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Quando manca il pane

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Per conquistare i diritti bisogna rischiare molto
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Manca il pane, c’è la guerra, farà freddo nelle case e Zuckerberg licenzia i dipendenti di Facebook che ora si chiama Meta come il metaverso, un posto virtuale dove per finta tutti mangiano brioche ma, appunto, la realtà grida che vuole indietro il suo primato: bisognerà farci i conti. Economici, prima di tutto, il resto segue. E’ il momento della fine della fuffa. (Anche gli startapper e gli idolatrati influencer, sovente nominati assessori in nome del numero di followers, conoscono probabilmente l’italiano almeno colloquiale. Fuffa, dal dizionario: chiacchiera senza fondamento, ciarpame, luogo comune, lanugine). Più grano e meno fit-check, ammesso che sappiate cosa sia, più gas e meno avatar - semplifico. La fame e la sete, nella storia, fanno di solito piazza pulita del disagio psichico, totem dei nostri tempi, che tuttavia in fasi di carestia e di umane transumanze diventa danno di lusso: intanto c’è da pensa…

Manca il pane, c’è la guerra, farà freddo nelle case e Zuckerberg licenzia i dipendenti di Facebook che ora si chiama Meta come il metaverso, un posto virtuale dove per finta tutti mangiano brioche ma, appunto, la realtà grida che vuole indietro il suo primato: bisognerà farci i conti. Economici, prima di tutto, il resto segue. E’ il momento della fine della fuffa. (Anche gli startapper e gli idolatrati influencer, sovente nominati assessori in nome del numero di followers, conoscono probabilmente l’italiano almeno colloquiale. Fuffa, dal dizionario: chiacchiera senza fondamento, ciarpame, luogo comune, lanugine). Più grano e meno fit-check, ammesso che sappiate cosa sia, più gas e meno avatar - semplifico. La fame e la sete, nella storia, fanno di solito piazza pulita del disagio psichico, totem dei nostri tempi, che tuttavia in fasi di carestia e di umane transumanze diventa danno di lusso: intanto c’è da pensare a campare. Per il trauma, se si sopravvive, vedremo. Ora che il sacrosanto invocatissimo voto popolare ha mostrato che il popolo sovrano predilige Giorgia Meloni a Mario Draghi – astenersi commentatori perditempo – è tutto a posto, la democrazia è ripristinata ed è venuto il momento di tirare una riga e pensare al da farsi. L’inflazione viaggia all’undici e rotti per cento, trainata dal costo dell’energia (a sua volta determinato dai poteri più forti, dalle lobbies, dagli interessi di alcuni a danno di molti): non era mai impennata così da quarant’anni. Presto, prestissimo, i prodotti essenziali saranno inaccessibili all’attuale fragilissima classe media e fra questi si annoverano senz’altro gli assorbenti interni ma prima vengono il latte per i neonati, gli antibiotici per gli ammalati, la farina per tutti.

