di riparazioni impossibili per le sanzioni europee, seguite all'invasione in Ucraina, allarma i mercati, rialza i prezzi dell'energia, affoga l'euro a 0,988 contro il dollaro, minimo da venti anni, rilancia lo spettro della recessione. Il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, e il vicepresidente del Consiglio di Sicurezza Dmitry Medvedev, ci sfidano con toni da decrepita Urss, certi che al freddo sotto l'albero di Natale, con bollette triplicate, aziende in difficoltà per il costo di gas e petrolio i governi cederanno, dagli europei a Joe Biden, allentando la presa sull'economia russa.


Quanto la provocazione di Mosca sia strategica, lo si è visto al forum Ambrosetti di Cernobbio, con il leader della Lega Salvini a voler riaprire il dialogo con il governo russo, Giorgia Meloni, in pole position per il ruolo di premier, a tener invece duro e il ministro delle Finanze Daniele Franco, con aplomb, a spiegare che i sacrifici son giustificati dalla sicurezza internazionale a rischio.


I sostenitori di Putin fra noi, in politica, cultura, nei media, argomentano che le sanzioni non funzionano, nulla cambia per la Russia, soffrono solo famiglie e industrie. Non è vero. Come osserva il professor Chris Miller su Foreign Affairs, e simili stime sono apparse su Le Monde e The Economist, la stretta occidentale non è pensata per funzionare a breve, per la mole di quel che resta dell'impero russo, i suoi alleati, vedi Cina, la mancanza di un'opinione pubblica libera di protestare per l'impoverimento (è di ieri la chiusura della testata Novaya Gazeta, diretta dal Nobel per la Pace Dmitry Muratov). Putin teme gli esiti dell'isolamento, elencati dal direttore dell'International Energy Agency Fatih Birol: la Russia ha perso il partner commerciale numero 1, l'Europa, e non può sostituirlo, i gasdotti verso Pechino richiederebbero anni di lavoro ed investimenti enormi. I nuovi mercati via Artico, il gas liquefatto con pipeline sperimentali sono propaganda goffa, Putin non ha le tecnologie e il know how per questi progetti. Sperava di esportare 140 milioni di tonnellate di Lng, gas naturale liquefatto, entro il 2035, quattro volte più di oggi, non ce la farà senza gli europei.
Vladimir Putin era certo della fragilità ucraina, persuaso di conquistare Kiev in una settimana. Ha fallito e si ritrova in una guerra sanguinosa, come quella che costò la rotta all'Urss. Conscio dell'impasse, aggredisce la nostra fragilità.

Gli stessi cortigiani che lo illusero della marcia trionfale, da Odessa a Leopoli, gli sussurrano ora che Roma, Parigi, Berlino, perfino Londra e Washington, non reggeranno all'inverno dello scontento. Il tempo rimasto è poco, ora o mai più. La Repubblica Ceca, presidente di turno Ue, studia prezzi bloccati per gas e petrolio, interventi sui profitti monstre delle compagnie dell'energia, per aiutare cittadini ed aziende gravati dalla spesa elettrica, con linee di credito ad hoc della Banca Centrale Europea. Svezia e Finlandia, dopo aver aderito alla Nato, varano misure analoghe, per raffreddare le Borse e ridurre gli stress sociali. Allarmato, Putin pressa d'urgenza i Paesi produttori di Opec+ perché tengano alto il prezzo del greggio, aprendo una complessa partita di negoziati paralleli per Biden e la presidente Ue von der Leyen.

Gli Stati Uniti non cederanno, il no a Mosca unifica al Senato i sempre litigiosi democratici e repubblicani. E l'Europa neppure, il cancelliere tedesco Scholz e la ministra verde Baerbock, malgrado le pressioni dei Putinversteher eredi dell'ex cancelliere Schroeder, lobbista tuttofare di Gazprom, e il presidente francese Macron, hanno compreso infine che non di gas si tratta, ma di democrazia e pace.


E noi italiani? Lo dirà il voto. Non è un referendum sugli spaghetti cotti a fiamma spenta, secondo la ricetta del Nobel Giorgio Parisi, decideremo se restare il Paese fondatore della libera Europa che siamo, o declinare a Bielorussia nel Mediterraneo. Il destino ci ripropone, 74 anni dopo, la scelta di civiltà che i nostri genitori e nonni seppero fare nel 1948: saremo alla loro altezza?

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