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L'archetipo alla rovescia della Donzella e del Cavaliere

Lo scontro fra Giorgia Meloni e Silvio Berlusconi testimonia un cambio di paradigma
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Sì certo. La politica il governo le trattative. La Camera russa e il Senato ucraino, le Massime Istituzioni strabiche come un capolavoro di Picasso - nobilitiamoci agli occhi dei governi stranieri, spiazziamoli: evochiamo ispirazioni artistiche. Tutto arriverà, questione di giorni. Ma intanto, nell'attesa, qualcosa di più grande sta accadendo nel retropalco.

Finisce qui, o per lo meno cambia segno fino a nuovo ordine, il grande archetipo del Cavaliere e la Donzella che ha governato (anche) la vita politica degli ultimi decenni: moltissimo a destra, dalle parti di Arcore, ma anche a sinistra, non facciamo finta di no. Anche a sinistra lo stile della casa è sempre stato prego, signorina, si accomodi: ho qualcosa per lei se lei sarà gentile con me. La materia dello scambio poteva essere diversa ma non il principio. Io la proteggerò in cambio della sua riconoscenza perché lei è debole, lei è fragile, lei senza di me sar&a…

Sì certo. La politica il governo le trattative. La Camera russa e il Senato ucraino, le Massime Istituzioni strabiche come un capolavoro di Picasso - nobilitiamoci agli occhi dei governi stranieri, spiazziamoli: evochiamo ispirazioni artistiche. Tutto arriverà, questione di giorni. Ma intanto, nell'attesa, qualcosa di più grande sta accadendo nel retropalco.

Finisce qui, o per lo meno cambia segno fino a nuovo ordine, il grande archetipo del Cavaliere e la Donzella che ha governato (anche) la vita politica degli ultimi decenni: moltissimo a destra, dalle parti di Arcore, ma anche a sinistra, non facciamo finta di no. Anche a sinistra lo stile della casa è sempre stato prego, signorina, si accomodi: ho qualcosa per lei se lei sarà gentile con me. La materia dello scambio poteva essere diversa ma non il principio. Io la proteggerò in cambio della sua riconoscenza perché lei è debole, lei è fragile, lei senza di me sarà perduta nel mondo: prenda il mio braccio e sarà eletta, protetta. Io la salverò e la renderò forte, col mio sostegno.

Lo spettacolo a cui stiamo assistendo, lo scontro fra Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni a colpi di "non si può andare d'accordo con lei", "non sono ricattabile", la paternalistica lista di aggettivi che la bocciano in pagella, il professore è lui, e la risposta sprezzante di lei non sono solo uno scontro politico, quello è molto chiaro. C'è, dietro, una diversa idea di mondo: non ho bisogno che tu mi salvi, non mi interessa essere come tu mi vuoi. Se non ti piaccio pazienza.

Sì, è interessante che a compiere questa inversione di senso sia una donna di destra, non una femminista militante, non una paladina delle battaglie per le quote rosa: ma questo lo abbiamo già detto. È andata così e con la realtà non si discute: magari, al limite, si prende qualche appunto. Potrebbe essere materia di ripensamenti e riflessione.

Sto leggendo in questi giorni un libro che spero vi piacerà quanto merita, s'intitola Il tempo della nostalgia di Natàlia Romanì. C'è, a mensa, un docente universitario che salva una studentessa dall'inciampo, lei ha in mano il vassoio con la Cesar salade e una Coca, lui la prende per la vita mentre sta cadendo. "Guardò quegli occhi scuri e tristi, quelle labbra carnose e sentì che l'istinto di protezione verso il presunto più debole si stava azionando. Lo precedevano secoli di letteratura. Era impossibile resistere al riscatto della donzella. Il cavaliere che salva la dama fragile e dolce dall'essere divorata da una fiera. Il resto era solo questione di tempo. Ci impiegò ancora qualche anno ad accorgersi che era intrappolato senza alcuna via di fuga".

