La sovrapposizione non casuale di uno sciopero dei docenti e delle elezioni fa sì che da oggi, venerdì, fino a lunedì compreso, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, in molte scuole queste verranno interrotte. Come se in questi due anni non fosse successo nulla, come se ci si fosse dimenticati delle perdite educative subite dagli studenti a causa della pandemia e di una didattica a singhiozzo e quando a distanza non sempre efficace e fattibile.
Perdite che hanno peggiorato il già non esaltante primato dell’Italia nei tassi di dispersione scolastica esplicita e implicita ed in generale acuito il fenomeno della povertà educativa. La centralità della scuola è un’espressione che serve solo per riempirsi la bocca in qualche comizio elettorale, anche se in modo del tutto marginale, o per qualche cerimonia pubblica. Nei fatti, appare il contrario. Esattamente due anni fa, in occasione delle elezioni regionali e dei…
La sovrapposizione non casuale di uno sciopero dei docenti e delle elezioni fa sì che da oggi, venerdì, fino a lunedì compreso, a pochi giorni dall’inizio delle lezioni, in molte scuole queste verranno interrotte. Come se in questi due anni non fosse successo nulla, come se ci si fosse dimenticati delle perdite educative subite dagli studenti a causa della pandemia e di una didattica a singhiozzo e quando a distanza non sempre efficace e fattibile.
Perdite che hanno peggiorato il già non esaltante primato dell’Italia nei tassi di dispersione scolastica esplicita e implicita ed in generale acuito il fenomeno della povertà educativa. La centralità della scuola è un’espressione che serve solo per riempirsi la bocca in qualche comizio elettorale, anche se in modo del tutto marginale, o per qualche cerimonia pubblica. Nei fatti, appare il contrario. Esattamente due anni fa, in occasione delle elezioni regionali e dei referendum c’era stata una mobilitazione di genitori, insegnanti, studenti, per chiedere di evitare di chiudere le scuole a pochi giorni di una riapertura a lungo attesa perché seguiva il lunghissimo lockdown e poi le vacanze durante le quali le scuole erano rimaste rigorosamente chiuse, senza alcuna offerta educativa. La risposta della ministra degli interni Lamorgese e dell’allora ministra dell’istruzione Azzolina era stata che per quella volta non c’era tempo di trovare soluzioni alternative, ma che si sarebbe lavorato per trovarle per il futuro.
È cambiato il governo e il ministro dell’istruzione, ma non quella degli interni, ma siamo allo stesso punto. Anzi, il tema è del tutto sparito dall’agenda ed è stato del tutto assente nella campagna elettorale. Non risulta che nessun politico si sia rammarico per l’ennesima intrusione impropria nell’organizzazione della scuola, mentre ci si è accapigliati sull’opportunità di trasmettere in tv una storia di Peppa Pig. Che le elezioni siano state anticipate rispetto alla scadenza “naturale” non è una giustificazione. In due anni non risulta che si sia mosso nulla. Eppure l’Italia è piena di uffici postali, caserme e altri edifici pubblici che potrebbero agevolmente essere utilizzati come seggi elettorali, se solo si volesse farlo.
Anche l’esperienza degli hub vaccinali, istituiti anche in sedi private (ad esempio al Lingotto a Torino) o in tendoni provvisori, avrebbe potuto suggerire soluzioni alternative. Si dirà che un giorno o due di lezioni perse non sono una tragedia. I grossi problemi della scuola riguardano la didattica, l’incapacità di contrastare la dispersione, le strutture fisiche spesso inadeguate quando non pericolose. Molti studenti saranno anzi contenti di qualche giorno di vacanza in più (meno i genitori dei più piccoli, che dovranno organizzarsi dopo aver appena completato il difficile puzzle organizzativo imposto dalle lunghe vacanze). Ma è un segnale fortemente negativo mandato agli e alle studentesse sul grado di importanza che è attribuito al loro diritto ad avere una scuola funzionante con continuità fin dal primo giorno, non sottoposta a esigenze che nulla hanno a che fare con il suo compito. Un segnale che è in coerenza con gli altri, più gravi, problemi. È davvero disperante la sciatteria istituzionale con cui non ci si preoccupa di mantenere libero per gli studenti lo spazio fisico loro istituzionalmente destinato almeno durante i giorni di apertura statuiti dal calendario scolastico, in modo da non far perdere loro nemmeno un’ora di scuola, tanto più all’inizio, quando si fatica a riprendere e non sempre ci sono come dovrebbe essere, tutti gli insegnanti. A questo si aggiunga la furbizia delle due sigle sindacali — Sisa e Csle — che hanno pensato bene di fare sciopero oggi e domani, garantendosi quattro giorni continuativi di vacanza, tanto per confermare ai loro studenti, se non lo avessero capito, che i loro interessi educativi non sono tra le priorità.