Siamo rimasti un popolo bambino
di Concita De Gregorio , di Concita De GregorioDice: ma non si rendono conto, gli italiani, della posta in palio? Non capiscono la gravità del momento? Non vedono le conseguenze delle cose? No, diciamolo. La risposta è no. Per la più gran parte: no.
E come mai, come è possibile che non capiscano cosa stanno rischiando? Perché pensano che tanto non sarà per sempre, tanto non dura. Qualunque cosa sia non durerà, come non è durata mai. Si prova, si vede: si va su quello nuovo, che sarà mai. Al massimo, se non è buono, si cambia ancora. Vedrai che un altro, dopo, arriverà.
Poi nessuno sa come andrà a finire domani, certo: magari qualcuno un po' meglio, qualcuno un po' peggio, ma a voler descrivere il sentimento della vigilia bisogna riconoscere che è questo. Un popolo bambino, al luna park.
In fondo è solo un altro giro di giostra. Avete presente la frenesia dei figli al parco divertimenti, quando ancora a metà del c…
Dice: ma non si rendono conto, gli italiani, della posta in palio? Non capiscono la gravità del momento? Non vedono le conseguenze delle cose? No, diciamolo. La risposta è no. Per la più gran parte: no.
E come mai, come è possibile che non capiscano cosa stanno rischiando? Perché pensano che tanto non sarà per sempre, tanto non dura. Qualunque cosa sia non durerà, come non è durata mai. Si prova, si vede: si va su quello nuovo, che sarà mai. Al massimo, se non è buono, si cambia ancora. Vedrai che un altro, dopo, arriverà.
Poi nessuno sa come andrà a finire domani, certo: magari qualcuno un po' meglio, qualcuno un po' peggio, ma a voler descrivere il sentimento della vigilia bisogna riconoscere che è questo. Un popolo bambino, al luna park.
In fondo è solo un altro giro di giostra. Avete presente la frenesia dei figli al parco divertimenti, quando ancora a metà del calcinculo già indicano col braccio teso il castello degli orrori, e dentro il castello degli orrori chiedono ma dopo andiamo sulle macchinine a scontro, vero, e dopo andiamo anche alla ruota? Quell'ansia lì, quella noia subito.
È stata una specie di transumanza elettrica, se guardiamo indietro: il consenso moltitudinario al rottamatore che prometteva di mandare a casa i vecchi ingrigiti dal potere, al comico che mandava a casa il rottamatore, all'uomo del popolo che la cultura è un privilegio della casta, alla donna del popolo che il fascismo ora che c'entra, è tutta propaganda. Renzi, Grillo, Salvini, Meloni. Venti, trenta, quaranta per cento, bum. Di casa in casa. Ma tanto, è per poco.
Si stancano subito, del giocattolo nuovo, gli italiani. Creduloni e cinici, sentimentali e scettici. Pronti a dire non ce la contate giusta, ah-ah, ci state gabbando in favore delle multinazionali e poi incapaci di ricordare cos'è successo ieri, chi era chi, chi ha fatto cosa. Basta una giacca bianca, una manica di camicia arrotolata al posto della pochette, e via: si va, l'illusione è compiuta.
Berlusconi, che tra gli illusionisti è stato il campione olimpico, lo diceva nei suoi anni d'oro, vent'anni e rotti fa, prima di tornare ad avere i denti e i capelli di prima: bisogna trattare gli italiani come se fossero tutti in quinta elementare. Come se avessero dieci anni. È desolante, ma aveva ragione.
I bambini sono irresponsabili, sono gli unici autorizzati ad esserlo: vanno per mano ai genitori, che difatti in caso di danno pagano per loro. Ma qui di adulti non se ne vedono, e quelli che si vedono non hanno appeal, non mordono. Sono grigi, già usati.
Morde la maschera, l'illusione del nuovo, la giostra più in là - quella da provare ancora. Pazienza se è vecchia anche la giostra nuova, chi se lo ricorda. Chi ha voglia di fare memoria degli anni Ottanta e Novanta e Duemila, che fatica. La campagna elettorale più efficace - è opinione corrente e condivisa - l'hanno fatta quelli che hanno detto una cosa sola, ripetuta all'infinito.
Giuseppe Conte da solo, al Sud, in maniche di camicia, improbabile Camilo Cienfuegos a cui il popolo più diffidente del pianeta offre in dono tutta la sua credulità: puoi diventare chiunque, trasformarti in chiunque, basta che tu ci dia un pesce subito, la canna da pesca non ci serve.
Un'Italia divisa in due, un Sud che vuole il reddito di cittadinanza e un Nord che chiama il merito, non l'elemosina e poi la corruzione, come ai tempi della Cassa del Mezzogiorno e del Meridione parassitario, il Nord produttivo, vi ricordate la Dc?
Ma poi il Nord che fino a ieri inneggiava alla gogna di Roma Ladrona oggi è pronto a mettersi nelle mani di una romana verace, una popolana della Garbatella perché dice che vince, è meglio sempre stare con chi vince, no? Roma ladrona, Roma padrona. Il voltafaccia, la grande tradizione italica.
Lo scenario possibile di un governo neofascista e di un'opposizione populista racconta la fine della politica del Novecento, la fine delle radici ideali della politica. Si potrebbe dire, in sintesi: la fine della politica.
È una battaglia navale, questa. È un risiko: qualunque cosa può succedere, dopo i gialloverdi e i giallorossi magari i rossoneri, chissà, altri tecnici se ce ne sono disponibili, altri maghi e giocolieri, altri profeti buoni per un quarto d'ora. Le grandi scuole di pensiero non c'entrano niente, non più. È un gioco diverso, questo, difatti chi gioca al gioco vecchio è fuori gioco.
Il popolo bambino è disilluso, capriccioso, irresponsabile. Vuole un'emozione nuova, un capopopolo diverso. Vuole qualcuno che risolva i suoi problemi al posto suo, e se non funzionerà poi lo manderemo a casa presto come abbiamo fatto sempre. Però, però.
Non sempre la Storia la capisci mentre accade, questo ci insegnano i vecchi che restano. Non sempre il consenso di popolo equivale al bene, avere memoria della Storia suggerirebbe di fare attenzione.
A ricordarlo, il passato. Che - ci dicevano a scuola - è importante: è maestro di futuro. La scuola, accidenti. La scuola. La conoscenza, fatica e sorella perduta, amica volentieri smarrita. Meglio TikTok, un video, no? Dieci secondi al massimo.
Buona domenica, comunque: siamo nelle nostre mani, come sempre. Non sarà la fortuna a decidere, saremo noi. Occhio.