Meloni nella Terra di Mezzo fra il dire e il fare
di Concita De Gregorio , di Concita De GregorioQuindi ci siamo arrivati, alla terra di mezzo fra il dire e il fare. Quel momento in cui esci dalle chat, non ti fidi più di nessuno, ti metti in cuffia, capisci l'enormità del compito e la vacuità di chi ti circonda, ma come caspita è possibile che non vi rendiate conto. Qui non siamo a mettere crocette sul tris a sistemare gente disadattata, qui non parliamo di targhe di ottone sulla porta a riscatto delle vostre disagiate infantili camerette, santissima trinità (ora non so se sia proprio questa l'esclamazione del popolo DioPatriaefamiglia, ma insomma).
Mi leggete, mi sentite forte e chiaro? Quando parlavo di riscatto intendevo un'altra cosa. Cioè cosa, capo? Intendevo il riscatto epocale, quanta pazienza, una vita a strisciare lungo i muri e ora Palazzo Chigi, il Quirinale che dice prego si accomodi, vi rendete conto? Ma che vi parlo a fare, è inutile. Fatemi sentire un po' di Gaber in solitudine, va'. Gaber, cap…
Quindi ci siamo arrivati, alla terra di mezzo fra il dire e il fare. Quel momento in cui esci dalle chat, non ti fidi più di nessuno, ti metti in cuffia, capisci l'enormità del compito e la vacuità di chi ti circonda, ma come caspita è possibile che non vi rendiate conto. Qui non siamo a mettere crocette sul tris a sistemare gente disadattata, qui non parliamo di targhe di ottone sulla porta a riscatto delle vostre disagiate infantili camerette, santissima trinità (ora non so se sia proprio questa l'esclamazione del popolo DioPatriaefamiglia, ma insomma).
Mi leggete, mi sentite forte e chiaro? Quando parlavo di riscatto intendevo un'altra cosa. Cioè cosa, capo? Intendevo il riscatto epocale, quanta pazienza, una vita a strisciare lungo i muri e ora Palazzo Chigi, il Quirinale che dice prego si accomodi, vi rendete conto? Ma che vi parlo a fare, è inutile. Fatemi sentire un po' di Gaber in solitudine, va'. Gaber, capo? Gaber è comunista. Ma andatevene va', che ne sapete voi di Gaber.
Certo sarebbe sensazionale se Giorgia Meloni riuscisse a fare il governo dei competenti. Quello che neppure Draghi ha potuto, e il dio delle banche sa se ne aveva l'intenzione, ma niente: c'era da dare il contentino a tutti quelli che avrebbero in cambio dato sostegno, e perciò ministeri, poltrone: targhe d'ottone appunto. Ne ha blindati tre-quattro, il resto li ha dovuti distribuire agli inetti e si vedeva che li considerava inabili, purtroppo. Così gli inetti si sono vendicati: è andata come è andata, nel disastro della mancata elezione al Colle e tutta l'offesa conseguente. Adesso tocca a lei. Il popolo sovrano ha decretato.
Son giorni durissimi, per la nuova fiamma degli italiani - mai sostantivo fu più pertinente. Sciocca non è, tutto il contrario: vede benissimo che qui si gioca tutto. Failure is not an option. Certo, sarebbe stato meglio avere più tempo.
Se quei sinistrati dei Cinquestelle non avessero fatto cadere il governo pur di recuperare voti, se Berlusconi non si fosse fatto convincere dai suoi famigli e dal turnover delle muliebri confidenti che avrebbe preso il venti per cento e fatto il presidente del Senato (che poi stai a vedere, se comunque, alla fine), se Salvini non fosse Salvini: sarebbe stato meglio potersi preparare e non dover governare nell'ora più buia, per restare ai classici di riferimento.
Bastava andare a primavera, il Pnrr lo faceva Lui, poi si vedeva. Si vinceva nella stagione del recupero, non in quella degli abissi: con le bollette da pagare, la Germania che non collabora, il pacifismo dei partigiani putiniani, santissima Signora del diritto alla nascita. Troppo presto, troppo presto.
Dici che si capiva che la campagna elettorale - "Pronti" - era scaramantica? No, non si capiva, non l'hanno capita, guarda come hanno risposto. Però proprio pronti-pronti non siamo. Quindi fatemi lavorare, santo patrono dell'identità data alla nascita.
Questo governo non lo potete fare voi, con il vostro diritto alla quota minoritaria determinante, voi Tajani, voi Ronzulli, voi Santanchè: lo devo fare io. Che poi. Dicono che non abbiamo i ministri, non abbiamo la squadra? Che all'Economia, agli Interni, alla loro idolatrata Cultura non sappiamo chi metterci? Vedremo. Sappiamo, sappiamo. Fatemici pensare.
La terra di mezzo fra il dire e il fare, che quel furbastro di Bersani chiama il mare da nuotare fra la campagna elettorale e il governo - ci si annega sempre, si sa - noi la conosciamo bene, Il Signore degli Anelli lo sappiamo a memoria e non ci facciamo intimidire.
Primo: non è vero che l'Europa sia ostile. È curiosa, è in attesa, ma non si può essere ostili con chi ha vinto. Sono le regole. Difatti vedete cosa ha risposto Mattarella alla francese? "Sappiamo badare a noi stessi". Ecco. Non ci servono gli osservatori internazionali come alle elezioni in Sudamerica, i commissari lindi e pinti.
Però è anche chiaro che non possiamo sbagliare, il Quirinale sottoscrive i ministri, glieli dobbiamo dare buoni. Per l'Economia qualche idea ce l'ho, tanto sempre quelli sono i burocrati, non è il caso di storcere il naso adesso: ci serve uno che porti a casa il risultato, non sarà uno dei Nostri ma nemmeno uno dei Loro, tanto quelli che contano i soldi stanno sempre con chi comanda.
Per la Difesa e per gli Esteri ci serve qualcuno di neutro, che c'è la guerra e non possiamo certo stare coi nostalgici dell'Unione sovietica, no? Li troviamo.
Anche alla Cultura, il totem, vedrete che qualcuno viene fuori. Poi dopo possiamo fare il ministero del Mare, della Villeggiatura e della Ripopolazione, lì si vede chi piazzare. Ci sono sempre i sottosegretari, alla fine. E i capi di gabinetto, non mi direte che non avete chiara l'importanza di un capo di gabinetto. La Giustizia è un fatto ideologico. Ne dobbiamo parlare a parte, dopo.
Ma soprattutto: a quelli che dicono che duriamo sei mesi gli dobbiamo dare una lezione. Se serve passare dalle forche caudine del Quirinale e dei poteri forti, dei banchieri, degli euroburocrati: amici, passiamoci. Tanto abbiamo tempo. Scavallati i sei mesi abbiamo anni, davanti, e poi tutto si riformula, si rivede e si ridistribuisce. È un attimo, che se ci mostriamo capaci vengono tutti da noi. Corrono.
Ora però. Io esco dalla chat e voi state un po' zittini, due tre giorni. Sono talmente nuova che non son neanche più fascista. Sono sensibile e altruista, orientalista. Lasciatemi ascoltare la musica in cuffia, fidatevi.