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La vera fiamma che brucia i sogni

Giorgia Meloni (ansa)

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Ora Meloni dovrà scegliere cosa fare per l'emergenza energia
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Giorgia Meloni ha scelto dopo le elezioni e fino a ieri la strada del silenzio sui suoi programmi di governo. Una strada dettata in primo luogo dalla prudenza, ma con ogni probabilità anche da un certo grado di indecisione rispetto a quale faccia mostrare al Paese dopo il successo nelle urne: quella rassicurante della “madre d’Italia”, o quella che dal palco urla all’Europa che “la festa è finita”? Ma adesso la leader di Fratelli d’Italia che si avvia ad avere l’incarico per formare il nuovo governo, si trova davanti un bivio di fronte al quale non può scartare né concedersi esitazioni o ambigui silenzi. La fiammata dei prezzi energetici e i suoi riflessi sulle bollette sta spingendo tutta l’Europa in una condizione d’emergenza. Ieri in Italia l’Autorità per l’energia — cui spetta il compito di fissare le tariffe per il mercato “tutelato” — ha spiegato che…

Giorgia Meloni ha scelto dopo le elezioni e fino a ieri la strada del silenzio sui suoi programmi di governo. Una strada dettata in primo luogo dalla prudenza, ma con ogni probabilità anche da un certo grado di indecisione rispetto a quale faccia mostrare al Paese dopo il successo nelle urne: quella rassicurante della “madre d’Italia”, o quella che dal palco urla all’Europa che “la festa è finita”? Ma adesso la leader di Fratelli d’Italia che si avvia ad avere l’incarico per formare il nuovo governo, si trova davanti un bivio di fronte al quale non può scartare né concedersi esitazioni o ambigui silenzi. La fiammata dei prezzi energetici e i suoi riflessi sulle bollette sta spingendo tutta l’Europa in una condizione d’emergenza. Ieri in Italia l’Autorità per l’energia — cui spetta il compito di fissare le tariffe per il mercato “tutelato” — ha spiegato che solo grazie a misure straordinarie è riuscita ad evitare un aumento del 100% delle bollette per il prossimo trimestre e ha deciso un rialzo del 59%, che significa comunque circa sette volte il tasso di inflazione che ci si attende a settembre. Nella stessa giornata il governo tedesco ha annunciato un piano da 200 miliardi per aiutare le famiglie e le imprese a superare la crisi e a dribblare la recessione in arrivo. Matteo Salvini, colpito come tutti noi dalla potenza della cifra tonda, ha arricchito quel numero di un bel punto esclamativo — “200 miliardi!” e ha chiesto di muoversi in modo simile in Italia, dimenticando forse qualche dato sul nostro debito pubblico. E oggi un consiglio dei ministri dell’Energia Ue dovrà decidere misure per limitare i danni dei prezzi del gas: l’ipotesi di un tetto al suo prezzo, che anche l’Italia ha finora sostenuto, non è destinata a passare.


Eccolo, allora, il bivio di Meloni, il momento in cui alla difesa della fiamma tricolore dovrà sostituire le scelte sulla più prosaica fiamma dei fornelli di casa nostra e delle centrali che bruciano gas per produrre elettricità. Può scegliere l’opzione di un intervento governativo sullo stile — sebbene di portata assai più ridotta — di quello tedesco, come l’alleato Salvini la spingerebbe a fare, senza preoccuparsi del debito pubblico. Sarebbe una decisione coerente con l’anima statalista che la destra ha mostrato anche in campagna elettorale, ma significherebbe appunto infrangere quell’altra faccia — rassicurante e coerente con la politica economica del governo Draghi — di attenzione ai conti pubblici che ha caratterizzato finora la doppia immagine meloniana. Se scegliesse quest’ultima versione, Meloni dovrebbe dunque scegliere di non mettere sotto pressione più di tanto i conti dello Stato. Davanti al bivio la tentazione sarà quella di cercare appunto una terza via: aiuti pubblici, ma non in quantità tale da inquietare Bruxelles e quei mercati finanziari che, seppur odiati, comprano il debito italiano. E magari formule fantasiose e tradizionali per coprire i buchi in bilancio come il condono fiscale di cui già parlano i colonnelli di FdI. È del tutto spiegabile, quindi che ieri il silenzio di Meloni sia stato rotto da una prima dichiarazione in cui si chiede all’Europa una “strategia comune” di fronte alla crisi energetica e a “tutte” le forze politiche italiane “compattezza”. La campagna elettorale finisce ufficialmente qui, le virtù del compromesso si affacciano anche in casa dei Fratelli d’Italia, e l’unica forza di opposizione a un governo che era nato sull’emergenza mondiale del Covid — e da quell’opposizione ha tratto un invidiabile dividendo di voti — scopre la necessità degli appelli all’unità nazionale.