✕

Perché i gasdotti sono il nuovo fronte della sicurezza

Ascolta l'audio

La guerra in Ucraina è la minaccia più visibile, ma non l'unica. I fondali marini ospitano reti e cavi che alimentano le diverse aree geografiche di energia e dati, ossia degli elementi vitali per l'economia globale
2 minuti di lettura

Nel volgere di pochi giorni il conflitto in Ucraina, generato dall'ingiustificabile aggressione russa, ha cambiato faccia almeno un paio di volte. Non più di dieci giorni fa, a tenere alta l'attenzione dei governi e delle opinioni pubbliche è stata la controffensiva militare ucraina, rapidamente rimpiazzata dalla minaccia dell'uso di armi nucleari tattiche da parte delle forze armate russe, a sua volta superata dall'imposizione forzata del referendum per l'annessione alla Federazione russa delle regioni di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. A questi atti, si è aggiunto quello che sembra delinearsi come un attacco deliberato ai gasdotti Nord Stream.

La sicurezza del continente è minacciata più che mai nei diversi domini, di cui quello terrestre - leggasi il conflitto in Ucraina - è chiaramente il più visibile, non meno vitali sono però gli interessi che viaggiano sulle reti. I fondali marini ospit…

Nel volgere di pochi giorni il conflitto in Ucraina, generato dall'ingiustificabile aggressione russa, ha cambiato faccia almeno un paio di volte. Non più di dieci giorni fa, a tenere alta l'attenzione dei governi e delle opinioni pubbliche è stata la controffensiva militare ucraina, rapidamente rimpiazzata dalla minaccia dell'uso di armi nucleari tattiche da parte delle forze armate russe, a sua volta superata dall'imposizione forzata del referendum per l'annessione alla Federazione russa delle regioni di Lugansk, Donetsk, Zaporizhzhia e Kherson. A questi atti, si è aggiunto quello che sembra delinearsi come un attacco deliberato ai gasdotti Nord Stream.

La sicurezza del continente è minacciata più che mai nei diversi domini, di cui quello terrestre - leggasi il conflitto in Ucraina - è chiaramente il più visibile, non meno vitali sono però gli interessi che viaggiano sulle reti. I fondali marini ospitano, infatti, gasdotti e cavi che, realizzati e posizionati da poche grandi aziende globali, alimentano le diverse aree geografiche di energia e dati, ossia degli elementi vitali per l'economia globale.

"L'operazione militare speciale" di Putin ha riportato la guerra tradizionale nel cuore dell'Europa, con il passar dei mesi, però, è stato sempre più chiaro che a quella convenzionale si sono affiancate operazioni di guerra cibernetica, commerciale, finanziaria, disinformazione e, non da ultima, una weaponization dell'energia; ossia l'utilizzo dei flussi energetici come arma di pressione contro l'Europa, analogamente a quanto accaduto a fine 2021 con la strumentalizzazione dei flussi migratori contro i confini orientali dell'Unione.

L'attacco ai gasdotti Nord Stream è un fatto, di per sé, gravissimo che, se confermato ed accertato, rappresenta un cambio di passo ed imprime al conflitto un'ulteriore drammatica spiralizzazione che di certo non possiamo considerare inattesa. Al netto della gravità dell'atto, è chiaro che esso avviene dopo mesi e mesi di minacce di ritorsioni energetiche da parte russa che hanno consentito all'Unione di rivedere le politiche europee di approvvigionamento e stoccaggio dell'energia.

Discorso diverso sarebbe stato, o potrebbe essere, un attacco alla dorsale sottomarina di cavi grazie alla quale internet funziona. Ad oggi, infatti, i satelliti rappresentano solo l'1% degli scambi di dati mentre il restante 99% del web passa attraverso cavi sottomarini. Si stima che oltre 10.000 miliardi di dollari di transazioni finanziarie avvengano attraverso queste "autostrade del fondale". La sicurezza di queste transazioni è un problema politico, economico e sociale. La sicurezza di queste infrastrutture è anche un problema militare.

L'Europa è letteralmente circondata da queste reti sottomarine ma, a differenza di altri attori, l'Unione deve far fronte a due ulteriori criticità. La prima, a Nord, dovuta anche allo scioglimento dei ghiacci artici è rappresentata dall'aumento dei traffici e della forte presenza delle forze navali russe. La seconda, a Sud, dovuta alla conformazione del Mar Mediterraneo che, oltre ad essere il collo di bottiglia di tutte le crisi africane e mediorientali, è anche un intricatissimo groviglio di gasdotti e cavi sottomarini.

Tutti questi elementi impongono una riflessione sul paradigma di quella che, sette mesi fa, erroneamente si pensava essere una guerra ibrida, come da Gerasimov teorizzato nel 2013 e che invece si presenta come una "guerra senza limiti" (concetto teorizzato da due colonnelli cinesi, Qiao Liang e Wang Xiangsui, sul finire degli anni '90). Una guerra che ha messo a nudo le vulnerabilità strategiche del continente europeo e che ha richiamato l'attenzione su due concetti che rischiavamo di dare per scontati.

Il primo è quello di pace. Una condizione da difendere e perseguire sempre e con ogni mezzo perché è l'unica nella quale le nostre società possono crescere e prosperare in sicurezza.

Il secondo è quello dell'autonomia, ossia il prerequisito sul quale si basa il più importante dei nostri valori, la libertà. Il perseguimento dell'autonomia strategica europea non è da intendersi come autonomia concessa da qualcuno, bensì come la capacità dell'Unione di essere autonoma in campo politico, economico, finanziario, energetico, tecnologico e militare; ossia la capacità di operare autonomamente quando e dove necessario, pur ricercando sempre la possibilità di agire insieme ai partner, in primis la Nato, laddove possibile.

Un percorso importante da intraprendere con convinzione e attiva partecipazione, nell'ambito del quale è doveroso coniugare gli interessi nazionali e quelli comuni. Un scelta non differibile perché rinunciare ad essere autonomi insieme ci condanna ad essere singolarmente dipendenti da altri.

Il generale Claudio Graziano è presidente di Fincantieri, ha guidato il Comitato militare dell’Ue ed è stato Capo di Stato Maggiore della Difesa