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Le risorse di Salvini

Il leader leghista chiama così gli immigrati con un termine apparentemente neutro
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Nel corso della sua campagna elettorale il leader della Lega Salvini insiste su un’abitudine, già consolidata da tempo nella sua comunicazione: si riferisce agli immigrati (in particolare se non in esclusiva quelli di pelle scura) con il termine “risorsa”. Il più delle volte ciò avviene in post e tweet con cui diffonde video o foto di comportamenti incivili tenuti da individui in luoghi pubblici. Il senatore li commenta con frasi del tipo: “ecco una risorsa che insulta un controllore del treno”. Non sono certo esclusiva degli immigrati, i litigi con i controllori o i comportamenti riprovevoli in genere, ma sappiamo che con la realtà la propaganda politica mantiene rapporti di comodo.

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A incur…

Nel corso della sua campagna elettorale il leader della Lega Salvini insiste su un’abitudine, già consolidata da tempo nella sua comunicazione: si riferisce agli immigrati (in particolare se non in esclusiva quelli di pelle scura) con il termine “risorsa”. Il più delle volte ciò avviene in post e tweet con cui diffonde video o foto di comportamenti incivili tenuti da individui in luoghi pubblici. Il senatore li commenta con frasi del tipo: “ecco una risorsa che insulta un controllore del treno”. Non sono certo esclusiva degli immigrati, i litigi con i controllori o i comportamenti riprovevoli in genere, ma sappiamo che con la realtà la propaganda politica mantiene rapporti di comodo.

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A incuriosire è casomai l’uso della parola “risorsa”. È un termine razzista? Per la sua storia certo no. Molti italiani lo hanno ascoltato la prima volta in una delle strofette più atipiche scritte da Vito Pallavicini e musicate da Paolo Conte nella canzone Azzurro: “Mi accorgo / di non avere più risorse / senza di te”. Il significato della parola è “mezzo che viene in aiuto” e il rapporto con il verbo latino che significa “risorgere” sembra mediato dall’immagine dell’acqua che scaturisce dal terreno. Quelle che oggi ci preoccupano tanto sono risorse energetiche, quelle di Adriano Celentano erano risorse psicologiche per passare il tempo, quelle minacciate dall’inflazione sono le nostre risorse economiche. Nell’instancabile generazione di eufemismi da parte delle diverse burocrazie, le “maestranze”, i “dipendenti”, il “personale” di una volta oggi si dicono “risorse umane”, intese come voce di bilancio, dotata di (almeno un poco di) potere contrattuale.
L’uso leghista della parola “risorsa” polemizza con la convinzione che in una situazione di stagnazione demografica gli immigrati costituiscano effettivamente un’opportunità, e dunque una risorsa. Peraltro il più tradizionale elettorato leghista lo sa benissimo: senza lavoratori immigrati ci sarebbero forti problemi di reclutamento del personale. Ma dicevamo che la campagna elettorale non è la realtà. Ai fini della propaganda Salvini ostenta così l’uso ironico di una parola in sé neutra e anzi positiva come “risorsa”, per riferirla a individui non utili ma anzi dannosi. Diventa così un insulto, della categoria che corrisponde a dare dell’“intelligentone” a un saccente che si dilunga in sciocchezze.


Se ce ne fosse bisogno è l’ennesima dimostrazione che non sono le singole parole a essere razziste o più generalmente insultanti: razzista è l’uso che se ne fa in un dato contesto storico. Possiamo insomma cantare Azzurro senza tema di rivelare un nostro inconscio colonialismo, così come potremmo ricordare che nessuna parola ha il suo significato e il suo potenziale offensivo in un qualche patrimonio genetico. Si può dire “pirla” senza offendere e “risorsa” per voler offendere: il valore e il peso di una parola si stabilisce nel momento e nella situazione in cui la si usa. E comunque risorsa, senatore, sarà lei.

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