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Clima, se la neve a Cortina diventasse un ricordo

Cortina d'Ampezzo (ansa)

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A cosa siamo pronti a rinunciare, oltre alle lucciole? Cos'altro chiuderemo nel cassetto del passato prossimo, in nome del menefreghismo ambientale?
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E se gli sci diventassero come il grammofono? E se i maestri di sci tramontassero come i cocchieri? Oggetti e mestieri color seppia, dimenticati nel tempo, perché a causa del surriscaldamento fra 14 anni a Cortina non si potrà più sciare.

È la proiezione stilata nel rapporto ufficiale dell'organizzazione di studi meteorologici delle Nazioni Unite, secondo il quale stiamo procedendo ad ampi passi verso una radicale trasformazione dei nostri territori, delle nostre abitudini, dei nostri stili di vita. E in assenza di misure urgenti (e drastiche) tutto ciò che è attualmente possibile, si muterà in un ricordo.

Ma facciamo un passo indietro. È cosa nota che l'inquinamento luminoso e l'abuso dei pesticidi hanno determinato la graduale scomparsa dei coleotteri lampiridi, più comunemente noti come lucciole. Nessuno si è disperato per la loro quasi completa estinzione, l'abbiamo archiviata fra le memorie gi…

E se gli sci diventassero come il grammofono? E se i maestri di sci tramontassero come i cocchieri? Oggetti e mestieri color seppia, dimenticati nel tempo, perché a causa del surriscaldamento fra 14 anni a Cortina non si potrà più sciare.

È la proiezione stilata nel rapporto ufficiale dell'organizzazione di studi meteorologici delle Nazioni Unite, secondo il quale stiamo procedendo ad ampi passi verso una radicale trasformazione dei nostri territori, delle nostre abitudini, dei nostri stili di vita. E in assenza di misure urgenti (e drastiche) tutto ciò che è attualmente possibile, si muterà in un ricordo.

Ma facciamo un passo indietro. È cosa nota che l'inquinamento luminoso e l'abuso dei pesticidi hanno determinato la graduale scomparsa dei coleotteri lampiridi, più comunemente noti come lucciole. Nessuno si è disperato per la loro quasi completa estinzione, l'abbiamo archiviata fra le memorie giulive di un'Età dell'Oro in cui la campagna lambiva la città e correvamo felici nei prati, estasiati dalla vampa dei falò di Cesare Pavese.

Abbiamo accettato il lutto, l'abbiamo inserito fra le fratture necessarie di una marcia verso il benessere che impone di lasciarsi alle spalle qualcosa, fra cui le lucciole. È un peccato, certo, le piccolette erano così romantiche. Ma vuoi mettere i pixel retroilluminati di un tablet?

La domanda che si pone adesso è tuttavia spietata: a cosa siamo pronti a rinunciare, oltre ai coleotteri lampiridi? Cos'altro chiuderemo agevolmente nel cassetto del passato prossimo, in nome del crasso menefreghismo ambientale per cui ogni mezzo è giustificato pur di consumare tanto, consumare sempre, consumare tutti?

Se non cambiamo marcia, diremo prestissimo addio a molte cose, sia chiaro. E gli skilift arrugginiti sopra Cortina sono solo un'immagine simbolo fra centinaia di altre che si potrebbero evocare, perché la neve bagnata nel Cadore andrà di pari passo con la campagna toscana mutata in brulla distesa di sterpi riarsi, mentre la macchia mediterranea sparirà dai radar e i lidi di Rimini o Sabaudia saranno spazzati via da un mare ingordo e pieno di meduse.

Eppure, ne sono certo, nessuno fremerà più di tanto, nessuno si logorerà nei sensi di colpa, perché molto più importante sarà stato tenere in piedi il Paese dei Balocchi, ovvero quel sistema di agi e comodità per cui siamo stati educati a esigere tutto senza sforzo, tutto a distanza zero, tutto in consegna rapida se non istantanea, tutto a prezzo sempre più basso, e chi se ne importa se le lucciole sono sparite?

Ma sì, è tutta retorica da Via Gluck, tutta propaganda buona per quel Cappuccetto Rosso di Greta Thunberg, perché come ci siamo rassegnati all'assenza delle lucciole, così faremo senza neve, faremo senza colline, faremo senza spiagge, faremo senza lucciole, anzi magari le lucciole le assembleremo presto in un laboratorio di Taiwan con qualche diavoleria genetica.

Che poi, a ben pensarci, perché dovremmo lasciarci impressionare dalle Cassandre dell'Onu con il loro terrorismo climatico sulle Dolomiti bellunesi? Sotto sotto, siamo convinti che la nostra onnipotenza hi-tech sarà perfettamente in grado di brevettare una neve su cui sciare ancora di più e ancora meglio che nelle settimane bianche del secolo scorso.

E quindi, signori, invece di perder tempo in geremiadi sul clima, i combustibili, le energie rinnovabili e i 14 anni che ci separano da una Cortina in cui far solo tornei di burraco, vediamo di progettare fino da subito il business di una qualche neve sintetica, che possibilmente consenta di estendere la stagione da settembre fino a giugno compreso.

Dettaglio a margine: i 2-3 gradi di surriscaldamento che corromperebbero la coltre candida sulla Croda da Lago, porterebbero con sé anche milioni di profughi in fuga da un'Africa inabitabile per siccità e carestie. Ma questi, si sa, sono particolari irrilevanti.

Chissà se è un particolare irrilevante anche che nei suddetti 14 anni continueremmo a veder crescere il conto dei morti e dei dispersi per uragani mediterranei ed eventi estremi, come quello che ha flagellato recentemente le Marche. Case distrutte, cadaveri, fiumi di fango. Ma sarà come per le lucciole: ci spiace tanto, ma il progresso è tutto, per cui tiriamo avanti e voltiamo pagina.