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Governo, le ragioni per chiudere presto

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Meloni, Salvini e Berlusconi pronti alla stretta finale. Ecco perché conviene a tutti
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Giunti a questo punto, sbrigarsi a comporre il governo conviene a tutti. O meglio, a quasi tutti. C'è sempre qualcuno che spera di guadagnare qualcosa in più allungando i tempi. Fino a giovedì lo speranzoso numero uno era Silvio Berlusconi. Dopo il disastro delle dichiarazioni pro-Putin, ovviamente smentite o corrette quando ormai era troppo tardi, anche il fondatore di Forza Italia ha deposto le armi. Le sue pressioni per ottenere una più incisiva presenza nell'esecutivo si erano infrante già prima che fosse diffuso il diluvio di parole in libertà. Soprattutto non avrà la Giustizia, a cui teneva molto per ragioni intuibili. Del resto, l'uso della politica estera come grimaldello gli si è ritorto contro. Lo ha reso di nuovo pressoché impresentabile presso molte cancellerie occidentali, mentre gli ha restituito popolarità a Mosca. E si capisce: nessuno con il profilo di Berlusconi, per anni capo del gover…

Giunti a questo punto, sbrigarsi a comporre il governo conviene a tutti. O meglio, a quasi tutti. C'è sempre qualcuno che spera di guadagnare qualcosa in più allungando i tempi. Fino a giovedì lo speranzoso numero uno era Silvio Berlusconi. Dopo il disastro delle dichiarazioni pro-Putin, ovviamente smentite o corrette quando ormai era troppo tardi, anche il fondatore di Forza Italia ha deposto le armi. Le sue pressioni per ottenere una più incisiva presenza nell'esecutivo si erano infrante già prima che fosse diffuso il diluvio di parole in libertà. Soprattutto non avrà la Giustizia, a cui teneva molto per ragioni intuibili. Del resto, l'uso della politica estera come grimaldello gli si è ritorto contro. Lo ha reso di nuovo pressoché impresentabile presso molte cancellerie occidentali, mentre gli ha restituito popolarità a Mosca. E si capisce: nessuno con il profilo di Berlusconi, per anni capo del governo in una delle più importanti nazioni d'Europa, si era mai spinto tanto lontano per comprendere le ragioni russe.


Molti continuano a domandarsi perché è accaduto. E qualcuno ha ricordato la frase un po' criptica ma tagliente pronunciata pochi giorni fa da Giorgia Meloni: "Io non sono ricattabile". Una formula che sembra sottintendere, in maniera sfumata, che altri invece lo sono. Ricattabili come e da chi? Qui ci si inoltra nella zona grigia dove le verità e le illazioni si mescolano. Motivo in più per chiudere il più presto possibile la partita, il cui risultato peraltro è scontato. Anche il presidente Mattarella sembra desideroso di fare in fretta, dal momento che la condizione generale del Paese, come è evidente, non ammette ritardi. Il che porta a una precisa conseguenza.


La premier in pectore ha non solo l'opportunità di accelerare e di formare il suo governo in poche ore, al massimo un giorno dopo aver ricevuto l'incarico; ma anche l'occasione di agire in relativa autonomia nella scelta dei ministri (ovviamente rispettando le prerogative del presidente della Repubblica, cui spetta l'ultima parola). Ieri sera nella trasmissione in streaming Metropolis, Maurizio Gasparri rammentava che nei governi di coalizione si ha il dovere di rispettare un certo equilibrio tra i partiti che concorrono all'alleanza. Il che è vero: basta vedere come è soddisfatto Salvini, che sembra aver ottenuto tanto con il suo modesto 8,8 per cento dei voti popolari. Giorgia Meloni lo ha eletto fin dal primo momento suo interlocutore privilegiato e la convergenza di interessi ha funzionato.


Anche Forza Italia ha l'8 per cento, ma la frenesia berlusconiana, il suo sentirsi messo ai margini, in fondo il livore verso chi gli ha spento le luci della ribalta, hanno ridotto la capacità di questo partito di ottenere una rappresentanza ministeriale paragonabile alla Lega. Tuttavia avrà il ministro degli Esteri nonostante lo sconquasso dell'altro giorno. Tajani è andato in Europa a spiegare ai Popolari che Berlusconi non va preso sul serio e che il garante dell'europeismo, e in questo caso anche della linea anti-Putin, è lui. Per ora i partner hanno voluto credergli e questo gli permette di insediarsi alla Farnesina. Tuttavia il problema di Berlusconi rimane e Forza Italia dovrà trovare il modo di uscire dalle ambiguità prima che esse si rovescino sull'esecutivo. In definitiva la delegazione di Forza Italia sarà in parte sotto-rappresentata rispetto al Carroccio. È il frutto della rottura non rimarginata con l'anziano inventore del centrodestra. E la scelta di Giorgia Meloni è di non estenuarsi in una trattativa infinita perché avrebbe l'effetto di indebolire il governo in partenza, compromettendo l'autorità della premier. Preferisce mettere subito in chiaro quali sono i rapporti di forza. Ragion di più per fare in fretta, così poi ognuno si assumerà le proprie responsabilità.