Negli ultimi mesi e sicuramente dopo le elezioni del 25 settembre la destra italiana ha fatto dell'interesse nazionale un tratto distintivo della sua propaganda. Dopo le irresponsabili parole pronunciate da Silvio Berlusconi sulla sua "dolce" amicizia con Vladimir Putin e sulla guerra in Ucraina, bisogna allora chiedersi cosa si intenda per "interesse nazionale". O meglio: cosa sia per i predicatori di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Perché nell'attuale fase internazionale quel principio inevitabilmente si sovrappone e si identifica con la "sicurezza nazionale". E allora questa coalizione, questa maggioranza, il costituendo governo, alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate da parti fondamentali dell'alleanza, sono davvero in grado di difendere e garantire la "sicurezza nazionale"? È questo il cuore del problema. Perché il feeling del leader di Forza Italia con il Ras del Cremlino non è …
Negli ultimi mesi e sicuramente dopo le elezioni del 25 settembre la destra italiana ha fatto dell'interesse nazionale un tratto distintivo della sua propaganda. Dopo le irresponsabili parole pronunciate da Silvio Berlusconi sulla sua "dolce" amicizia con Vladimir Putin e sulla guerra in Ucraina, bisogna allora chiedersi cosa si intenda per "interesse nazionale". O meglio: cosa sia per i predicatori di Forza Italia, Lega e Fratelli d'Italia. Perché nell'attuale fase internazionale quel principio inevitabilmente si sovrappone e si identifica con la "sicurezza nazionale". E allora questa coalizione, questa maggioranza, il costituendo governo, alla luce delle recenti dichiarazioni rilasciate da parti fondamentali dell'alleanza, sono davvero in grado di difendere e garantire la "sicurezza nazionale"? È questo il cuore del problema. Perché il feeling del leader di Forza Italia con il Ras del Cremlino non è una questione che si può derubricare a folclore o alle vanterie di un ex presidente del Consiglio che ha ormai perso la sua primazia una dozzina di anni fa. Mette bensì in gioco la collocazione internazionale del nostro Paese, la sua credibilità, la sua affidabilità e la sua difesa che certo non può essere autarchica.
Bisogna tenere presente che i deliri berlusconiani si inseriscono in un contesto nel quale l'Italia stava già per essere sottoposta ad una osservazione speciale. Oltre al Cavaliere, infatti, il secondo partner della coalizione (Matteo Salvini) costantemente richiama i suoi rapporti con la Russia. Non ha disdetto l'accordo con il partito di Putin e non rinuncia mai all'occasione di prendere le difese di Mosca. Il segretario leghista avrà un ruolo di primo piano nel prossimo esecutivo. Magari anche quello di vicepresidente del Consiglio. Il neo presidente della Camera, il leghista Lorenzo Fontana, è noto per le sue posizioni "putiniane" e ancora nelle ultime ore non è riuscito a trattenersi dal criticare le sanzioni contro la Russia. L'immagine, insomma, che si offre all'Europa e al nostro principale alleato, gli Stati Uniti, è compromessa. La politica italiana, le Istituzioni italiane sono considerate letteralmente inquinate dal Cremlino. Il livello di penetrazione e infiltrazione sta superando la semplice campagna elettorale. Sta entrando nella sala-comando, nella "stanza dei bottoni". È nei gangli del sistema. Le conseguenze sono drammatiche. La "squadra" di Giorgia Meloni sarà tenuta a distanza. Nessuno, almeno nel fronte occidentale, si fiderà. La Nato, la nostra alleanza militare, come si comporterà? Come potrà condividere dossier e operazioni sensibili? Magari proprio sulla guerra in Ucraina. Quali garanzie avrà che quel che si stabilisce non venga riferito in qualche amoroso scambio epistolare? Chi potrà assicurare che, anche involontariamente, un ministro o un'alta carica istituzionale si rivolga confidenzialmente ad uno dei leader che mantiene rapporti con Putin? Un problema che riguarda anche il ministero degli Esteri che sembra assegnato ad Antonio Tajani, coordinatore proprio di Forza Italia.
Rischiamo un isolamento internazionale senza precedenti. Mettersi di trasverso con Washington non è mai una buona soluzione. E proprio il capo di Forza Italia dovrebbe ricordarsi che entrare in rotta di collisione contemporaneamente con Washington, Berlino e Parigi solitamente non porta bene. Adesso, però, tutto è inesorabilmente peggiorato. Anche per Giorgia Meloni.
Basti pensare alla scelta del Parlamento europeo di assegnare il premio Sakharov al popolo ucraino. Quello è il sentimento prevalente in Europa. Ma la destra italiana sembra ignorarlo. Avverte una fatale attrazione verso le autocrazie periferiche come l'Ungheria con l'unico risultato di trasfigurare l'interesse nazionale. E così Berlusconi catechizza i suoi parlamentari addirittura frenandosi per non rivelare quel che pensa di Zelensky, bolla Biden come un non leader, critica l'Occidente per aver dato le armi all'Ucraina, ripete come un pappagallo la versione dei fatti fornita dal Cremlino e legittima un golpe della minoranza ucraina contro la maggioranza per insediare un esecutivo più accondiscendente. Il tutto tra gli applausi dei parlamentari incoscienti di Forza Italia. Uno spettacolo che non ha nulla a che vedere con l'interesse nazionale.
Il futuro esecutivo ha dunque solo uno strumento per limitare i danni - ormai sostanziali - : provi a rivolgersi al Parlamento. Inviti la Camera e il Senato - una volta e se ottenuta la fiducia - a dibattere, a svolgere una grande discussione e a segnare senza ambiguità la collocazione internazionale del nostro Paese. Solo così può forse provare a convincere i nostri alleati a non trattarci come dei reietti. È l'unico modo per verificare se le differenze gigantesche presenti nel centrodestra possano essere ridotte. Perché la verità è che tutti e tre i partiti di maggioranza coltivano una qualche forma di sospetto nei confronti dell'Occidente in senso lato. La linea atlantista di Meloni è nello stesso tempo eurodiffidente. Non riesce ad accettare il dialogo senza pregiudizi con la Francia, la Germania e le istituzioni comunitarie. Forza Italia trova nel Ppe un interlocutore europeo ma in Putin un fattore di destabilizzazione atlantica. La Lega addirittura racchiude le due contraddizioni.
La futura premier allora si rifugi nella più grande ancora di salvataggio che la Costituzione le mette a disposizione. Chieda ai deputati e ai senatori di fissare definitivamente la collocazione internazionale dell'Italia. Bisogna, però, avere forza politica per farlo. E coscienza. Se non l'avrà, il nostro Paese sarà meno forte e emarginato. L'anello corrotto e debole dell'Occidente.