Caro Direttore
l'eventuale successo delle destre nelle elezioni avrà conseguenze economiche molto pesanti per l’Italia. Nella legislatura appena conclusa i tre partiti che la compongono non hanno mai avuto una posizione comune e fino ad oggi non hanno prodotto un programma di governo (che è tutt’altra cosa da un programma elettorale). Il nuovo governo entrerà inevitabilmente in conflitto con l’Europa e se sceglierà di rispondere a muso duro — come ha promesso qualche giorno fa l’on. Giorgia Meloni — gli esiti potranno essere catastrofici. A giorni alterni sembra esserne consapevole la stessa leader dei Fratelli d’Italia che da un lato proclama che per l’Europa “è finita la pacchia” di un’Italia acquiescente, dall’altro prende le distanze da Salvini sugli scostamenti di bilancio. Ma proprio queste oscillazioni alimentano i venti di crisi.
Caro Direttore
l'eventuale successo delle destre nelle elezioni avrà conseguenze economiche molto pesanti per l’Italia. Nella legislatura appena conclusa i tre partiti che la compongono non hanno mai avuto una posizione comune e fino ad oggi non hanno prodotto un programma di governo (che è tutt’altra cosa da un programma elettorale). Il nuovo governo entrerà inevitabilmente in conflitto con l’Europa e se sceglierà di rispondere a muso duro — come ha promesso qualche giorno fa l’on. Giorgia Meloni — gli esiti potranno essere catastrofici. A giorni alterni sembra esserne consapevole la stessa leader dei Fratelli d’Italia che da un lato proclama che per l’Europa “è finita la pacchia” di un’Italia acquiescente, dall’altro prende le distanze da Salvini sugli scostamenti di bilancio. Ma proprio queste oscillazioni alimentano i venti di crisi.
Il primo problema è il debito pubblico. Lo aveva scritto due settimane fa il Financial Times, lo confermano i giudizi degli analisti finanziari riportati sui giornali di stamane. La coincidenza della fine del quantitative easing della Bce con l’avvento di un governo improvvisato crea una condizione potenzialmente esplosiva. Il fatto che la Bce abbia varato in tutta fretta il programma Tpi che le consentirebbe di intervenire per fronteggiare gli aumenti dello spread, ne è la conferma. Ma per superare le obiezioni dei “falchi” la Bce ha dovuto accettare un’accelerazione nell’aumento dei tassi d’interesse che, per un paese con il debito pubblico italiano, significa un onere per il bilancio dello Stato aggiuntivo rispetto alle tante promesse della destra.
Inoltre, come ha chiarito Lagarde, non c’è alcun automatismo nell’attivazione del Tpi: si tratterà di una decisione del Consiglio della Bce che verrà presa tenendo conto di molte circostanze fra le quali l’aderenza del Paese alle prescrizioni delle istituzioni europee. È evidente che qui potrà nascere un conflitto fra ciò che ci chiederà l’Europa e ciò che il governo italiano vorrà dare ed è difficile immaginare l’on. Meloni scegliere una posizione moderata dopo avere vinto le elezioni.
Il secondo problema è il Pnrr. La leader dei Fratelli d’Italia ha parlato di rinegoziazione. Che vuol dire? Se si trattasse di tenere conto dei nuovi prezzi delle materie prime o di altre questioni legate all’emergenza economica, probabilmente non vi sarebbero particolari problemi con la Commissione Europea. In realtà le questioni rilevanti sono altre. La prima sono le riforme chieste dalla Ue alle quali la destra in questi mesi si è opposta: le concessioni balneari, le licenze dei taxi e la riforma fiscale. L’Europa accetterà di sostituire la flat tax alla riforma fiscale del governo Draghi? D’altra parte, è pensabile che una volta al governo la destra imbocchi una strada diversa?
Quanto all’esecuzione delle opere, verranno al pettine i nodi della carente impostazione del piano italiano che risalgono alla decisione originaria del governo Conte di disperdere i progetti fra decine e decine di agenzie appaltanti. In questi mesi queste difficoltà non sono emerse perché nel primo periodo ci si doveva concentrare sulle riforme. Ora viene il problema della spesa effettiva. Si è visto che cosa è successo per il porto di Genova. Il governo potrà cercare di smuovere le amministrazioni, ma non avendo individuato per tempo un centro unico di spesa, i ritardi saranno inevitabili. Se la Commissione bloccherà le tranches di pagamento o per i ritardi nelle riforme o per quelli relativi all’esecuzione dei progetti, questo costituirà un ulteriore detonatore per la crisi del debito pubblico. Infine c’è il problema degli investimenti. Il miracolo di quest’ultimo biennio è stata la ripresa dell’economia privata italiana: l’aumento degli investimenti ne è stato il segnale più chiaro. Davanti a un governo che si troverà ad affrontare problemi di finanza pubblica difficili, con un potenziale conflitto con l’Europa, con una coalizione che si dimostrerà presto molto litigiosa, l’evenienza più probabile è il ritorno all’atteggiamento tradizionale di prudenza degli imprenditori.
Questa è l’analisi condotta sine ira nec studio del quadro economico che si profila all’indomani di una vittoria delle destre. Oggi sembra esservi un vento favorevole a questo esperimento. Ma il rischio di un esito molto negativo per il Paese è altissimo. Non riusciamo a vedere la destra capace di gestire insieme il problema italiano e il problema europeo. All’indomani del voto il Paese subirà un brusco risveglio. Nel frattempo avremo subìto un ulteriore aggravamento di tutte le problematiche economiche e sociali. Il mondo produttivo tentato dal voto a destra dovrebbe preoccuparsene.