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La legge 194 non si cambia, giù le mani dall'aborto

Nei giorni in cui la prima premier donna si accinge ad entrare a Palazzo Chigi, i diritti delle altre donne vengono messi subito in discussione con la proposta di legge Gasparri
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Vorremmo provare stupore di fronte al disegno di legge Gasparri che propone di modificare il Codice civile e riconoscere i diritti del concepito, ma onestamente non ne siamo affatto stupite. Vorremmo poter dire che non ci aspettavamo che la nuova maggioranza presentasse come prima proposta una legge che mette in discussione la 194, ma invece lo avevamo previsto. Vorremmo poter affermare che le rassicurazioni della stessa Giorgia Meloni sul diritto all'aborto ci avessero convinto, ma siamo rimaste piuttosto scettiche.

Eccoci, dunque, già arrivate al paradosso: nei giorni in cui la prima premier donna si accinge ad entrare a Palazzo Chigi, i diritti delle altre donne vengono messi subito in discussione. Non ci meraviglia neppure che a proporre il disegno di legge sia un politico uomo, non è suo il corpo sul quale eventualmente si decide. Negli Stati Uniti, del resto, sono stati cinque giudici uomini ad affossare l'aborto come diritto costituzionalmente garantito.

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Vorremmo provare stupore di fronte al disegno di legge Gasparri che propone di modificare il Codice civile e riconoscere i diritti del concepito, ma onestamente non ne siamo affatto stupite. Vorremmo poter dire che non ci aspettavamo che la nuova maggioranza presentasse come prima proposta una legge che mette in discussione la 194, ma invece lo avevamo previsto. Vorremmo poter affermare che le rassicurazioni della stessa Giorgia Meloni sul diritto all'aborto ci avessero convinto, ma siamo rimaste piuttosto scettiche.

Eccoci, dunque, già arrivate al paradosso: nei giorni in cui la prima premier donna si accinge ad entrare a Palazzo Chigi, i diritti delle altre donne vengono messi subito in discussione. Non ci meraviglia neppure che a proporre il disegno di legge sia un politico uomo, non è suo il corpo sul quale eventualmente si decide. Negli Stati Uniti, del resto, sono stati cinque giudici uomini ad affossare l'aborto come diritto costituzionalmente garantito.

Non ci sorprende neppure che la notizia del disegno di legge Gasparri arrivi all'indomani dell'elezione alla presidenza della Camera del leghista Lorenzo Fontana. L'ex ministro della Famiglia, convinto antiabortista, definisce le famiglie omogenitoriali "schifezze" e prende come modello di società la Russia di Putin dove gli omosessuali sono fuorilegge e il diritto all'aborto in pericolo per il calo demografico.

Non ci stupisce neppure che la Destra, dopo aver reso molto difficile l'aborto in alcune delle regioni in cui governa, tenti di esportare quel modello a livello nazionale. D'altronde l'esperienza americana dimostra che il vero scopo dei politici repubblicani è sempre stato quello di estendere il divieto di abortire dagli Stati nei quali governano a tutto il Paese, divieto che si applicherebbe anche in caso di stupro e incesto.

Ai giornalisti che gli chiedevano se non fosse crudele obbligare una donna che ha subito violenza a portare avanti una gravidanza, il governatore del Texas ha risposto che si impegnerà personalmente affinché gli stupri siano eliminati dal suo Stato e gli stupratori assicurati alla giustizia. Dunque, il modello Marche sta all'Italia come il modello Texas sta agli Stati Uniti?

Vorrei mettere in guardia i politici italiani che si incamminano per questa via. Forse non sanno che la popolarità del presidente Biden, in caduta libera da mesi, è di colpo risalita dopo la sentenza della Corte Suprema che ha vietato l'aborto. Forse non sanno neppure che in uno degli Stati più repubblicani d'America, il Kansas, i cittadini hanno votato in massa contro un referendum che voleva eliminare l'aborto dalla loro Costituzione.

Forse non ricordano che in Polonia (altro Paese che la Destra vorrebbe emulare) la proposta di legge per limitare ulteriormente le interruzioni di gravidanza portò in piazza centinaia di migliaia di donne e che i divieti furono introdotti solo grazie a una decisione dei giudici costituzionali (per nulla indipendenti dal potere esecutivo).

Stupisce poi che nella situazione in cui si trova il nostro Paese (guerra, crisi energetica, crisi climatica, aumento della povertà, ritorno del Covid) i politici della maggioranza non trovino altro di meglio da fare che rimettere in discussione diritti acquisiti da più di quarant'anni.

Per carità non sarebbe il primo atto autolesionistico di cui ha dato sfoggio la maggioranza in questi giorni, e forse le battaglie identitarie uniscono partiti che per il resto - politica estera, economia, incarichi di governo - sono molto divisi. Sembra quasi che per riscoprire una ragione per stare insieme debbano trovarsi un nemico comune, il corpo delle donne.

Questo per dire che non crediamo affatto che il vero scopo del disegno di legge Gasparri siano i diritti del concepito. L'unico scopo di quella legge, proprio come avviene negli Stati Uniti, in Russia, in Polonia e in Ungheria è il controllo del corpo delle donne. Peccato che nel nostro Paese i corpi femminili, oltre ad essere più della metà della popolazione, siano anche molto agguerriti. Uomo avvisato, dunque.