✕

Putin e la tattica del nucleare

Ascolta l'audio

Le minacce della Russia all'Ucraina e al mondo e i rischi nell'utilizzo delle armi atomiche
3 minuti di lettura

L'annessione dei territori ucraini, l'attacco al ponte in Crimea e la rappresaglia con una pioggia di missili su Kiev e Leopoli rappresentano passaggi della spiralizzazione del conflitto che rischia di avvitarsi pericolosamente verso la, già troppe volte ripetuta, minaccia di utilizzo dell'arma tattica nucleare.


Durante la Guerra fredda il paradigma della deterrenza nucleare tra Stati Uniti e Russia ha garantito gli equilibri tra le potenze nucleari per circa settant'anni. Anche nelle fasi di massima crisi, come quella di Cuba dell'ottobre '62, in un momento di crescita esponenziale degli arsenali nucleari, l'utilizzo effettivo di armi nucleari era sì previsto dalla dottrina militare ma, al massimo, ventilato e mai concretamente minacciato perché le parti erano consapevoli della conseguente "distruzione mutua assicurata". Mad (mutal assured destruction) era il nome della teoria ispirata dal segretario alla Difesa Robert …

L'annessione dei territori ucraini, l'attacco al ponte in Crimea e la rappresaglia con una pioggia di missili su Kiev e Leopoli rappresentano passaggi della spiralizzazione del conflitto che rischia di avvitarsi pericolosamente verso la, già troppe volte ripetuta, minaccia di utilizzo dell'arma tattica nucleare.


Durante la Guerra fredda il paradigma della deterrenza nucleare tra Stati Uniti e Russia ha garantito gli equilibri tra le potenze nucleari per circa settant'anni. Anche nelle fasi di massima crisi, come quella di Cuba dell'ottobre '62, in un momento di crescita esponenziale degli arsenali nucleari, l'utilizzo effettivo di armi nucleari era sì previsto dalla dottrina militare ma, al massimo, ventilato e mai concretamente minacciato perché le parti erano consapevoli della conseguente "distruzione mutua assicurata". Mad (mutal assured destruction) era il nome della teoria ispirata dal segretario alla Difesa Robert McNamara, basata sulla condivisa convinzione che entrambe le parti fossero reciprocamente vulnerabili alle ritorsioni e non avessero alcun incentivo a colpire per prime. Era chiaro a tutti che l'impiego dell'arma nucleare avrebbe comportato una risposta immediata e di forza tale da distruggere non solo le attività militari ma da radere al suolo le strutture sociali, economiche e politiche dell'avversario, generando una spiralizzazione irreversibile.


Sin dalle prime ore della folle invasione dell'Ucraina del 24 febbraio, Vladimir Putin ha dato l'ordine di aumentare il livello di allerta delle forze nucleari russe, avanzando velate minacce d'impiego. Se è vero che l'aumento dei livelli di allerta può rientrare nella logica militare di un conflitto, il fare dichiarazioni circa la possibilità d'impiego dell'arma nucleare rappresenta già un rischio altrettanto serio. Ciò che contraddistingue questa fase del conflitto dalla Guerra fredda è questo processo di normalizzazione semantica di un possibile utilizzo dell'arma nucleare. L'espediente trovato da Putin per sostenere questa "narrazione strategica" è quello della bomba tattica nucleare.


A tal riguardo si possono definire tattiche le armi nucleari la cui energia esplosiva può variare da poche frazioni fino a 50 chilotoni di energia esplosiva. Solo per inquadrare la potenza di questi ordigni, Little Boy e Fat Man, che hanno raso al suolo Hiroshima e Nagasaki, erano di circa quindici chilotoni ciascuno. Questo lascia pochi dubbi sul fatto che potenza (chilotoni) e gittata (tattiche fino a cinquecento chilometri e strategiche oltre tale distanza) rappresentino una classificazione non indicativa degli effetti provocabili.
L'utilizzo di armi nucleari tattiche è pensato per disarticolare e arrestare, grandi schieramenti di forze nemiche quando il numero di mezzi e uomini è soverchiante, ma anche quando la guerra sembra portare a risultati insoddisfacenti. L'arma nucleare strategica è concepita per coprire distanze intercontinentali e colpire il nemico in profondità sul proprio territorio.


Ciò che invece caratterizza le armi nucleari e determina se si tratta di impiego tattico o strategico sono gli obiettivi verso cui sono rivolte, i danni che provocano e gli effetti che producono. Un'arma di alcune decine di chilotoni, fatta magari esplodere in mare aperto o in aree remote di un Paese presidiate da sole forze militare, oltre all'immenso danno ambientale, non avrebbe ripercussioni dirette sulla popolazione e, forse, potrebbe essere letta solo come una mera azione dimostrativa. È, però, altrettanto vero che un ordigno di zero virgola chilotoni indirizzato su obiettivi militari a ridosso di una città comporterebbe immediatamente la morte anche di migliaia di civili e una chiara, ferma e severa risposta.


Questo perché l'arma nucleare tattica è, in sé, la più ambigua, laddove l'intenzione e la percezione possono essere drammaticamente diverse; quindi anche un'arma nucleare classificata come tattica può cambiare per sempre il corso della Storia. Nel caso del conflitto in Ucraina, l'utilizzo di un'arma nucleare tattica sul territorio ucraino provocherebbe gravissimi danni diretti e incalcolabili danni indiretti contro la popolazione, senza considerare gli effetti della nube tossica nel medio-lungo periodo che viaggerebbero per diverse centinaia di chilometri. Una simile ipotetica e criminale azione non potrebbe restare impunita sebbene ritenga, personalmente, che gli Stati Uniti e l'Alleanza Atlantica non risponderebbero immediatamente con un secondo lancio nucleare. È verosimile che la risposta, tanto rapida quanto cruenta, arriverebbe con una massiccia azione convenzionale, possibile con diversi gradi di coinvolgimento, a partire dalla fornitura all'esercito ucraino di armi di precisione a lunga gittata tali da pregiudicare pesantemente l'operatività delle forze militari russe. Ad onore del vero, le dichiarazioni di qualche giorno fa di Sergey Lavrov, ministro russo degli Esteri, circa l'inammissibilità della guerra nucleare sono un segnale tranquillizzante che, almeno in parte, bilancia le dichiarazioni di altri esponenti di primo piano come quelle di Dmitry Medvedev che ha rimarcato "il diritto di usare l'arma nucleare se lo riterrà necessario" da parte di Mosca.


Il rischio di un'escalation nucleare o del cambio di scala del conflitto in Ucraina non è immediato. Resta alto, invece, il rischio dell'incidente sia dovuto all'errore, vedasi i bombardamenti sulla centrale nucleare di Zaporizhzhia, sia a forze che, più per dinamiche di politica interna che per strategia militare, hanno l'interesse a rendere ancora più ingovernabile questo conflitto. Oggi, purtroppo, quello che rappresenta il pericolo maggiore è la mancanza di un solido canale di comunicazione. Nel 1962, quando il mondo sembrava scivolare verso il baratro nucleare, John F. Kennedy e Nikita Krusciov, ebbero il coraggio di fidarsi l'uno dell'altro e trovare una pacifica soluzione. Oggi, sessanta anni dopo, nell'epoca dell'iper-comunicazione il silenzio fra le parti, rischia di far calare sull'Ucraina e sull'Europa una nuova cortina di terrore nucleare.