Silvio Berlusconi, Cavaliere di migliaia di donzelle, è intrappolato senza via di fuga nella tela delle sue ultime fanciulle: più il tempo passa e più sei ostaggio di chi avevi creduto di proteggere. Ora, da vecchio, è semplicemente alla mercé delle ultime giovani donne che gli siedono accanto lusingandolo, baciandolo sulla guancia e dicendogli bravo, bravissimo, così si fa: quelle che lui ha creduto di scegliere e che lo hanno scelto, invece, per il loro tornaconto.


È semplicemente incredibile che le sorti del governo, il voto per i presidenti delle Camere sia e sia stato governato da Licia Ronzulli: dal fatto che Silvio B. vuole (voleva) un posto qualsiasi ma un posto per lei. È qualcosa che non si spiega se non dentro quella matrice paternalista, maschilista, dentro quella relazione di potere che è, appunto: io sono l'uomo e io decido, io ho scelto questa donna (l'ho salvata da un destino diverso, umile, peggiore) lei mi è stata devota, io la premio.

Quando Giorgia Meloni parla di ricatto si riferisce a questo: i senatori di Forza Italia non hanno votato La Russa al Senato perché lei ha detto no a un posto di governo per Ronzulli. Poi certo, pessimo che nessuno abbia avvisato Berlusconi che c'erano i voti dei vecchi democristiani di lungo corso e di qualche pentastellato sedotto dal potere, pronti alla supplenza. Pessimo che chi gli sta vicino non lo abbia informato, del resto Gianni Letta è stato messo ai margini e dunque: Caporetto.

Forza Italia nelle mani di Licia Ronzulli è un boccone ghiottissimo per Matteo Renzi, Dario Franceschini, Pierferdinando Casini offeso dalla mancata elezione al Quirinale - il discorso lo aveva in tasca già pronto. Certo che "vogliamo occupare quello spazio", ha detto Renzi in previsione della dissoluzione di Forza Italia. Certo che saremo noi, presto, quelli che dovranno "dare una mano per uscire dalle sabbie mobili".


Magari Calenda non è stato informato dei propositi di Renzi, che difatti si è tenuto in campagna elettorale dietro le quinte, già soddisfatto di rientrare in Parlamento grazie al nuovo amico. Non è il caso di innervosirsi ora, Calenda: il tempo dirà dove gira questa storia. Ma torniamo alla Donzella. Ho letto un'intervista al suo parrucchiere, dice che tutte vogliono il taglio come il suo: non sottovaluterei il dato. I parrucchieri di Roma sono un termometro del consenso popolare, declinano quelli dell'intellighenzia di sinistra, ascende il "bob lungo liscio" della futura premier: "Già una quarantina di nuove clienti me lo hanno chiesto". Un taglio "semplice e schietto". Anche "non sono ricattabile" è una frase semplice e schietta. Tu, invece, lo sei. Tu ricatti - mi minacci di non votarmi se non sto alle tue condizioni - e sei ricattato dalle amiche che pensi di proteggere e che invece ti comandano. Sono loro le padrone, come nella parabola del maggiordomo e del signore: chi è lo schiavo di chi. Alla fine.

Mentre il medioevo all'estrema destra della Lega conquista, per dispetto, la Camera dei deputati e distrae le moltitudini dal vero cambio di passo, lo spettacolo è questo: la Donzella mette a letto il Cavaliere con una camomilla. Sta buonino, non servi. Vi può dispiacere. Può essere un azzardo che le porterà nuovi problemi, un eccesso di protervia antifona di future politiche sciagure ma intanto il modello che si impone è questo, non è solo una questione di capelli. Da Ruby Rubacuori a Giorgia Meloni, si cambia paradigma. La Donzella fa senza il Cavaliere, non ne ha bisogno. La Sinistra, anche stavolta - dispiace - assiste e arriva dopo.