Quel che resta alle donne
di Elisabetta Camussi , di Elisabetta CamussiStando a quanto attualmente noto il ministero per le Pari Opportunità nel nuovo esecutivo potrebbe scomparire come dicastero a sé (o accorpato alla Famiglia, com'era a partire dal Conte II) per diventare un'appendice di Affari giovanili e Sport. Sarebbe un tragico errore: le pari opportunità e l'equità tra i generi sono una scelta, ma una scelta necessaria. Non un esito fortuito né una perenne attesa di futuri riequilibri. E invece di negare l'importanza collettiva della questione, si dovrebbero semmai co-intitolare alle Pari opportunità anche il ministero del Lavoro, quelli dell'Istruzione e dell'Università, quello dell'Economia, quello della Salute. Per cominciare.
Da molti anni insegno al corso Genere Politica e Istituzioni all'università Bicocca di Milano. È un corso aperto alla cittadinanza, fra l'altro originariamente voluto proprio dal ministero Pari opportunità, a cu…
Stando a quanto attualmente noto il ministero per le Pari Opportunità nel nuovo esecutivo potrebbe scomparire come dicastero a sé (o accorpato alla Famiglia, com'era a partire dal Conte II) per diventare un'appendice di Affari giovanili e Sport. Sarebbe un tragico errore: le pari opportunità e l'equità tra i generi sono una scelta, ma una scelta necessaria. Non un esito fortuito né una perenne attesa di futuri riequilibri. E invece di negare l'importanza collettiva della questione, si dovrebbero semmai co-intitolare alle Pari opportunità anche il ministero del Lavoro, quelli dell'Istruzione e dell'Università, quello dell'Economia, quello della Salute. Per cominciare.
Da molti anni insegno al corso Genere Politica e Istituzioni all'università Bicocca di Milano. È un corso aperto alla cittadinanza, fra l'altro originariamente voluto proprio dal ministero Pari opportunità, a cui partecipano donne di tutte le età (studentesse comprese) e troppo pochi uomini. Una delle discussioni ricorrenti riguarda i motivi per i quali le donne in Italia sono così sistematicamente assenti dallo spazio pubblico: perché lo erano prima, perché lo sono adesso e perché continueranno ad esserlo, se non si fa nulla, in futuro. Ne ragioniamo in termini storici, giuridici, sociologici, psicologici, economici. Con dati aggiornati, ricerche correnti e proposte di intervento.
Per molte donne giovani questa esperienza formativa comporta una difficile presa d'atto: le asimmetrie tra i generi sono presenti e pervasive del mondo politico, della rappresentanza e del mondo del lavoro. Per quasi tutte è la scoperta dei meccanismi del potere nel mondo adulto, qualcosa di distante dalle loro esperienze ordinarie, dove è possibile dirsi binarie o no, femmine o maschi, senza che questo comporti conseguenze sui tuoi diritti. Per le donne più adulte è invece uno spazio di pensiero, di scambio, di apprendimento ma anche di narrazione di esperienze e di condivisione di strategie sperimentate, o auspicate, per imparare a stare nelle istituzioni: ci trovi la sindacalista, l'avvocata, la casalinga, l'impiegata, l'insegnante.
Al tempo stesso, e non so per quanto ancora, le centinaia di ragazze e di donne che nei decenni hanno frequentato il corso continuano a chiedere di "stare nel mondo", negli spazi in cui si decide della vita propria e altrui. Chiedono che le donne, loro e le altre, occupino gli spazi del potere e provino a cambiarli. E che li cambino portando equità e competenza: quel sapere che deriva dalla capacità di riflettere su quanto la tua e altrui appartenenza di genere influenzino - molto prima delle tue capacità individuali - ciò che potrai fare ed essere.
Perché mancano (ancora!) modelli di ruolo al femminile molteplici e diversi e una quantità di donne nello spazio pubblico tale da costituire una reale "massa critica": una donna premier nata dalla testa degli uomini e da loro autorizzata a ricoprire quel ruolo non è sufficiente, non racconta una storia interessante, nemmeno per le donne che l'hanno votata. E soprattutto non suggerisce cambiamento, non colma i gap tra i generi che le donne incontrano ogni giorno. Rinforza invece una visione conservatrice della realtà: gli uomini decidono, le donne sono grate per la possibilità che è stata finalmente data a una di loro, anche quando sembrano le uniche leader. Ma in realtà rischiano semplicemente di dover concretizzare quanto era prima stato concordato.
E allora alle donne cosa resta? Ad alcune, quelle che possono, resta la possibilità di andarsene da questo perenne medioevo italiano per cercare società più avanzate (che ci sono, a due ore di aereo). Ad altre, che vogliono continuare a provarci, la fatica di cercare di cambiare la realtà.
Perché, per la maggior parte, le donne non stanno bene dove stanno, anche se non hanno l'obbligo del velo. Vogliono aderire a sé stesse e ai propri desideri, adesso come in ogni epoca, adesso più che mai. Vogliono essere parte della realtà, scegliendone i tempi e le modalità.