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Le quattro strategie sul price cap

(ansa)

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Il Consiglio Europeo di giovedì sull’energia ha raggiunto un accordo in linea di principio su quattro strategie, ma non su come metterle in atto. Presumibilmente ci vorranno mesi per vederle operative.
La prima strategia è la più controversa. Il Consiglio ha approvato un meccanismo per limitare le fluttuazioni del prezzo Ttf del gas via gasdotto, determinato sulla borsa di Amsterdam e diventato il riferimento per molti contratti. È essenzialmente un corridoio, con un pavimento e un tetto, entro il quale dovrà rimanere il prezzo Ttf. Cosa c’entra questo corridoio con il price cap di cui si è tanto parlato? Anche se i contratti con Gazprom non sono pubblici, sappiamo che gli acquisti delle aziende italiane (e presumibilmente di molti altri paesi) sono tipicamente indicizzati al prezzo Ttf degli ultimi mesi. Se il prezzo Ttf “tenta” di andare oltre il tetto e viene bloccato al tetto, di fatto il meccanismo diventa un price…

Il Consiglio Europeo di giovedì sull’energia ha raggiunto un accordo in linea di principio su quattro strategie, ma non su come metterle in atto. Presumibilmente ci vorranno mesi per vederle operative.
La prima strategia è la più controversa. Il Consiglio ha approvato un meccanismo per limitare le fluttuazioni del prezzo Ttf del gas via gasdotto, determinato sulla borsa di Amsterdam e diventato il riferimento per molti contratti. È essenzialmente un corridoio, con un pavimento e un tetto, entro il quale dovrà rimanere il prezzo Ttf. Cosa c’entra questo corridoio con il price cap di cui si è tanto parlato? Anche se i contratti con Gazprom non sono pubblici, sappiamo che gli acquisti delle aziende italiane (e presumibilmente di molti altri paesi) sono tipicamente indicizzati al prezzo Ttf degli ultimi mesi. Se il prezzo Ttf “tenta” di andare oltre il tetto e viene bloccato al tetto, di fatto il meccanismo diventa un price cap sul gas russo (e ovviamente anche degli altri fornitori). È stata scelta questa strada indiretta perché per la Commissione è meno vulnerabile legalmente: un price cap esplicito sarebbe una rottura unilaterale di un contratto.
Rimane il fatto che il corridoio concettualmente rimane un price cap. E per fare un price cap, come per ballare il tango, bisogna essere in due. La Russia ha già minacciato, per bocca di Putin stesso il 12 ottobre, di interrompere le forniture a tutti i paesi che volessero cercare di imporre un price cap. Da un punto di vista puramente economico forse non sarebbe razionale per la Russia bruciare gas pur di non fornirlo all’Europa. Ma quando ci sono di mezzo aspetti geopolitici e militari (oltre al fanatismo della leadership russa attuale), è pericoloso fare affidamento sulla razionalità altrui.


Germania e Olanda si sono opposte a lungo. Il loro timore è duplice: la tentazione di imporre un tetto “basso” a questo corridoio può indurre i produttori di gas a vendere altrove; e può indurre i consumatori a fare meno sforzi di quanto dovrebbero per risparmiare energia. Il comunicato del Consiglio cerca di accontentare Germania e Olanda: il meccanismo non dovrà scontrarsi con questi due obiettivi. Il corridoio dovrà perciò assecondare l’evoluzione del mercato aggiustando il prezzo minimo e soprattutto quello massimo. Insomma dovrà essere un price cap dinamico. Non si sa chi e come dovrà prendersi cura di questi aggiustamenti e la stessa Commissione non ha affatto le idee chiare al riguardo.
La seconda strategia è basata sul “modello iberico”, ossia la sterilizzazione degli effetti delle fluttuazione del prezzo del gas sul prezzo dell’elettricità. Di fatto, un price cap al prezzo dell’elettricità oltre che del gas. È un modello costoso per le casse dello stato, che deve sussidiare i produttori di elettricità con i costi più alti, solitamente quelli a gas, che al prezzo calmierato produrrebbero in perdita. È dunque gestibile solo se si avesse la certezza che l’aumento del gas è di breve durata.
Ma il vero problema del modello iberico è che funziona solo se attuato contemporaneamente in tutta Europa. I produttori di un paese che ha adottato questo modello avranno incentivo ad aumentare l’esportazione verso paesi confinanti che, non avendo adottato il modello, pagano un prezzo è più alto. In Spagna e Portogallo ha funzionato perché la Spagna confina con un solo paese che finora non ha adottato il modello, la Francia: ma le esportazioni di elettricità dalla Spagna alla Francia sono aumentate. E anche se venisse adottato da tutti i paesi, il modello iberico è più costoso per i governi di quei paesi in cui l’elettricità dipende maggiormente dal gas, perché come abbiamo visto i produttori a gas andranno sussidiati altrimenti dovranno chiudere. Presumibilmente questi paesi vorranno essere compensati, e trovare un accordo richiederà mesi.


La terza strategia è legata alla centralizzazione degli acquisti di gas, per aumentare il potere negoziale e ridurre il prezzo sul modello dei vaccini. Per ora è volontaria, ma poi si passerà a un obbligo di acquisto congiunto pari al 15 percento della capacità di stoccaggio. Se questo però significa permettere che i paesi si facciano concorrenza sul resto degli acquisti, potrebbe avere un effetto perverso sul prezzo del gas. C’era una ragione se nel caso dei vaccini tutti gli acquisti furono centralizzati.
Infine, la quarta strategia riguarda la solidarietà fra paesi: un accenno ad un accordo per aiutare i paesi Ue in maggiore in difficoltà quest’inverno. Anche questo sarà complicato: l’Unione Europea ha 27 membri, chi deve aiutare chi, come e quando? I tecnici avranno molto lavoro da fare.


Il Consiglio avrebbe potuto forse adottare misure più concrete su una quinta strategia, che può dare risultati immediati e non ha bisogno di mesi di contrattazione e preparazione legale: un approccio comune ai risparmi di energia. Ora le misure sui risparmi sono lasciate ai singoli stati, e spesso ai singoli comuni. Questo è un problema, perché fornisce a governi e sindaci la scusa per non prendere decisioni impopolari: “è inutile che facciamo sacrifici se poi nel comune o nello stato vicini non li fanno”. Ma se l’input venisse dall’Unione Europea, questo toglierebbe le castagne dal fuoco di governi e sindaci e garantirebbe quei risparmi che finora, soprattutto in Italia, non si sono visti, e che sono indispensabili per abbassare fin da subito i prezzi di gas ed elettricità.