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Viviamo in un'epoca di sovranità limitata

Due eventi ci ricordano che i margini di autonomia dei governi sono ridotti: il crollo della sterlina e la proposta tedesca contro il caro energia
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Crisi energetica e mercati finanziari iper-reattivi ci ricordano che viviamo in un'epoca di sovranità limitata. "La nostra Nazione prima di tutto" è un proposito illusorio e pericoloso. Il che, paradossalmente, rassicura gli osservatori sul profilo internazionalista e europeista del futuro governo Meloni. Il pragmatismo impedirà una deriva nazionalista, guiderà le alleanze europee verso i Paesi fondatori dell'Unione piuttosto che verso Ungheria e Polonia, ed eviterà salti in avanti istituzionali, come l'inversione dell'ordine di priorità tra ordinamento giuridico internazionale e nazionale nella Costituzione italiana.

Questo è possibile, le ragioni del pragmatismo sono evidenti. Ma ben diversa è una sovranità limitata per necessità da una sovranità limitata per principio, ossia definita dai valori fondamentali su cui è stata costruita l'architettura istituzionale de…

Crisi energetica e mercati finanziari iper-reattivi ci ricordano che viviamo in un'epoca di sovranità limitata. "La nostra Nazione prima di tutto" è un proposito illusorio e pericoloso. Il che, paradossalmente, rassicura gli osservatori sul profilo internazionalista e europeista del futuro governo Meloni. Il pragmatismo impedirà una deriva nazionalista, guiderà le alleanze europee verso i Paesi fondatori dell'Unione piuttosto che verso Ungheria e Polonia, ed eviterà salti in avanti istituzionali, come l'inversione dell'ordine di priorità tra ordinamento giuridico internazionale e nazionale nella Costituzione italiana.

Questo è possibile, le ragioni del pragmatismo sono evidenti. Ma ben diversa è una sovranità limitata per necessità da una sovranità limitata per principio, ossia definita dai valori fondamentali su cui è stata costruita l'architettura istituzionale dell'Unione Europea e il governo multilaterale.

Due eventi ci ricordano che i margini di autonomia dei governi sono ridotti: il crollo della sterlina e dei titoli di Stato britannici dopo la presentazione del budget avventuroso del nuovo cancelliere dello Scacchiere Kwasi Kwarteng; la proposta tedesca di investire 200 miliardi di euro a debito per proteggere famiglie e imprese dall'aumento del prezzo dell'energia.

La reazione degli investitori al nuovo budget del Regno Unito è stata immediata e ha obbligato la Banca d'Inghilterra a intervenire con 65 miliardi di acquisti di titoli per sostenere il mercato. L'effetto su valute e titoli è Stato violento, certo per la prospettiva di deterioramento dei conti dello Stato (comunque migliori dei nostri), ma anche e soprattutto per un ennesimo segnale di quanto sia folle e incerta la strada verso il rafforzamento della sovranità nazionale. La Gran Bretagna post Brexit dimostra quanto sia difficile affrancarsi da sistemi economici ed istituzionali integrati e quanto la prospettiva di una strada solitaria verso la crescita sia illusoria.

La questione tedesca è più complessa e ha a che fare con il futuro dell'Europa. La Germania ha deciso di muoversi da sola, ma ha fatto quanto in parte avevano già fatto francesi, spagnoli e anche noi italiani. Il tema è l'asimmetria nella capacità di spesa: il potere di fuoco dei Paesi più ricchi e con riserve nel bilancio pubblico permette di tutelare meglio i propri cittadini e soprattutto di sostenere le proprie imprese, garantendo margini competitivi rispetto agli altri Paesi dell'Unione.

Per evitare queste fughe in avanti l'Europa deve trovare soluzioni coordinate che permettano di mettere insieme risorse per sostenere i cittadini e l'economia anche in Paesi più in difficoltà e soprattutto di sradicare il problema trovando un meccanismo per limitare il prezzo del gas e dell'elettricità. Un bel rapporto del think tank Bruegel spiega bene quali siano le opzioni sul tavolo. Complicate, ma esistono e questa può essere solo una partita collettiva e cooperativa di tutta l'Unione.

Insomma, il sovranismo economico in questi anni di crisi non è un'opzione perseguibile. Ma fino a quando il principio di necessità potrà evitare derive nazionaliste? Che succederà oltre la crisi?

L'architettura europea e anche delle istituzioni multilaterali si fonda su un complesso sistema di valori. Pragmatici, non solo morali. Quando le azioni del governo di un Paese hanno un impatto su altre nazioni, è meglio agire in modo cooperativo con soluzioni negoziate che compongano l'interesse collettivo della comunità sovranazionale. Soluzioni che sono migliori anche individualmente: ogni Paese ha interesse a cooperare invece che andare da solo.

Per questo la nostra Costituzione assegna un primato all'ordinamento europeo rispetto a quello nazionale. E per questo il principio di non discriminazione è la regola base degli accordi sul commercio internazionale, per cui le imprese di nessun Paese possono avere condizioni commerciali peggiori della nazione più favorita (quella che ha le condizioni migliori) e delle imprese domestiche nei trattati commerciali.

In alcuni casi certo le regole sovranazionali sono diventate troppo stringenti. Vi sono temi in cui lo spazio nazionale e il rapporto con gli elettori deve essere rivisto: dai margini di manovra sulla politica fiscale e gli aiuti di Stato, alla tutela di tecnologie strategiche, alla sicurezza dei cittadini.

Ma la revisione del difficile bilancio tra regole globali e sovranità nazionale (certamente in corso in Europa) deve essere fondata sulla comprensione dei valori fondamentali collettivi e sui principi per cui, oltre la crisi, è comunque necessario avere regole comuni e cooperare e questo è il miglior modo per tutelare l'interesse nazionale.

barba@unimi.it