E’ un terreno assai scivoloso, perché sempre le emergenze sono state pretesto per azzerare i diritti della persona e tuttavia bisogna farlo, con la realtà non si discute: si affronta. Sono una paladina del diritto a dibattere di mestruazioni come di una circostanza necessaria alla vita, cosa che del resto non è un’opinione ma un fatto, l’ottima Federica Pellegrini ci ha scritto una tesi di laurea, benemerita, è senz’altro una discriminazione ignorare le evidenze fisiologiche e, cambio tema, le identità percepite. Ma intanto, prima: non andare a vivere sotto i ponti, non mendicare e non morire all’addiaccio, o per mano della polizia morale. Quindi, la politica. Diamo un’occhiata a quel che ci aspetta, serenamente, senza polemica, senza fughe in montagna che tanto poi ai disagi della Resistenza non è più allenato nessuno da almeno due generazioni. Ho visto in rete video di solidarietà alle donne iraniane in cui ragazze italiane – su Instagram, su TikTok - si tagliano gli ultimi due centimetri della fluente chioma trattata con prodotti volumizzanti, forse sponsor. Non è un problema di doppie punte, vorrei segnalare: è una tragedia collettiva e una rivoluzione possibile. Quello che è a rischio è la vita delle persone, in Iran, non la capigliatura. L’Iran è lontano? Meno di quanto pensiate, nel mondo unosolo in cui viviamo. Tagliarsi simbolicamente le code sfibrate ha lo stesso significato di un congresso del Pd con sedici candidati/e alla segreteria: nessuna consapevolezza della realtà, una spuntatina. Quindi, si diceva, la politica. Abbiamo davanti pulsioni autarchiche, come sempre in tempi di conflitti: la tentazione del ritorno agli stati nazionali – per definizione anticamera di guerre, se non leggete i libri avviate un breve podcast, ce ne sono di ottimi e va benissimo così. La solidarietà, l’altruismo, l’empatia verso l’altro, lo spirito di comunità (europea? Anche) fatalmente deflettono – la solita Germania a far da padrona, tra l’altro - se vivi tu o vivo io. Lavori tu o lavoro io. Scelgono te o scelgono me. Ecco, essere scelti. L’errore primario della pretesa di giustizia e di eguaglianza è che debba esserci qualcuno a dirti accomodati, prego. Non funziona così. Bisogna rischiare molto, per conquistare diritti.

Non spuntare, timidamente, il capello ma raparsi a zero e pazienza se ti sparano. Da noi, per fortuna, è una metafora. Ma poi si leggono doglianze sulle poche donne, i pochi giovani eletti: che vergogna. Perché, cosa credevate? In Parlamento, grazie al voto popolare e a una legge elettorale spaventosa, pensata solo per mantenere il potere di chi ce l’aveva da prima, entrano vecchi e vecchissimi: Berlusconi imbalsamato prossimo presidente del Senato? Possibile. Umberto Bossi redivivo in commissione Bilancio? Magari. Ma perché non parlare di Piero Fassino – noncuranti della sua leggendaria ira – ancora giovane certo, 72 anni, torinese eletto in Veneto, alla settima legislatura. Si conviene che il limite dei due mandati sia insensato, specie se al primo sei totalmente incompetente un quanto uno-del-popolo e al secondo cominci a fare pratica del mestiere che ti tocca. Ma forse dopo sei potresti insegnare, consigliare, fare accademia se credi e lasciare spazio a qualcuno che non sia necessariamente il tuo ex segretario – sto già parlando di altri – o la tua fidanzata, o tua moglie, tuo cognato. Perché poi se la gente non ti vota non è il nome del partito che devi cambiare, ma – con evidenza - il modo in cui funziona. Gerontocrazia. Manutenzione del potere cieca al mondo intorno. Intanto il fascismo di Putin, lì fuori, quello sì – spiace per i nostalgici dell’Unione sovietica e gli antiatlantici per giovanile avversione: l’annessione a seguito del referendum farsa sì che è dispotica, dittatoriale, pericolosissimo precedente. Antifona di musica nuova. E le ragazze coi capelli in mano sulle tombe delle madri, e il gas che fa bolle nei mari (per mano di chi?), e che altro bisogna dire, quali disegni bisogna fare per dire guardate che il mondo di prima è finito. L’agricoltura, è la soluzione. Non il virtuale, non il marketing, non l’Internet e i suoi algoritmi. Il settore primario. C’è un orto da seminare daccapo. Con pazienza e con il tempo lento delle stagioni. Daccapo. Quando c’è fame, sete, freddo: nessuno salva solo se stesso. È controintuitivo nel tempo delle app ma è così, i nonni contadini lo sapevano: è impossibile avere un vantaggio personale se si secca la pianta, se si inaridisce la terra. E’ al campo e alle mani che bisogna tornare. Alla ragione antica e al coraggio. All’essenziale.