Un autunno sereno ma da vaccinati
di Guido Silvestri , di Guido SilvestriMentre l’ondata estiva di Covid dovuta alla variante B.A5 di Omicron – molto trasmissibile ma nettamente meno patogenica delle varianti che hanno dominato fino a dicembre 2021 – sta scemando senza aver creato alcun fenomeno di sovraccarico ospedaliero (massimo di occupazione dei letti in terapia intensiva in Italia a quota 434 il 26 luglio, un decimo dei picchi di marzo 2020), ci avviciniamo all’autunno con molti motivi di tranquillità ma anche alcune inevitabili preoccupazioni.
La serenità viene dal fatto che, grazie alla triplice combinazione di (i) un forte effetto protettivo contro la malattia severa conferito dai vaccini (ora disponibili anche in forma “bivalente&rdquo…
Mentre l’ondata estiva di Covid dovuta alla variante B.A5 di Omicron – molto trasmissibile ma nettamente meno patogenica delle varianti che hanno dominato fino a dicembre 2021 – sta scemando senza aver creato alcun fenomeno di sovraccarico ospedaliero (massimo di occupazione dei letti in terapia intensiva in Italia a quota 434 il 26 luglio, un decimo dei picchi di marzo 2020), ci avviciniamo all’autunno con molti motivi di tranquillità ma anche alcune inevitabili preoccupazioni.
La serenità viene dal fatto che, grazie alla triplice combinazione di (i) un forte effetto protettivo contro la malattia severa conferito dai vaccini (ora disponibili anche in forma “bivalente”, cioè in grado di far produrre anticorpi non solo contro il virus originario ma anche contro Omicron), (ii) una diffusione sempre crescente di “immunità naturale”, cioè causata da pregresse infezioni con SARS-CoV-2, e (iii) una intrinseca minore pericolosità di Omicron, che come ben sappiamo predilige le vie aeree superiori ma tende a risparmiare i polmoni, la letalità calcolata del Covid, intesa come numero di morti per numero di casi, si è molto ridotta ed è ormai scesa a 0.2%. Non solo, ma appare chiaro che tra i morti di Covid vengano contate persone la cui causa principale di decesso sono altre malattie. Infatti, in una recente intervista, il Direttore Generale di AIFA afferma di aver verificato i dati di un paio di regioni trovando che “fra le morti di persone positive in ospedale non c’è neanche una polmonite da Covid nella diagnosi principale”.
Tutti motivi per affrontare con doveroso ottimismo l’arrivo di autunno ed inverno, stagioni associate ad alto rischio di morbidità da infezioni respiratorie. Rimane però, a mio avviso, un motivo di potenziale preoccupazione che ci dovrebbe spingere a tenere alta la guardia a livello di campagna vaccinale di quarta dose, preferibilmente con vaccino bivalente, e con priorità per i soggetti a maggior rischio: anziani e/o con condizioni predisponenti al Covid severo. Mi riferisco a quello che, in altre sedi, ho definito “scenario da incubo” – una eventualità rara ma non impossibile, che consiste nell’arrivo di una variante più patogenica che si diffonde nel periodo dell’anno preferito dai virus respiratori e trova una popolazione in cui sta calando la protezione conferita dal vaccino.
Uno scenario sgradevole da immaginare ma che, per nostra fortuna, rimane prevenibile se si mantengono alti livelli di copertura vaccinale nella popolazione. In questo senso saranno i nostri governanti a decidere come meglio effettuare questa attività di persuasione (campagne di sensibilizzazione? uso di incentivi? ritorno del green pass se la copertura scende sotto un certo livello?), ma è certo che, da un punto di vista medico e scientifico, la vaccinazione rimane il pilastro principale della lotta al Covid, seguita dalla disponibilità delle terapie antivirali (oggi molto migliorata dopo gli assurdi ritardi del 2020) e dal potenziamento del servizio sanitario nazionale. Un’opera, quest’ultima, certamente costosa ed impegnativa, ma i cui benefici a medio-lungo termine vanno ben oltre il Covid. Questo mentre è oggi uniforme il consenso degli esperti (e dei politici) sul fatto che all’epoca di Omicron e dei vaccini non abbia più senso parlare di lockdown, quarantene, coprifuochi etc – tutte cose che avevano avuto un ruolo nella primavera nel 2020 ma che sarebbero assurde a fine 2022. Ancora meno senso ha oggi il parlare di chiusura delle scuole quando diventano sempre più evidenti non solo i limiti di questi provvedimenti nel ridurre la circolazione virale, ma soprattutto i devastanti effetti collaterali che la didattica “virtuale” ha causato a bambini e ragazzi, soprattutto dei ceti meno abbienti.
In altre parole, direi di andare avanti verso l’autunno sereni ma vaccinati, forti appunto della protezione conferita dagli interventi della scienza moderna, vaccinazioni in primis, e liberi dalla paura di dover tornare ad usare i “rimedi” da Medio Evo.