Dopo l’ennesima fumata nera sul price cap, aspettando i Capi di stato a ottobre, la politica deve chiedersi cosa realmente può fare per affrontare la crisi energetica in vista dell’inverno. Per l’emergenza le chiavi sono tre: risparmi, sostegni selettivi e solidarietà europea. Poi, per evitare il ripetersi della crisi, servono riforme strutturali che sgancino progressivamente l’economia italiana dal gas, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione, e garantiscano la sostenibilità della spesa pubblica. Come usciamo dalla crisi è importante quanto come la affrontiamo.
Le nostre stime di copertura della domanda nella stagione invernale per l’Italia, inclusi i picchi giornalieri, mostrano che le quantità disponibili di gas, senza contare quello russo, sono appena sufficienti. Ma siamo sul filo del rasoio. La differenza tra un sistema in bilico e uno in sicurezza la fanno gli stoccaggi e i risparmi, che diventano essenz…
Dopo l’ennesima fumata nera sul price cap, aspettando i Capi di stato a ottobre, la politica deve chiedersi cosa realmente può fare per affrontare la crisi energetica in vista dell’inverno. Per l’emergenza le chiavi sono tre: risparmi, sostegni selettivi e solidarietà europea. Poi, per evitare il ripetersi della crisi, servono riforme strutturali che sgancino progressivamente l’economia italiana dal gas, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione, e garantiscano la sostenibilità della spesa pubblica. Come usciamo dalla crisi è importante quanto come la affrontiamo.
Le nostre stime di copertura della domanda nella stagione invernale per l’Italia, inclusi i picchi giornalieri, mostrano che le quantità disponibili di gas, senza contare quello russo, sono appena sufficienti. Ma siamo sul filo del rasoio. La differenza tra un sistema in bilico e uno in sicurezza la fanno gli stoccaggi e i risparmi, che diventano essenziali e coprono la domanda anche senza ricorso a nuovi rigassificatori o carbone. Non parliamo di sacrifici ma azioni semplici e ordinate di buonsenso della cittadinanza e dell’industria che permettono di ridurre il rischio di razionamenti e la pressione sugli stoccaggi, mantenendoli più a lungo. I risparmi saranno indotti da ragioni di prezzo e rafforzati dalle regole previste dal Governo. Più risparmiamo, più mettiamo in sicurezza il sistema e riduciamo la bolletta. Più ciò sarà fatto da ciascun paese europeo, più riusciremo a condividere gas ed elettricità con chi ne ha più bisogno. Questo se si sceglie la solidarietà. Senza mettere a fattor comune le risorse europee, inclusa la capacità di acquisto, la crisi sarà più costosa, inefficace e insicura per tutti.
Un accordo sul price cap potrebbe fornire sollievo ma non riportare il prezzo a valori comparabili con quelli pre-crisi. Sostegni alle famiglie saranno comunque necessari ma questi devono essere selettivi per i nuclei più vulnerabili e a sostegno del reddito, non dei consumi. Per le imprese gli spazi di intervento sono più limitati e includono necessariamente il credito d’imposta.
Ma la sostenibilità di questo schema, anche a fronte del mancato recupero degli extra-profitti, è messa alla prova dal grande sacrificio che impone alla spesa pubblica. L’attuale Governo ha già speso 50 miliardi di euro, o 2,7% del Pil, per il caro energia. Ma è evidente che l’emergenza è appena iniziata. Per la sostenibilità della spesa, oltre a dare priorità alla selettività ed efficacia delle misure emergenziali, parametri finora piuttosto ignorati, è fondamentale adottare riforme strutturali per rendere risparmi, efficienza e rinnovabili parte fondante del nostro sistema energetico. Quindi più resiliente e meno esposto a nuove crisi, in linea con gli obiettivi di decarbonizzazione di RepowerEU.
Secondo il think tank Bruegel, gli obiettivi di RepowerEU porterebbero a una riduzione della domanda di gas del 41% entro il 2030 rispetto a oggi. E avverte che l’agire in solitaria “rischia di costruire una sostanziale sovraccapacità di gas.” Infatti, seguendo la traiettoria di riduzione della domanda, già dal 2024 l’Europa non avrebbe più bisogno di rigassificatori galleggianti. Ma al momento ce ne sono 19 pronti a entrare in funzione entro il 2028.
Allora sganciare il prezzo delle rinnovabili dal prezzo del gas nel mercato elettrico deve essere fatto contestualmente a una proposta completa di riforma del mercato elettrico, funzionale allo sviluppo delle rinnovabili, che devono raggiungere 80% di energia elettrica al 2030 da obiettivi nazionali, e alla decarbonizzazione del settore elettrico entro il 2035 da impegno G7. Va assicurata la permanenza di un sistema strutturale, ma più sostenibile ed efficace, di superbonus in grado di portare l’efficienza nelle abitazioni. E il sostegno alle imprese va rafforzato con le risorse del Pnrr, e quelle di CDP, Sace e Invitalia che devono diventare “Banche del clima”, favorendo crediti e garanzie per investimenti in efficienza, rinnovabili e idrogeno verde che sgancino le imprese dal gas.
Concentrare l’attenzione su queste misure sarebbe molto più efficace di nuovi rigassificatori, nuova produzione di gas o un ritorno al nucleare, che nulla farebbero, per tempi, costi e incompatibilità con gli obiettivi di decarbonizzazione, per affrontare la crisi energetica e quella climatica di oggi e domani, con il rischio anzi di aggravarle.
L’autore è co-fondatore del think tank sul climate change ECCO