L'unica cosa davvero cambiata, dall'11 settembre 2001 ad oggi, è la modalità con cui il terrorismo jihadista cerca di colpirci, non la sua volontà di farlo. Lo dimostra l'attacco rivendicato dall'Isis in Mozambico, in cui è stata uccisa suor Maria De Coppi, che conferma in particolare la determinazione ad accanirsi contro i cristiani, e la necessità di tenere alte le nostre difese.
Nelle ultime drammatiche parole pronunciate prima di essere uccisa, la religiosa comboniana aveva lasciato un messaggio alla nipote Gabriella Bottani, in cui diceva che "il gruppo chiamato al Shabaab, gli insurrezionalisti, è molto vicino". Poi, cristianamen…
L'unica cosa davvero cambiata, dall'11 settembre 2001 ad oggi, è la modalità con cui il terrorismo jihadista cerca di colpirci, non la sua volontà di farlo. Lo dimostra l'attacco rivendicato dall'Isis in Mozambico, in cui è stata uccisa suor Maria De Coppi, che conferma in particolare la determinazione ad accanirsi contro i cristiani, e la necessità di tenere alte le nostre difese.
Nelle ultime drammatiche parole pronunciate prima di essere uccisa, la religiosa comboniana aveva lasciato un messaggio alla nipote Gabriella Bottani, in cui diceva che "il gruppo chiamato al Shabaab, gli insurrezionalisti, è molto vicino". Poi, cristianamente, aveva perdonato i suoi assassini. Il presidente della Cei Matteo Zuppi, che ricordiamo da quando giovane sacerdote guidò la trattativa in Turchia orientale per liberare due italiani rapiti dal Pkk, ha sottolineato che suor Maria era nel Mozambico insanguinato dalla guerra per "aiutare quella popolazione segnata dalla violenza islamista". La Bbc ha riportato la rivendicazione dell'Isis, che ha affermato di aver ucciso la missionaria perché si era "impegnata eccessivamente nella diffusione del cristianesimo". L'arcivescovo di Nampula Inacio Saure, parlando con l'Agenzia Fides e rilanciato da Vatican News e Avvenire, ha detto che "se la rivendicazione è autentica, suor Maria è veramente una martire della fede". Avvenire poi ha aggiunto che "le preoccupazioni dei vescovi mozambicani sono condivise dai loro omologhi di Sudafrica, Botswana, ed Eswatini (ex Swaziland) della Sacbc (Southern African Catholic Bishops Conference".
Il mondo è comprensibilmente distratto dalla sciagurata sfida alle democrazie lanciata dall'autocrate russo Putin nel cuore dell'Europa; dalla crisi economica, energetica e alimentare che ha provocato per usarle come armi; e dal Covid che è ancora tra noi. L'America, dopo il raro momento di unità generato dall'assalto contro la liberal New York, è tornata a dividersi nella guerra culturale che rappresenta la vera minaccia interna alla sua democrazia da oltre trent'anni. L'Europa cerca a fatica di preservare l'unità, stoltamente incrinata da chi dimentica come dalla fine della Seconda guerra mondiale in poi ci ha evitato tragedie come quella imposta da Mosca all'Ucraina. Però l'omicidio di suor Maria, e gli allarmi unanimi della gerarchia cattolica, non fanno altro che confermare una tendenza in corso da anni e denunciata dalle organizzazioni internazionali più responsabili.
Già il 27 luglio del 2021, forse tra l'indifferenza globale, il segretario generale dell'Onu Guterres aveva tenuto il tredicesimo rapporto al Consiglio di Sicurezza sulla minaccia posta dall'Isis, sottolineando che "lo sviluppo più grave di questo periodo è stata l'espansione di Daesh in Africa, che è anche il luogo dove i gruppi designati come terroristici dal Consiglio hanno inflitto il maggior numero di vittime". Guterres poi aveva ricordato la presenza dei jihadisti in Siria, i 50 milioni di dollari in finanziamenti che hanno in Iraq, il persistente pericolo in Europa, dove nonostante la riduzione degli attentati, "non mi aspetto che questa tendenza continui, perché la minaccia da parte di individui organizzati che pianificano attacchi complessi rimane". Poco dopo l'European Union Institute for Security Studies aveva pubblicato uno studio che andava nella stessa direzione, così come l'European Parliamentary Research Service. Quanto è poi accaduto in Afghanistan è noto, ma l'Africa in particolare è diventata lo sfogo del jihadismo attaccato in Medio Oriente, con l'aiuto della Russia che sfrutta la destabilizzazione terroristica per penetrare il continente e minacciare l'Europa. Riconoscerlo è il primo passo indispensabile per tenere alte le difese, atto necessario, come purtroppo ha dimostrato l'omicidio di suor Maria.