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Ecco perché l'aborto è un diritto inalienabile

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Dire che non lo è, come ha fatto Eugenia Roccella prima di essere nominata ministro, significa negare alcune delle conquiste giuridiche più importanti della nostra Storia
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Alla fine dell'estate scorsa, prima che fosse nominata ministro della Famiglia, della Natalità e delle Pari opportunità, Eugenia Roccella dichiarò in televisione che a suo modo di vedere l'aborto non era un diritto. In quella occasione chiamò in causa anche alcune femministe, come Ida Dominijanni, dicendo che la pensavano esattamente come lei. L'interessata, però, non tardò a smentirla: "Quando in questo Paese si poteva ancora discutere, dire che l'aborto non è un diritto significava dire che è più di un diritto, è una libertà insindacabile di ogni donna".

Al di là delle opinioni, la questione è molto rilevante. L'aborto è un diritto oppure no? E se sì, perché è importante che sia considerato come tale a livello nazionale e internazionale?

"La legge 194 è una legge a contenuto costituzionalmente vincolato", mi dice la p…

Alla fine dell'estate scorsa, prima che fosse nominata ministro della Famiglia, della Natalità e delle Pari opportunità, Eugenia Roccella dichiarò in televisione che a suo modo di vedere l'aborto non era un diritto. In quella occasione chiamò in causa anche alcune femministe, come Ida Dominijanni, dicendo che la pensavano esattamente come lei. L'interessata, però, non tardò a smentirla: "Quando in questo Paese si poteva ancora discutere, dire che l'aborto non è un diritto significava dire che è più di un diritto, è una libertà insindacabile di ogni donna".

Al di là delle opinioni, la questione è molto rilevante. L'aborto è un diritto oppure no? E se sì, perché è importante che sia considerato come tale a livello nazionale e internazionale?

"La legge 194 è una legge a contenuto costituzionalmente vincolato", mi dice la professoressa Marilisa D'Amico, ordinario di Diritto costituzionale a Milano ed esperta di parità dei diritti. "Ciò significa che è espressione di diritti costituzionali - in particolare l'articolo 2 sull'inviolabilità dei diritti umani e l'articolo 32 che tutela il diritto alla salute - e non può essere cancellata con legge ordinaria. Non la si può abrogare neppure via referendum perché significherebbe violare la Costituzione, come ha sancito la stessa Consulta con la sentenza n. 35 del 1997".

La legge 194, dunque, codifica la libertà di autodeterminazione in ambito procreativo e riconosce il diritto di scelta come spettante interamente alla donna - il padre del concepito non può intervenire in alcun modo nel processo, a meno che non sia la donna a volerlo. Se la 194 non fosse stata ancorata ai diritti costituzionali sarebbe stata abrogata già da tempo.

Negli Stati Uniti, dopo l'approvazione dell'aborto nel 1972, sono stati numerosi i tentativi di cancellare l'interruzione di gravidanza come diritto costituzionalmente garantito. Ci sono voluti 50 anni e un totale stravolgimento degli equilibri interni della Corte perché questo fosse possibile.

In Italia, proprio perché la 194 è una legge vincolata, una eventuale modifica del Codice civile a favore dei diritti del concepito, come propone il disegno di legge Gasparri, sarebbe immediatamente impugnabile di fronte alla Corte costituzionale. Già con la sentenza n. 27 del 1975 la Corte aveva stabilito che non c'è equivalenza giuridica tra chi è persona (la donna) e chi persona lo deve ancora diventare (il concepito).

A livello internazionale, invece, l'aborto è un diritto? La Federazione Internazionale Ginecologi e Ostetrici, massimo organo per la ginecologia, dice che "l'autonomia riproduttiva, compreso l'accesso ai servizi di aborto sicuro, è un diritto umano fondamentale e non negoziabile di ogni donna".

È dello stesso parere il Parlamento europeo che, dopo la sentenza della Corte Suprema americana, ha chiesto con una risoluzione che l'aborto "sicuro e legale" sia inserito nella Carta dei diritti fondamentali di Nizza.

Proprio perché l'aborto viene considerato un diritto umano inalienabile, le donne polacche hanno fatto ricorso alla Corte europea dei diritti umani dopo le ulteriori restrizioni introdotte nel loro Paese nel 2020. E le donne argentine, colombiane e messicane hanno ottenuto la legalizzazione dell'aborto proprio incardinando la questione nell'ambito dei diritti umani.

La Convenzione dell'Onu per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione contro le donne protegge i diritti sessuali e riproduttivi e considera il diniego dell'aborto come una restrizione della libertà procreativa delle donne.

Costanza Nardocci, costituzionalista, mi ricorda che anche l'Alto Commissariato per i diritti umani dell'Onu e il Consiglio d'Europa tutelano il diritto all'interruzione di gravidanza. "Secondo il diritto internazionale, costringere una donna a portare a termine una gravidanza indesiderata è una violazione dei diritti umani, inclusi i diritti alla salute, all'autodeterminazione e all'integrità fisica".

L'aborto, quindi, è un diritto inalienabile riconosciuto dalla nostra Costituzione e dal diritto internazionale. Dire che non lo è significa negare alcune delle conquiste giuridiche più importanti della nostra Storia.