Giorgia Meloni si congratula per il successo elettorale dell’estrema destra svedese di Jimmie Akesson, e si augura «che sia auspicio e modello per il resto d’Europa». Il partito di Akesson ha radici neonaziste, come il partito di Meloni ha radici neofasciste. Ma non è tanto questo ad accomunare i due leader politici ultranazionalisti, quanto piuttosto la loro straordinaria capacità di dissimulazione. Akesson, un estremista che fino a pochi anni fa era stato emarginato anche dalle destre democratiche del suo Paese, è riuscito a vendersi agli elettori come lo “svedese comune” che vuole ordine, disciplina e, naturalmente, lo stop ai migranti. La stessa operazione camaleontica che era riuscita nella scorsa legislatura a Salvini, e che ora sta riuscendo a Giorgia Meloni.
In Europa, evidentemente, si teme che il successo dell’estrema destra a Stoccolma preluda ad una analoga vittoria in Italia. Ma, soprattutto, si comincia a s…
Giorgia Meloni si congratula per il successo elettorale dell’estrema destra svedese di Jimmie Akesson, e si augura «che sia auspicio e modello per il resto d’Europa». Il partito di Akesson ha radici neonaziste, come il partito di Meloni ha radici neofasciste. Ma non è tanto questo ad accomunare i due leader politici ultranazionalisti, quanto piuttosto la loro straordinaria capacità di dissimulazione. Akesson, un estremista che fino a pochi anni fa era stato emarginato anche dalle destre democratiche del suo Paese, è riuscito a vendersi agli elettori come lo “svedese comune” che vuole ordine, disciplina e, naturalmente, lo stop ai migranti. La stessa operazione camaleontica che era riuscita nella scorsa legislatura a Salvini, e che ora sta riuscendo a Giorgia Meloni.
In Europa, evidentemente, si teme che il successo dell’estrema destra a Stoccolma preluda ad una analoga vittoria in Italia. Ma, soprattutto, si comincia a scoprire che i nostri sistemi democratici sono relativamente disarmati di fronte al veleno della dissimulazione. La democrazia liberale, come il mercato, si fonda sul presupposto che i partiti vendano quello che effettivamente dicono di vendere. Da qualche tempo, da quando con Berlusconi le destre cosiddette “liberali” hanno sdoganato e si sono alleate con le destre populiste e autoritarie, questo presupposto è sempre meno rispettato. Tra tutti i diritti fondamentali che questa ondata reazionaria vuole mettere in discussione, che siano i diritti delle donne, dei profughi, degli omosessuali o dei lavoratori, il diritto degli elettori alla autenticità delle proposte politiche, è il primo che viene violato in modo sistematico.
Così oggi Meloni nega di essere fascista, ma il suo partito pullula di nostalgici di Salò. Nega di volere i voti degli evasori, ma il cartello delle destre propone flat tax e amnistie fiscali. Nega di voler allentare la disciplina di bilancio, ma i suoi alleati chiedono di fare extra-deficit e lei stessa pretende di «ricollocare» i soldi che l’Europa ci ha destinato con precise condizioni. Nega di essere filo-Putin, ma la sua coalizione è guidata dai migliori amici del despota russo. Nega di essere contro i diritti delle donne, ma predica i valori di «Dio, Patria e famiglia» che per secoli sono stati la summa dell’oppressione femminile. Nega anche di essere anti-europea, ma poi pretende di rinazionalizzare l’Europa e guida, a Bruxelles, il partito euroscettico creato da coloro che hanno voluto e ottenuto la Brexit. Avverte minacciosa la Ue che «è finita la pacchia», proprio quando l’Italia è sommersa da una pioggia di miliardi regalati dagli altri Paesi.
L’Europa ha già fatto esperienza di questa doppiezza eretta a sistema politico. E non è stata un’esperienza felice. La Polonia e l’Ungheria hanno imboccato da anni una deriva autoritaria e illiberale sempre negando ogni addebito che veniva loro rivolto e accusando Bruxelles di violare la loro sovranità. Hanno fatto tabula rasa della stampa di opposizione, hanno assoggettato i giudici al potere politico, hanno messo in discussione i diritti sessuali delle minoranze, hanno interferito sulla libertà di insegnamento e anche sulla libertà di impresa, hanno costruito muri e reticolati contro i profughi non cristiani, e non ariani. Hanno eretto la “Patria”, la “Nazione”, quando non la razza e la religione, a baluardo contro l’Europa e i suoi valori liberali. In realtà, Giorgia Meloni non si è inventata niente. Sta solo copiando, ma lo sta facendo bene.
Tutto questo, però, avvelena il processo democratico, in Italia come in Europa. La difesa dei diritti fondamentali è già difficile in un mondo che vede l’alleanza globale dei despoti contro l’Occidente. Diventa ancora più ardua quando, proprio in Occidente e a cominciare da Trump, chi vuole calpestare questi diritti lo fa negando anche l’evidenza più lampante del proprio operato. Se la verità ci rende liberi, come scriveva l’evangelista Giovanni, la dissimulazione è certo il primo nemico della libertà.