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Egonu e i campioni contro la stupidità

La pallavolista lascia la Nazionale, ma i migliori devono saper resistere anche agli insulti
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Dal secolo breve alle fragilità infinite. Quelle di Paola Egonu come della tennista Naomi Osaka che spesso finisce l'incontro in lacrime. Anche le WonderWoman hanno bisogno di rifiatare e di riaggiustarsi. Nello sport c'è chi alza le braccia e chi abbassa la testa. Per lo stesso motivo: la pressione, la responsabilità del dover fare l'ultimo punto, essere quella risolutiva. Ti pagano per quello, sei famosa per quello, è il gradino da scalare se vuoi diventare la migliore. Puoi essere forte, ma non determinante. Puoi accontentarti di essere brava, best in due categorie, miglior realizzatrice (275 punti) e miglior attaccante (244), però il mondiale volley lo ri-vince la squadra di un'atleta (Boskovic, serba) che ha due anni più di te, che gioca nel tuo stesso ruolo, e che con la pressione ci balla, nel senso che la prende come compagna di gioco. A Michael Jordan passavano la palla anche e sempre nel momento più scottante, …

Dal secolo breve alle fragilità infinite. Quelle di Paola Egonu come della tennista Naomi Osaka che spesso finisce l'incontro in lacrime. Anche le WonderWoman hanno bisogno di rifiatare e di riaggiustarsi. Nello sport c'è chi alza le braccia e chi abbassa la testa. Per lo stesso motivo: la pressione, la responsabilità del dover fare l'ultimo punto, essere quella risolutiva. Ti pagano per quello, sei famosa per quello, è il gradino da scalare se vuoi diventare la migliore. Puoi essere forte, ma non determinante. Puoi accontentarti di essere brava, best in due categorie, miglior realizzatrice (275 punti) e miglior attaccante (244), però il mondiale volley lo ri-vince la squadra di un'atleta (Boskovic, serba) che ha due anni più di te, che gioca nel tuo stesso ruolo, e che con la pressione ci balla, nel senso che la prende come compagna di gioco. A Michael Jordan passavano la palla anche e sempre nel momento più scottante, non se ne è mai lamentato.

Non è un delitto perdere, andare all'inferno perché sbagli un tiro, un rigore (Baggio a Pasadena) o la palla del set-point 2-1 contro il Brasile. Sfogarsi, sprofondare nell'amarezza, ci sta. In ogni sport si è campioni perché quando tutti e tutto si mettono contro di te, anche i fantasmi del passato, dai traumi dell'infanzia alle difficoltà dell'adolescenza, tu li batti con le tue qualità, mostrando che non sei più quella cicatrice, ma un'atleta capace di darsi altre armi. Perché lo stress non può mancare, ma va gestito: il vero successo è quello.


Paola Egonu, 23 anni, 1.93 di altezza, 3.44 di elevazione, 46 di piede, ha certamente sofferto per il distacco dalla famiglia, i suoi si sono trasferiti in Inghilterra che lei aveva 13 anni, così come è sicuro che il razzismo (anche) in Italia è una cosa seria, che va affrontata, senza fuggirne, e bene hanno fatto Draghi e altri esponenti delle istituzioni a definire Paola un orgoglio dello sport azzurro. Dileggiare gli atleti neri è sempre una stupidità attuale, anche i calciatori inglesi Rashford e Saka che sbagliarono i rigori contro l'Italia nella finale europea sono stati bersagliati sui social. È umano voler essere coccolati, ma dire che la colpa del punto non messo a segno è di una situazione esterna allo sport o della troppa pressione sembra un po' infantile. Paola ha appena firmato un contratto da un (meritato) milione per il VakiBank, squadra turca. I campioni guadagnano tanto non solo perché sono bravi e non vogliono smetterlo di esserlo, ma perché riescono nel momento critico a tirare fuori il meglio di sé e a ridicolizzare ansie, tensioni e offese. Altrimenti a fare punto quando non c'è il temporale sarebbero capaci in molti.

Ogni atleta ha il suo carattere e la sua diversità, ma quando si è professionisti lamentarsi delle cattiverie del mondo è inutile. Bisogna batterle e combatterle. E certo la salute mentale è importante. Ma alla tennista Naomi Osaka che piange o scappa dal campo verrebbe da dire: ti vogliamo bene, ma sei diventata lagnosa, prenditi il tempo, curati, e poi torna in campo. Egonu in questo mondiale è stata brava, ma non devastante, calcolando che la sua schiacciata nella finale di Nations League a luglio aveva toccato la velocità record di 112,7 chilometri orari. E che ai Giochi di Tokyo su 69 servizi aveva fatto 8 punti e 19 errori, finendo terza in classifica mentre a questi mondiali con 136 battute, 8 punti e 31 errori è 27esima. Paola ha cambiato stile di battuta, è diventata meno efficace, ma resta inamovibile, l'unica che non ruota, mentre le altre star si prendono il momento di respirare. La Nazionale è molto dipendente da lei e forse è questo che la pone sempre oltre l'orlo della crisi di nervi. Ora andrà a giocare in Turchia, con altre stelle, stimolata anche da un ottimo coach italiano Giovanni Guidetti, con un club che è campione d'Europa e del mondo. Migliorerà ancora, perché la competizione in squadra, brucia orgogli, e aiuta a capire che le vere WonderWoman possono sempre ricaricare i razzi.