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Terzo Polo, +Europa e il futuro dei liberali

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Carlo Calenda, Matteo Renzi ed Emma Bonino dovrebbero seguire un piano ambizioso per fare la differenza. C'è un elettorato giovane che vuole una visione del Paese basata su merito, innovazione, competitività, diritti civili, efficienza, conti pubblici in ordine, garantismo, limitata intrusione dello Stato
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C'è stato un periodo del recente passato in cui la parola "liberale" è stata un po' abusata. Lo era diventato persino D'Alema e il centrodestra a guida Berlusconi vagheggiava la Rivoluzione Liberale di massa. Per esercitare un po' di pulizia del linguaggio, si potrebbe cominciare a definire cosa si intende con l'accezione "liberale" o, se si preferisce, "liberal-democratico". Parliamo di un'area politica che mette in testa ai suoi valori la libertà, politica, economica e civile.

Nel Vecchio Continente questo si declina in europeismo, atlantismo, concorrenza, merito, garantismo, equilibrio e separazione dei poteri, intervento statale contenuto e, ovviamente, pluralismo e democrazia.

In Europa, chi si ritrova in questi ideali appartiene a Renew Europe, il gruppo parlamentare che include il partito di Macron, Renaissance, i liberali tedeschi, olandesi, belgi e dei Paesi nordici, Ciudadanos spagnoli e, anch…

C'è stato un periodo del recente passato in cui la parola "liberale" è stata un po' abusata. Lo era diventato persino D'Alema e il centrodestra a guida Berlusconi vagheggiava la Rivoluzione Liberale di massa. Per esercitare un po' di pulizia del linguaggio, si potrebbe cominciare a definire cosa si intende con l'accezione "liberale" o, se si preferisce, "liberal-democratico". Parliamo di un'area politica che mette in testa ai suoi valori la libertà, politica, economica e civile.

Nel Vecchio Continente questo si declina in europeismo, atlantismo, concorrenza, merito, garantismo, equilibrio e separazione dei poteri, intervento statale contenuto e, ovviamente, pluralismo e democrazia.

In Europa, chi si ritrova in questi ideali appartiene a Renew Europe, il gruppo parlamentare che include il partito di Macron, Renaissance, i liberali tedeschi, olandesi, belgi e dei Paesi nordici, Ciudadanos spagnoli e, anche se ormai fuori dall'Ue, i liberal democratici britannici. Si potrebbe fare un trattato sulle differenze tra questi partiti e sulle somiglianze che altre forze politiche presenti tra i Popolari o i Socialisti hanno con loro, ma si andrebbe troppo lontani.

Partiamo dal dato elettorale. Non era mai successo che le forze politiche che appartengono alla famiglia liberale europea raggiungessero il 10,6%, diviso tra il 2,8 di +Europa e il 7,8% di Azione-Italia Viva.

Nel lontano 1963, quando il Pli ebbe un grande successo in reazione al centro sinistra, Liberali e Repubblicani assieme avevano l'8,3%. Vent'anni dopo la vittoria arrise al Pri grazie a Spadolini e i due partiti laici più i radicali raggiunsero il 10,2%. Nella Seconda Repubblica quasi sempre buio pesto, salvo nel 2013 allorché Scelta Civica (entrata solo successivamente nei liberali europei) e Fare per Fermare il Declino (che ci sarebbe entrata) presero complessivamente il 9,4%. La prospettiva storica aiuta.

Per + Europa ci sono 1 buona notizia e 2 cattive. Quella buona è che il suo elettorato è resiliente. Il 2,8% costituisce un lieve incremento rispetto al 2,6% del 2018.

La prima cattiva è che la coalizione di csx è andata molto male e priva il partito di una prospettiva politica che non sia di fare l'indipendente di sinistra di un Pd che quasi sicuramente dovrà trovare un modo di riavvicinarsi ai 5 Stelle lasciando + Europa in una situazione insostenibile.

L'altra è che il 3% non è stato raggiunto (al Senato di un soffio, lo 0,06%, un risultato crudele) e sono stati eletti solo due parlamentari, ma non la leader storica Emma Bonino.

Per il Terzo Polo la situazione è migliore. Il risultato elettorale è stato soddisfacente, 7,8% pur perdendo il "voto utile". Anche la prospettiva politica è migliore: nelle prossime elezioni locali il Terzo Polo potrà allearsi col Pd solo alle sue condizioni, altrimenti andrà in solitaria (e in alcuni casi con liste moderate) lucrando sugli elettori riformisti che abbandoneranno il centrosinistra se si riforma l'alleanza Pd-Sinistra-Verdi-Grillini.

Rimane il problema del lungo termine, anche se il prossimo passo è scontato: fondere Azione e Italia Viva in un unico partito aprendo a tutte le espressioni della società civile e non solo nel ruolo di fiori all'occhiello. Non farlo sarebbe suicida.

Da lì in avanti Terzo Polo e +Europa dovrebbero seguire un piano ambizioso per fare la differenza. Il primo passo consiste nel ricreare un clima civile. In questo momento il risentimento soprattutto di + Europa è forte e la sfiducia reciproca pure, ma se Calenda e Renzi sono riusciti a condurre una campagna impeccabile assieme, nulla è impossibile.

Il secondo passo è scegliere l'obiettivo Macron non quello Fdp. In altre parole, i tedeschi giocano da junior partner dei governi cercando di influenzarne la politica, mentre in un periodo di grande debolezza dei popolari (Les Republicains) e dei socialisti riformisti, Macron ha lanciato un'Opa diventando lui la guida.

È indubbio che la legge elettorale è importante, ma ci sono partiti liberali dominanti con tutti i sistemi, maggioritario (Canada), proporzionale (Benelux e alcuni nordici) e a doppio turno.

Infine, si dovrebbe puntare su programmi e buon governo senza velleità di tatticismi parlamentari. E, nonostante qualche equilibrismo verbale, l'identità dovrebbe essere chiaramente liberaldemocratica: Macron ha assorbito gli elettori popolari e socialisti, non ha definito il suo partito come tale, né verrebbe mai in mente di farlo ai liberaldemocratici inglesi o tedeschi.

In Italia c'è un elettorato soprattutto giovane che vuole una visione del Paese basata su merito, innovazione, competitività, diritti civili, efficienza, conti pubblici in ordine, garantismo, limitata intrusione dello Stato.

Per questo motivo, se è vero che le elezioni consegnano il Paese a Meloni, hanno d'altro canto suscitato molte speranze. Litigare o annacquare programma e identità sarebbero atteggiamenti più che inutili, dannosi.