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I funerali di Elisabetta II: la fine di un'epoca

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Con la sovrana se n'è andato l'ultimo grande del Novecento, un personaggio storico che ha regnato sul proprio Paese rappresentando con dignità e senso del dovere la quintessenza dell'Inghilterra
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Con Elisabetta II se n'è andato l'ultimo grande del Novecento, un personaggio storico che ha regnato sul proprio Paese rappresentando con dignità e senso del dovere la quintessenza dell'Inghilterra. Ha calcato la scena internazionale per settant'anni, salita al trono quando alla Casa Bianca c'era Eisenhower, al Cremlino Stalin, a Palazzo Chigi Alcide De Gasperi: basterebbe questo a spiegare la commozione degli inglesi e l'interesse, perfino l'emozione, suscitati dalla sua scomparsa anche nel resto del mondo, Italia compresa. Il suo solenne funerale di stamane davanti a praticamente tutti i leader della Terra, esclusi il guerrafondaio Vladimir Putin e qualche altro, dopo dieci giorni di profondo cordoglio da parte della popolazione, con file di chilometri e attese fino a 24 ore per dare l'ultimo saluto alla sovrana, chiude un'epoca.

Elisabetta era una ragazza sul balcone di Buckingham Palace accanto al padre re Giorgio VI nel Victo…

Con Elisabetta II se n'è andato l'ultimo grande del Novecento, un personaggio storico che ha regnato sul proprio Paese rappresentando con dignità e senso del dovere la quintessenza dell'Inghilterra. Ha calcato la scena internazionale per settant'anni, salita al trono quando alla Casa Bianca c'era Eisenhower, al Cremlino Stalin, a Palazzo Chigi Alcide De Gasperi: basterebbe questo a spiegare la commozione degli inglesi e l'interesse, perfino l'emozione, suscitati dalla sua scomparsa anche nel resto del mondo, Italia compresa. Il suo solenne funerale di stamane davanti a praticamente tutti i leader della Terra, esclusi il guerrafondaio Vladimir Putin e qualche altro, dopo dieci giorni di profondo cordoglio da parte della popolazione, con file di chilometri e attese fino a 24 ore per dare l'ultimo saluto alla sovrana, chiude un'epoca.

Elisabetta era una ragazza sul balcone di Buckingham Palace accanto al padre re Giorgio VI nel Victory Day che segnò la fine della Seconda guerra mondiale: ci è rimasta per la guerra fredda, il crollo del muro di Berlino, la Brexit, fino alla guerra in Ucraina.

L'ultima grande regina non è stata soltanto il monarca più longevo della storia britannica, e il secondo più longevo del mondo dopo Luigi XIV, il re Sole, ma un capo di stato imparziale, impegnato a unire e confortare anziché dividere e provocare, capace di diventare un simbolo per tutti in un mondo spaccato fra destra e sinistra, ricchi e poveri, nord e sud.

I suoi drammi familiari, divorzi, lutti, litigi fra parenti, scandali, hanno finito per avvicinarla alla gente normale: ogni famiglia infelice è infelice a suo modo, afferma il celebre incipit di Tolstoj in Anna Karenina, ma nei dolori di Elisabetta si sono rispecchiati anche coloro che non hanno castelli e servitù. Anche questa è stata una ragione del suo fascino, e del successo della serie tv The Crown che ha raccontato, con qualche libertà artistica, la sua saga.

(afp)

Realtà e finzione, nel lungo regno di Elisabetta, si sono del resto mischiate come capita a chi entra nel mito. In un discorso diventato proverbiale fra gli inglesi, quello pronunciato da Hugh Grant in Love Actually, delizioso film di qualche anno fa, un premier simile a Tony Blair affermava parlando della Gran Bretagna: "Siamo una piccola nazione, ma siamo anche un grande Paese. Il Paese di Shakespeare, di Churchill, dei Beatles, di Sean Connery, di Harry Potter, del piede sinistro di David Beckham..." Se avesse aggiunto, "il Paese della regina Elisabetta", sarebbero stati tutti d'accordo.

La domanda, posta in questi giorni dal Financial Times, è se il suo erede Carlo III riuscirà a mantenere unito un regno che due delle sue quattro regioni vorrebbero disunire e un Commonwealth, l'associazione delle ex-colonie del British Empire, tentato dal desiderio di rompere l'ultimo retaggio del colonialismo: un re britannico che ancora formalmente lo presiede e che in una dozzina di stati, tra cui Australia, Nuova Zelanda, Canada, è addirittura capo di stato.

I piccoli incidenti che hanno scandito i suoi primi giorni sul trono, la stizza per un portapenne fuori posto o una stilografica che perde inchiostro, non sono mai capitati, almeno in pubblico, alla regina. Non significa che Carlo non potrà essere un buon re. Ma gli sarà impossibile emulare la madre. Sono gli scherzi dei sistemi dinastici. Dando addio con gli onori che merita a Elisabetta, seguendo le sue esequie come un momento storico che conclude un'epoca, è legittimo ricordare che da noi, in Italia, è "sovrano" il popolo, non una testa coronata.