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Se Giorgia Meloni gioca con la sua identità

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Non c’è problema se la premier vuole essere chiamata "signore". Vale sempre, allora, no? Vale per tutti. Il signor presidente invece di sbeffeggiarlo usiamolo, per esempio. Benissimo la libertà di ciascuno che però va declinata insieme a uguaglianza e persino a fraternità
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Vedo molto bene il rischio che questo pezzo sia titolato "Meloni queer", lo corro. Vedo altrettanto bene che la questione degli articoli determinativi il-lo-la-i-gli-le è agitata dal nuovo governo come il drappo rosso davanti al toro per far impazzire le opposizioni, e bisogna riconoscere: con un certo successo.

Vedo infine che si potrebbe e forse dovrebbe parlare di questioni di cronaca più rilevanti: l'immediata strizzata d'occhio ai No Vax, agli evasori e ai riciclatori di denaro sporco. L'idea di libertà di parola e di rispetto del dissenso: come si articola, per esempio, negli Atenei. Più in grande: quanto sia diverso il calibro dell'idea di libertà se metti in gioco la tua vita - come accade proprio ora in Iran, in Ucraina, in Afghanistan, nelle acque del Mediterraneo e in molti altri luoghi del mondo dove solo per caso non siamo nati.

Ma c'è tempo, la sinistra convoca le primarie per il nuovo segret…

Vedo molto bene il rischio che questo pezzo sia titolato "Meloni queer", lo corro. Vedo altrettanto bene che la questione degli articoli determinativi il-lo-la-i-gli-le è agitata dal nuovo governo come il drappo rosso davanti al toro per far impazzire le opposizioni, e bisogna riconoscere: con un certo successo.

Vedo infine che si potrebbe e forse dovrebbe parlare di questioni di cronaca più rilevanti: l'immediata strizzata d'occhio ai No Vax, agli evasori e ai riciclatori di denaro sporco. L'idea di libertà di parola e di rispetto del dissenso: come si articola, per esempio, negli Atenei. Più in grande: quanto sia diverso il calibro dell'idea di libertà se metti in gioco la tua vita - come accade proprio ora in Iran, in Ucraina, in Afghanistan, nelle acque del Mediterraneo e in molti altri luoghi del mondo dove solo per caso non siamo nati.

Ma c'è tempo, la sinistra convoca le primarie per il nuovo segretario a marzo dell'anno prossimo, non c'è fretta: c'è tutto il tempo per godersi lo spettacolo di un governo iperpolitico di destra in crescita costante nel consenso popolare e questionarne via via gli errori, denunciarne le contraddizioni, additare gli scandali. Con calma, poi, si vedrà se nasce in politica e nel Paese un'opposizione credibile.

Perché questo dovrebbe fare un'opposizione: non solo avere ragione, sentirsi dalla parte giusta ma anche renderlo evidente agli elettori, generare consapevolezza e consenso. Diversamente, è una serata in famiglia.

Ma si diceva: Meloni queer. Riprendo il filo da martedì scorso, quando all'indomani del discorso di insediamento del/della premier mi era parso che ci fosse uno spunto interessante e fertile, in questo rivendicare di essere chiamata come le/gli pare. Vale sempre, allora, no? Vale per tutti.

L'identità percepita è sovrana: non c'è problema se ti chiami Giorgia e vuoi essere chiamato signore, parimenti il piccolo Mario che si sente Ginevra e si iscrive al registro Alias della scuola, tale per cui i docenti e i compagni la chiameranno come desidera, è nel diritto. O no, perché quelli sono minorenni e si può decidere solo dopo i diciott'anni? Se ne può discutere, specie con chi ha cominciato a stare sulle barricate a quindici anni: se la maggiore età legale corrisponda alla piena consapevolezza delle proprie azioni. Ma insomma.

Trovo che il dadaismo dell'articolo determinativo contrario al sesso dato alla nascita (e alla grammatica, sia reso onore alla nuova Treccani) sia un gesto politico di grande apertura alle battaglie della modernità. Poi, siccome siamo il Paese che dà giusta gloria a Virzì e Sorrentino, non ci siamo fatti mancare l'incredibile e triste storia di Carlo Deodato, il funzionario che firma la circolare in carta intestata di Palazzo Chigi, con eccesso di zelo poi smentito e corretto dal/dalla premier.

Il "giurista cattolico", attualmente segretario generale a Palazzo Chigi, che indica come si debba correttamente dire "il Signor Presidente Giorgia Meloni" è lo stesso che postava messaggi in favore delle "Sentinelle in piedi" contro il riconoscimento dei diritti Lgbtq e altre consonanti e segni matematici, contro l'educazione gender: perché Mario è Mario e Anna è Anna, diceva. Ma allora lo vedi che non sei coerente.

