Lunedì un editoriale del quotidiano francese Le Figaro titolava più o meno: gli Italiani alla perenne ricerca di un salvatore. Il giudizio è approssimativo ma ha un fondo di vero se si pensa alle ventate che hanno agitato il Paese da quando, 1994, è venuto giù il sistema di partiti che aveva assicurato un mezzo secolo di stabilità (malgrado l’incessante carosello di governi) e di crescita. Il primo è stato Berlusconi, grande illusionista, capace di imporsi con uno slogan che il senso del pudore avrebbe dovuto impedire: “Meno tasse per tutti”. Chissà chi avrebbe dovuto finanziare lo Stato sociale quando i soldi non ci sono e il debito è già largamente oltre il consentito. La questione non è difficile ma la forza di quello slogan risultò ugualmente irresistibile. Dopo di lui sono arrivati altri protagonisti-illusionisti: Renzi, Grillo, Salvini. Uomini inconfrontabili per molti aspetti, …
Lunedì un editoriale del quotidiano francese Le Figaro titolava più o meno: gli Italiani alla perenne ricerca di un salvatore. Il giudizio è approssimativo ma ha un fondo di vero se si pensa alle ventate che hanno agitato il Paese da quando, 1994, è venuto giù il sistema di partiti che aveva assicurato un mezzo secolo di stabilità (malgrado l’incessante carosello di governi) e di crescita. Il primo è stato Berlusconi, grande illusionista, capace di imporsi con uno slogan che il senso del pudore avrebbe dovuto impedire: “Meno tasse per tutti”. Chissà chi avrebbe dovuto finanziare lo Stato sociale quando i soldi non ci sono e il debito è già largamente oltre il consentito. La questione non è difficile ma la forza di quello slogan risultò ugualmente irresistibile. Dopo di lui sono arrivati altri protagonisti-illusionisti: Renzi, Grillo, Salvini. Uomini inconfrontabili per molti aspetti, salvo uno che tutti li accomuna: portatori di grandi promesse, apparenti incarnazioni di quel quid in grado di aggiustare ogni cosa con baldanza e senza troppe sofferenze. Ora è il turno di Giorgia Meloni che ha saputo suscitare, come coloro che l’hanno preceduta, se non un plebiscito certamente una poderosa ventata di consensi.
Quello che succederà da qui alla fine dell’anno nessuno può sapere. Si può invece sottolineare qualche significativa differenza iniziale rispetto ad alcuni dei suoi predecessori, grandi e piccoli. Per restare nel campo della destra, ricordo che quando Alemanno venne eletto sindaco di Roma, lo accompagnarono in Campidoglio gruppi di giovani scalmanati al grido di Viva il Duce, A Noi! Per la città girarono caroselli di auto, dai finestrini abbassati uscivano braccia levate nel saluto romano. Episodio spaventoso e ridicolo nello stesso tempo. Niente di tutto questo oggi; al contrario, Meloni ha esortato (ordinato) ad evitare ogni chiassosa manifestazione di giubilo. Il momento è difficile, evitiamo le stonature; una prova di freddezza che conferma la sua decisa volontà di presentarsi in Europa come una conservatrice che può sedere a tavola senza vergogna con gli altri leader del continente. Durante la campagna elettorale c’è stata la forzatura del comizio al raduno di un partito fascistoide spagnolo (Yo soy Giorgia, soy una mujer...), ma per il resto democristiana prudenza.
Dopo una grande vittoria politica è facile perdere la testa. Matteo Renzi, per esempio, la perse dopo il famoso 40 per cento alle Europee del 2014. Anche se dotato di notevole astuzia politica, non capì che quell’affermazione indubbiamente clamorosa andava presa con le molle, seguita passo dopo passo. Invece dette il risultato per acquisito, in parole povere perse la testa - e sé stesso. Da lì infatti ha avuto inizio il suo declino, tuttora in corso.
Tra le dichiarazioni iniziali degli attuali vincitori, la più inquietante è probabilmente quella del capogruppo FdI Francesco Lollobrigida sulla Costituzione: «E’ bella ma ha anche 70 anni, allora si sacrificò alla prudenza una maggiore efficienza». Di fronte a principi generali di garanzia e tutela, tuttora intangibili, è vero che alcuni meccanismi di funzionamento dello Stato ormai cigolano. Le leggi costituzionali approvate nel corso degli anni sono state in tutto 47, l’ultima del febbraio di quest’anno che ha modificato gli articoli 9 e 41 introducendo la tutela dell'ambiente, della biodiversità e degli animali. Le più importanti probabilmente la modifica del titolo V (Rapporti Stato Regioni enti locali) e la riduzione del numero dei parlamentari (referendum). Ma già nel lontano 1997 una commissione bicamerale (Massimo D’Alema) aveva tentato una riforma importante dalla Carta. Ricordo questi precedenti perché è chiaro che una modifica di alcuni meccanismi nel funzionamento dello Stato sono necessari. Gustavo Zagrebelsky ricordava però che le costituzioni sono le leggi che i sobri fanno per aiutare nei momenti di ubriachezza. Dopo questa tornata, la domanda chiave resta se nell’attuale momento prevarrebbero i primi o i secondi.
Una breve nota finale per sottolineare la differenza di comportamento di due leader sconfitti: Letta e Salvini. Il primo ha espresso il suo profondo rammarico, si è assunto le sue responsabilità, si è tirato compostamente da parte. Il secondo ha confermato la sua iattanza dichiarandosi nello stesso tempo vincitore e perdente, in pratica rifiutando il risultato come hanno fatto i ragazzi del liceo Manzoni di Milano, che però hanno 16 anni. Comunque pare che gli sia servito: resta segretario – per ora.