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Populismo sanitario

La destra cancella con un colpo di spugna tutto quanto è stato fatto sul Covid
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Appena arrivata al governo, la destra presenta il suo conto. E paga quelli lasciati inevasi durante la campagna elettorale. Ammanta le prime scelte sotto la parola libertà. È una giustificazione, un artificio retorico per nascondere il pegno che sostanzia la ragione sociale di questa coalizione: la libertà di infrangere le comuni regole della convivenza civile e solidale.
E così la libertà diventa la possibilità di non pagare le tasse per alcune specifiche categorie di lavoratori; libertà di evaderle attraverso l'anacronistico ritorno indiscriminato all'uso dei soldi contanti e quindi non tracciabili; libertà di non rispondere alle multe comminate in base alla legge. E, in maniera ancora più grave, libertà di ignorare che nel mondo - e ovviamente anche in Italia - circola ancora il virus del Covid. È insomma una gigantesca Casa delle libertà, in cui tutti possono fare tutto senza conseguenze e …

Appena arrivata al governo, la destra presenta il suo conto. E paga quelli lasciati inevasi durante la campagna elettorale. Ammanta le prime scelte sotto la parola libertà. È una giustificazione, un artificio retorico per nascondere il pegno che sostanzia la ragione sociale di questa coalizione: la libertà di infrangere le comuni regole della convivenza civile e solidale.
E così la libertà diventa la possibilità di non pagare le tasse per alcune specifiche categorie di lavoratori; libertà di evaderle attraverso l'anacronistico ritorno indiscriminato all'uso dei soldi contanti e quindi non tracciabili; libertà di non rispondere alle multe comminate in base alla legge. E, in maniera ancora più grave, libertà di ignorare che nel mondo - e ovviamente anche in Italia - circola ancora il virus del Covid. È insomma una gigantesca Casa delle libertà, in cui tutti possono fare tutto senza conseguenze e senza doveri. Una costruzione fuori tempo massimo e soprattutto che non ha nulla a che vedere con le libertà democratiche e con l'etica della politica. Una sorta di inconsapevole - o forse consapevole - accondiscendenza al viscerale desiderio di dimenticare la pandemia. Si tratta però di un desiderio che legittimamente e comprensibilmente i cittadini possono coltivare ma che non può essere brutalmente avallato da una classe dirigente consapevole. Il populismo sanitario - o forse bisognerebbe definirlo extrasanitario - contiene in sé il germe della sconsideratezza.


Il governo di Giorgia Meloni, infatti, si sta predisponendo a stravolgere tutte le norme che ci hanno consentito di attraversare, seppure con dolore, la tragedia del Coronavirus e a smantellare anche le difese predisposte dal generale Figliuolo durante l'esecutivo Draghi. E l'ex premier certo non si può definire illiberale e così come il militare che ha guidato la campagna vaccinale non può essere accusato di essere contrario al concetto di ordine tanto caro alla destra. L'idea, allora, di eliminare da martedì prossimo l'obbligo di mascherine negli ospedali e nelle Rsa e di vaccinazione per i medici, insieme al progetto di sospendere "sine die" le multe emesse agli over 50 non vaccinati, equivale a far scattare un liberi tutti irresponsabile. I rischi, in particolare nelle Rsa, cui vengono così sottoposti i soggetti più fragili sono letteralmente impietosi. Si baratta uno slogan elettorale con la vita delle persone. Il tutto autorizzato da una sorta di posticcio paravento ideologico della libertà.
Un orientamento, in realtà, che si scontra con l'interesse nazionale di cui la destra si sente la prima sostenitrice. La premier preferisce utilizzare in ogni occasione la parola "Nazione" scansando accuratamente il "Paese". Ma davvero esiste una nazione e un interesse nazionale senza uno spirito di solidarietà nazionale? In questo modo prevale l'io sul noi, il singolo sulla collettività. Si potrebbe dire addirittura in contrasto con alcune delle radici sociali della destra italiana.


Ma c'è qualcosa di più. Che sconfina la mistificazione ideologica. Ha a che fare con il più banale scambio elettorale. È un cedimento culturale ai movimenti "No Vax " e "No GreenPass" che in larga parte si sono schierati con Fratelli d'Italia e con la Lega. Un filo che si è dipanato in questi mesi e che spesso si è attorcigliato nel gomitolo delle infiltrazioni pro-Putin. Non è un caso che si voglia una specie di processo pubblico con una Commissione d'inchiesta su come è stata gestita l'emergenza Coronavirus. L'obiettivo è ovviamente quello di delegittimare un impianto rovesciando le colpe su un ex ministro (Roberto Speranza) e sull'attuale opposizione. Non è un caso che in tutti i suoi interventi alla Camera e al Senato in occasione del voto di fiducia, la presidente del Consiglio non abbia mai pronunciato l'unico sostantivo che ha salvato la vita di molti italiani: vaccino. Mai un riferimento, mai un omaggio. Silenzio ambiguo. Una rimozione che fa capire quanto il centrodestra si senta in dovere di saldare il conto con certi movimenti. Un anno fa il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ammonì: "Non si invochi la libertà per sottrarsi alla vaccinazione perché quell'invocazione corrisponde a mettere a rischio la salute altrui". Ecco, il nuovo governo tenga bene a mente quel richiamo. Perché, come ha detto l'altro ieri Meloni, è senza dubbio vero che "la scienza non è religione". Ma bisogna anche sapere che è invece religione contestare la scienza.