Direte: sono problemi di lusso, fuffa. Problemi di gente sazia che non vede che mancano il gas, il lavoro, i soldi per vivere. È vero, e figuriamoci se non so che le parole costruiscono la realtà, sono luoghi dove si va ad abitare, architettrici di pensiero che cambiano il modo di pensare.

Tutte e due le battaglie s'hanno da fare - il pane e le rose, insieme - ma di rose sole non si campa, tuttavia. Serve il pane prima. Lo raccomandano i foglietti plastificati sugli aerei: assicurati di restare in vita, soltanto dopo presta soccorso al vicino che da morto non servi. Sì, lo so.

È grossolano sostenere che prima viene la salute, poi il lavoro, poi il resto, ma è la verità: quando vai al mercato prima compri il latte l'olio la carne, poi se ti avanzano dieci euro passi dal banco dei fiori per cinque tulipani. A volte, e quelle volte sei felice.

Sono diventata, invecchiando, femminista naturale. Non faccio proselitismo, non esorto alla rivolta: l'ho fatto per trent'anni e non mi pare che il mondo attorno sia cambiato nel senso che desideravo, a giudicare dagli esiti. Mi limito a pretendere massimo e assoluto rispetto, parità di trattamento (di compensi) e a comportarmi come vorrei che si comportassero gli altri con me.

Ho stima per le accademiche della differenza, qualcuno il faticoso lavoro teorico lo deve assolutamente fare, anch'io leggo con entusiasmo Paul B. Preciado ma poi vedo che le sofisticate analiste sono molto infastidite dai "ragionamenti semplici": è sempre troppo facile, a loro giudizio, è banale, non baste dire che.

Tuttavia rilevo che le cose importanti sono sovente semplicissime, si possono dire in poche parole comprensibili. D'altra parte il compito degli intellettuali è (anche) questo: porgere il pensiero complesso all'uso comune in modo tale che sia sempre più condiviso e la società avanzi. Diversamente diventa un circolo di superintelligenze autoreferenziali che si applaudono a vicenda, nell'indifferenza di un mondo che - fuori - ha altro a cui pensare e spera che Giorgia Meloni risolverà i suoi problemi.

La politica è comunicare, farsi capire, ottenere un risultato. Se per dieci, venti, trent'anni il tuo lavoro di analisi non ha spostato di un millimetro il senso comune resta encomiabile, per carità, va certo in bibliografia del prossimo saggio sul tema ma non hai ottenuto nessun risultato "politico", non hai costruito consapevolezza dove non ci fosse già da prima, hai parlato ai "tuoi" non hai raggiunto "gli altri": hai eretto un muro attorno a un circolo sempre più esiguo. Non c'è battaglia meno interessante di una battaglia inutile.

Le donne ucraine che si augurano di restare vive per dare sepoltura ai figli, le ragazze afghane ricacciate nel buio, le adolescenti persiane uccise per un ciuffo di capelli fuori posto sono persone che proprio in questo momento, stamattina, forse non arrivano a domani. Certe volte, un po', dovremmo anche pensare a cosa mettiamo in gioco noi, di nostro, per il bene comune: cosa rischiamo, se siamo ancora in grado di dire e fare cose imprevedibili capaci di raggiungere chi non sia già d'accordo con noi, e di suscitare un dubbio, una sorpresa, un pensiero.

Scriveva Simone Lenzi, intellettuale fieramente proletario e politico di sinistra, di chi va a letto con "la coscienza stirata" e "la sensazione di far parte degli incompresi miglioratori del mondo". È bello, andare a letto sentendosi nel giusto, con i like della propria bolla che si moltiplicano. Ma è anche interessante chiedersi se i miglioratori e le miglioratrici del mondo stiano davvero migliorando il mondo, insieme all'indubbio progresso della loro reputazione. Magari sì, e al prossimo giro vedremo manifesti i risultati di questa rivoluzione culturale condivisa e diffusa. Intanto va come va, e sarebbe ottimo fare i conti con quel che c'è. Il signor presidente invece di sbeffeggiarlo usiamolo, per esempio.

Benissimo la libertà di ciascuno che però - dicevano quelli - va declinata insieme a uguaglianza e persino a fraternità. Pari condizioni, no discriminazioni, accoglienza e libertà. Una delle poche Rivoluzioni recenti di successo, a mia fallace memoria.