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L'occasione mancata

(ansa)
Draghi rischia di vincere la battaglia europea quando per l'Italia sarà tardi
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Le vittorie postume danno gloria, ma scarsi vantaggi. Mario Draghi rischia di vincere la sua battaglia in Europa per imporre un tetto al prezzo del gas quando ormai per l’Italia sarà troppo tardi e l’inerzia europea avrà dato ai sovranisti un indebito vantaggio elettorale. Ieri i ministri dell’energia, riuniti a Bruxelles, non hanno trovato una maggioranza sufficiente per approvare subito il provvedimento e hanno ripiegato sull’ennesimo rinvio, chiedendo alla Commissione di formulare nuove proposte, compresa quella di un tetto «temporaneo» al prezzo del gas importato.

Non è bastato, all’Italia, essere riuscita a convincere i tedeschi che su questo tema sono sta…

Le vittorie postume danno gloria, ma scarsi vantaggi. Mario Draghi rischia di vincere la sua battaglia in Europa per imporre un tetto al prezzo del gas quando ormai per l’Italia sarà troppo tardi e l’inerzia europea avrà dato ai sovranisti un indebito vantaggio elettorale. Ieri i ministri dell’energia, riuniti a Bruxelles, non hanno trovato una maggioranza sufficiente per approvare subito il provvedimento e hanno ripiegato sull’ennesimo rinvio, chiedendo alla Commissione di formulare nuove proposte, compresa quella di un tetto «temporaneo» al prezzo del gas importato.

Non è bastato, all’Italia, essere riuscita a convincere i tedeschi che su questo tema sono stati a lungo riluttanti. I Paesi dell’Est Europa, a cominciare dall’Ungheria di Orban, amico di Putin oltre che di Salvini, Meloni e Berlusconi, hanno espresso il timore che il tetto possa interrompere definitivamente le forniture di gas russo, da cui sono ancora dipendenti. Determinante, dietro le quinte, è stata la freddezza della Repubblica Ceca, che esercita la presidenza di turno della Ue e che certo non ha spinto in quella direzione. 

La battaglia non è persa. Tutt’altro. Probabilmente alla fine la linea Draghi passerà, come dimostra il netto calo del prezzo del gas sui mercati, che ragionano anticipando i tempi. Ma ha ragione il presidente della Repubblica Mattarella quando dice che «se il tetto fosse stato adottato quando l'Italia l'ha proposto, quattro mesi fa, avremmo evitato alcune delle conseguenze del rincaro dell'energia». Soprattutto, anche se Mattarella ovviamente non lo dice, avremmo evitato di fornire argomenti ai sovranisti per polemizzare con «le lentezze dell’Europa», come stanno facendo da settimane evitando però accuratamente di menzionare il fatto che a opporre resistenza sono stati i proprio i loro amici dell’Est.

La partita è complessa. Da una parte ci sono quelli, come Orbán, contrari a imporre un tetto al gas russo per non dispiacere Putin, che potrebbe chiudere i rubinetti da cui loro continuano ad attingere. Dall’altra ci sono le perplessità di altri, compresa la commissaria europea all’energia Kadri Simson, estone, che non vogliono mettere un limite al prezzo del gas generalizzato a tutte le importazioni, come chiede Draghi. La motivazione è che temono che questo potrebbe rendere difficile acquistare il gas liquefatto proveniente dagli Usa, che viaggiando per nave potrebbe essere dirottato su altri mercati più redditizi. Ma i maligni sospettano che tali perplessità riflettano in realtà anche i timori degli esportatori americani, che vedrebbero ridurre i loro margini di profitto.

 

L’ Europa (e l’Italia) si trova così tra i due fuochi. «Quindici Stati sono a favore di un tetto generalizzato al prezzo del gas, dunque non solo a quello importato dalla Russia», ha spiegato ieri il ministro Cingolani. Ma quindici stati non bastano, soprattutto se a frenare ci sono anche la commissaria europea e la presidenza di turno del Consiglio. Per prendere una decisione e superare le ultime resistenze da una parte e dall’altra sarà probabilmente necessario demandare la parola finale al prossimo vertice dei capi di governo. La prima riunione in calendario è per il 7 ottobre a Praga. Draghi ci arriverà dimissionario e con una nuova maggioranza parlamentare già indicata dagli elettori. In queste condizioni non potrà fare molto, oltre a spendere la propria autorevolezza personale per recuperare un ritardo che avrà comunque lasciato gli italiani orfani di una decisione europea quando politicamente sarebbe sarebbe stata più necessaria.