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Il Papa e la denatalità: più tutele, più madri

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I figli sono un patrimonio della società tutta. Ma finché la loro gestione resterà un problema delle donne, resteremo impantanati nel nostro gelido inverno. Il ritorno dei bambini, e della primavera demografica, passa dal lavoro dei genitori e dalla loro liberazione da miti stanchi. E da un vero coinvolgimento collettivo
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Abbiamo bisogno di figli. Lo ha ribadito anche papa Francesco a Matera: "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite, più figli". Ha ragione. L'inverno demografico è una stagione cupa, troppo fredda per viverci. Il calo demografico italiano sembra senza limiti. Siamo scesi sotto le 400.000 nascite nel 2021, per la prima volta dall'Unità d'Italia. Nel 2022 andrà ancora peggio. In Europa fanno tutti meglio di noi.

Un paese che non fa bambini e si limita a invecchiare è un paese povero, non solo economicamente. È un paese che non ha speranze, che non crede nel futuro, che non sogna. Riprodursi è un magnifico delirio di immortalità. Arrendersi alla propria finitezza equivale a spegnersi.

Ma chi li deve fare questi figli se non le madri? Ad Assisi sempre il Papa aveva fatto un appello per loro, denunciando una certa "schiavitù della donna che non può essere madre perché…

Abbiamo bisogno di figli. Lo ha ribadito anche papa Francesco a Matera: "Io oserei oggi chiedere per l'Italia più nascite, più figli". Ha ragione. L'inverno demografico è una stagione cupa, troppo fredda per viverci. Il calo demografico italiano sembra senza limiti. Siamo scesi sotto le 400.000 nascite nel 2021, per la prima volta dall'Unità d'Italia. Nel 2022 andrà ancora peggio. In Europa fanno tutti meglio di noi.

Un paese che non fa bambini e si limita a invecchiare è un paese povero, non solo economicamente. È un paese che non ha speranze, che non crede nel futuro, che non sogna. Riprodursi è un magnifico delirio di immortalità. Arrendersi alla propria finitezza equivale a spegnersi.

Ma chi li deve fare questi figli se non le madri? Ad Assisi sempre il Papa aveva fatto un appello per loro, denunciando una certa "schiavitù della donna che non può essere madre perché, appena incomincia a sentire la pancia, la buttano fuori dal lavoro". Se ne è accorto persino lui, mentre altrove si fa finta di niente.

Abbiamo bisogno di figli. Ma prima abbiamo bisogno di donne che, pur sapendo che saranno lasciate sole, che rischieranno di perdere il lavoro, che si sentiranno inadeguate, si assumano responsabilità a cui la politica si sottrae.

"Se diventerò premier, non rinuncerò a nulla di ciò che riguarda mia figlia" ha promesso Giorgia Meloni, aggiungendo che "le donne si organizzano sempre". Guardate Ursula von der Leyen, a capo della Commissione europea, con i suoi sette figli o a Roberta Metsola, quattro maschi e una presidenza del Parlamento comunitario, dice Meloni, trascurando le disponibilità economiche di due signore non certo rappresentative dell'universo femminile.

L'eroismo non giova alle donne. Il mito, tanto diffuso a casa nostra, di una maternità di abnegazione, di perfezionismo e di multitasking è la migliore pubblicità per gli anticoncezionali. Le madri italiane sono tra le più infelici, secondo i dati Swell-Fer (Subjective Well Being and Fertility). Sono quelle che lasciano il lavoro, che si fermano a un figlio perché di più non ce la fanno, che si caricano il peso dell'inadeguatezza dei governi.

Perché i figli sono un patrimonio della società tutta. Ma finché la loro gestione resterà un problema delle donne, resteremo impantanati nel nostro gelido inverno. Il ritorno dei bambini, e della primavera demografica, passa dal lavoro delle madri e dalla loro liberazione da miti stanchi. E da un vero coinvolgimento collettivo e non solo papale.