✕

Postfascista, l'aggettivo impronunciabile

Berlino, il segretario del Pd Enrico Letta e il cancelliere tedesco Olaf Scholz (afp)

Ascolta l'audio

Il presidente della Spd tedesca ha svelato l'essenza della nostra campagna elettorale
3 minuti di lettura

Spesso nel nostro Paese ci si sorprende per come all'estero, e in particolare in Europa, viene interpretata e sintetizzata la politica italiana. Il barocchismo che ha accompagnato le vicende dei partiti e dei governi per oltre settanta anni è stato spesso incomprensibile per l'osservatore "esterno". Quasi irriducibile. Per quello "interno", invece, ancora più spesso è stato lo schermo per nascondere le proprie ipocrisie.

Quando allora fuori dai nostri confini si semplifica e si scompone la nostra ampollosità, anche in Italia si reagisce con una sorta di stupore veritiero. E quasi ci si meraviglia di aver strappato la maschera da un volto noto.

Così il presidente della Spd tedesca, ossia il partito socialdemocratico, ha in sostanza svelato l'essenza della nostra campagna elettorale. Fratelli d'Italia è un partito post-fascista. Nella ambigua ampollosità della politica italiana, quell'aggett…

Spesso nel nostro Paese ci si sorprende per come all'estero, e in particolare in Europa, viene interpretata e sintetizzata la politica italiana. Il barocchismo che ha accompagnato le vicende dei partiti e dei governi per oltre settanta anni è stato spesso incomprensibile per l'osservatore "esterno". Quasi irriducibile. Per quello "interno", invece, ancora più spesso è stato lo schermo per nascondere le proprie ipocrisie.

Quando allora fuori dai nostri confini si semplifica e si scompone la nostra ampollosità, anche in Italia si reagisce con una sorta di stupore veritiero. E quasi ci si meraviglia di aver strappato la maschera da un volto noto.

Così il presidente della Spd tedesca, ossia il partito socialdemocratico, ha in sostanza svelato l'essenza della nostra campagna elettorale. Fratelli d'Italia è un partito post-fascista. Nella ambigua ampollosità della politica italiana, quell'aggettivo sembrava ormai impronunciabile. Come se fosse diventato improvvisamente offensivo ricordare le origini di un movimento.

Eppure questo pudore era fino a un ventennio fa rivolto nella direzione opposta: la memoria condivisa del Paese era stata costruita sulla Resistenza antifascista e sul suo primo eccezionale prodotto, la Costituzione. Definirsi fascisti o postfascisti era allora un tabù perché violava quella memoria condivisa.

Adesso succede il contrario. Quella memoria condivisa è stata via via appannata o scalfita, volontariamente dimenticata e rimossa. Il risultato si manifesta ora. Esplicitare che esiste una destra radicale con le radici nella fiamma del fascismo è diventato un territorio verbale interdetto. E non si tratta di evocare il pericolo di un ritorno alla dittatura come l'hanno conosciuta i nostri padri e i nostri nonni. Ma di una postura, di un atteggiamento. E forse banalmente di un'educazione che ora produce altri risultati ma comunque potenzialmente devastanti.

E allora nel momento in cui Lars Klingbeil, il capo della Spd tedesca, scoperchia quella pentola ancora in ebollizione dopo aver incontrato Enrico Letta, tutto assume una dimensione diversa. Meno macchinosa per l'Italia, più limpida per le principali Cancellerie d'Europa. I Paesi con il maggior peso nell'Unione, infatti, sono semplicemente preoccupati non perché in Italia possa vincere uno schieramento conservatore, ma uno guidato da un partito "post-fascista".

Il voto al Parlamento europeo sull'Ungheria ha quasi dato una sveglia anche a chi tra i 27 assisteva al voto italiano con un certo distacco. La difesa ufficiale della "democratura" di Orbán da parte di FdI e Lega ha rappresentato una sorta di definitivo campanello d'allarme. Persino il Ppe che nell'ultimo anno aveva costruito un patto con i Conservatori europei ha dovuto prendere le distanze.

Il fascismo in Europa resta un tabù. Non è un caso che nel suo colloquio con il segretario del Pd, il Cancelliere Scholz abbia esplicitamente manifestato l'apprensione rispetto al rischio che l'Italia possa seguire e peggiorare il recente esempio svedese. Per Berlino, la sola possibilità che l'estrema destra possa saldarsi lungo una linea immaginaria da Nord a Sud che lega Svezia, Italia, Ungheria e Polonia, rappresenta un incubo.

Certo, in gioco ci sono gli interessi economici. La prospettiva di una nuova crisi finanziaria e industriale provocata dal gas è ormai centrale in tutte le azioni governative. Così come la necessità di una risposta unitaria per fronteggiare la guerra ibrida di Putin. Ma in questo caso c'è qualcosa di più.

C'è la paura che l'Unione europea viva una stagione di paralisi permanente. Incapace di replicare al Cremlino e di offrire soluzioni ai cittadini. Un contesto del genere significa abbandonare la riforma della Governance europea e la revisione del principio dell'unanimità.

Vuol dire che la destra europea eserciterà sistematicamente il ruolo di minoranza di blocco, perfino nei voti a maggioranza qualificata. Comporta la concreta eventualità che ognuno cercherà di risolvere individualmente le carenze di approvvigionamento energetico. Seguendo, cioè, la linea opposta a quella vincente sul Covid e sulla distribuzione dei vaccini. Un "corri corri" che favorirà solo i più forti.

Per questo Scholz ha ripetuto a Letta che serve "doverosamente" una soluzione comune per il gas: a cominciare dal disaccoppiamento del metano dalle altri fonti per abbassare le bollette e senza escludere l'introduzione di un price cap. Del resto, la destra non sembra riuscire ad accettare fino in fondo il concetto di Unione.

"Il criterio più frequentemente adottato per distinguere la destra dalla sinistra - scriveva Norberto Bobbio nel saggio Destra e sinistra - è il diverso atteggiamento che gli uomini viventi in società assumono di fronte all'ideale dell'eguaglianza, che è, insieme a quello della libertà e a quello della pace, uno dei fini ultimi che si propongono di raggiungere e per i quali sono disposti a battersi". Se allora, per la destra, l'eguaglianza non è tratto distintivo tra gli uomini, non può esserlo nemmeno nei rapporti tra Stati.

Il destino che allora inquieta i nostri alleati è proprio la volontà, già dichiarata dai nuovi governi di destra, di procedere ognuno per conto proprio. Ed è appunto quel che spinge gran parte dell'Ue a definire Fratelli d'Italia semplicemente un partito "post-fascista". L'ansia del prossimo futuro è tutta in questo aggettivo.