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Il valore dell'opposizione

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Giorgia Meloni è riuscita nell'impresa dove la sinistra ha fallito. Ora bisogna rispondere in modo fattivo
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La destra, quando accade, è una foto qualunque. Né meglio né peggio di quelle di prima, nessuna sorpresa, anzi. A dirla tutta, a dirla subito: la guardi, li guardi, li riconosci tutti e si affaccia inatteso una specie di sollievo. Tutto qui? E’ il nuovo, difatti, che spaventa – sempre – e qui di nuovo non c’è niente: i volti fino a ieri ignoti che avrebbero dovuto suscitare massima vigilanza, allarme democratico, eia eia alalà, sono tutti già nell’album delle figurine da anni, i cronisti politici hanno i loro numeri in agenda e li chiamano per nome. Di tecnici, pochissimi e tutti con uso di mondo: gente che ha fatto pr, che ha governato processi e atenei, gente che se gli chiedi scusi ministro qual è il suo programma si ferma dieci minuti a parlare in piazza perché sa come girano le cose, a domanda si risponde, il governo non è mica un club privato di gente infastidita dai passanti.


Bisogna …

La destra, quando accade, è una foto qualunque. Né meglio né peggio di quelle di prima, nessuna sorpresa, anzi. A dirla tutta, a dirla subito: la guardi, li guardi, li riconosci tutti e si affaccia inatteso una specie di sollievo. Tutto qui? E’ il nuovo, difatti, che spaventa – sempre – e qui di nuovo non c’è niente: i volti fino a ieri ignoti che avrebbero dovuto suscitare massima vigilanza, allarme democratico, eia eia alalà, sono tutti già nell’album delle figurine da anni, i cronisti politici hanno i loro numeri in agenda e li chiamano per nome. Di tecnici, pochissimi e tutti con uso di mondo: gente che ha fatto pr, che ha governato processi e atenei, gente che se gli chiedi scusi ministro qual è il suo programma si ferma dieci minuti a parlare in piazza perché sa come girano le cose, a domanda si risponde, il governo non è mica un club privato di gente infastidita dai passanti.


Bisogna farci caso, a questo: a quanto rapido sia il passaggio dall’apprensione dell’attesa alla nuova indiscutibile realtà. E’ la funzione che fa l’organo. E’ l’insediamento che fa istituzione. Ecco il nuovo governo – Mattarella lo presenta col sorriso e questo è: la nuova faccia del Paese. Almeno dieci di loro erano già nel Berlusconi 4, quattordici anni fa, Giorgia Meloni compresa. Fitto era più magro, Calderoli più rubizzo, qualcuno è persino col tempo fisicamente migliorato. Toh, guarda: Urso. Seguì Fini dall’ala liberal di An, ricordate? Era proprio agli antipodi rispetto a La Russa, nel partito, ma era nel partito. C’è parecchio del tocco di Gianfranco Fini, nella foto, a partire dalla premier: fu lui a volere la giovane Meloni accanto a sé. Non aveva visto male. Un Giorgetti in continuità col governo precedente, anche questo è un fatto insolito: nello spericolato passaggio Draghi-Meloni un ministro resta, ed è niente meno che all’Economia nel momento più difficile.

Tutti lombardi quelli della Lega, ma d’altra parte da dove pensavate che venissero? L’amato Nello Musumeci ministro del mare, un tocco di colore ma non solo quello: togliere i porti a Salvini sarebbe un colpo politico, vedremo. Le tre signore in gara di portamento – Bernini, Casellati, Santanchè: anche qui, sia detto senza sottovalutare gli sforzi in opposizione alla gravità terrestre, vecchissime glorie. Bernini è figlia di Giorgio, ministro nel Berlusconi Uno, qualcuno rammenta? Dinastie, addirittura. Roccella è la figlia del fondatore del partito Radicale, guarda te che giri fa la storia dei diritti, il femminismo, fra poco ne parliamo. Crosetto arriva addirittura dalla Dc, fatto che dopo aver fatto esperienza della supremazia dell’incompetenza – la politica come nemico, i Cinquestelle allo sbaraglio – torna ad avere un suo valore. Poi certo, gli stabilimenti balneari qualche società di consulenza, qui e lì tracce di conflitto d’interesse ma perché, prima no? Non è stato forse il conflitto di interessi il leit motiv della politica dagli anni Ottanta in qua? E si è risolto alla radice?

La sinistra al governo lo ha risolto? Non abbiamo avuto processi e scandali e storie di banche e consulenze e fondi neri per tutta la durata dei decenni successivi? E poi assoluzioni, archiviazioni, vergogna la gogna, chiedete scusa. Anche Kevin Spacey è stato assolto ieri, titoli: le ombre del me too. Del braccio di ferro Meloni-Berlusconi su Ronzulli al governo resta questo: Meloni non crede che le istituzioni siano un posto che serve a compensare favori muliebri e privati, come è invece sempre stato fin qui e – tocca dire – a tutte le latitudini. Che fossero favori personali o vicinanza politica le donne venivano ricompensate e ‘scelte’ in quota, dal leader del momento e di riferimento. Lo stesso Renzi si è più d’una volta battuto e a volte incagliato - nella trattativa coi Cinquestelle, per esempio – in difesa dell’onore e del ruolo della collega Boschi. Ecco, su questo si potrebbe tirare una riga. E più in generale, bisognerebbe tirare una riga e andare a capo sul tema: la prima donna. Non c’è nessun dubbio che Giorgia Meloni sia riuscita dove altri hanno sempre fallito: ha scritto la sua lista di ministri sostanzialmente da sola, una lista politica. Berlusconi e Salvini possono fare le faccette che credono ma devono fare buon viso se vogliono sedere a quella tavola. Durerà, non durerà? Intanto è un fatto storico che resta scritto negli annali. Enrico Letta deve riconoscerlo: l’Italia ha la sua prima donna premier, ed è una donna di destra. Non femminista, figlia di una cultura agli antipodi rispetto a quella delle battaglie identitarie: una donna cresciuta in una famiglia di donne, che va diritta per la sua rotta dentro una cultura politica di uomini. Non ha capitanato la rivoluzione delle suffragette né delle mondine, non ha scritto trattati simili a quelli in cui l’austera autrice trova che sia sempre “troppo facile ridurre la questione a così poco”, e mentre le austere autrici spiegano perché il destino di madre sia un cappio ideologico di cui liberarsi lei saluta la bambina Ginevra in prima fila per tutto il tempo del giuramento ed è anche questo uno spettacolo che apre una pista finora non battuta, allarga lo spazio. Va bene avere figli e non averne: non è da questo che dipende la tua storia.

Persino Roccella che dice che le unioni civili “portano alla fine dell’umano” apre un orizzonte interessante, perché è talmente incomprensibile, questo che dice, che bisognerà pure riavviare un dialogo: chiedere scusa, come? In che senso? Discuterne. Fare, con la forza della ragione, opposizione. Ecco. Fare opposizione. Che grande occasione. Rimettere in ordine questioni e principi, misurarsi alla prova dei fatti. Certo che è di destra, un governo di destra: come lo immaginavate? Intanto. La sconfitta simbolica di una sinistra che è stata incapace di fare in vent’anni quello che Giorgia Meloni ha fatto negli ultimi due è un dato di realtà da cui ripartire. Osservare i fatti, capire come si siano generati. Magari serve.