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Quei teppisti delle parole su Twitter

Sul social network si informano milioni di persone, ed è forum principe di giornalismo e politica. Abbandonarlo a odio e disinformazione sarebbe un crimine, che le norme europee condannano già
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Shonda Rhimes, produttrice tv dietro i successi di Grey's Anatomy e Bridgerton lascia la piattaforma social Twitter, e lo annuncia a due milioni di follower. Intellettuali, come lo studioso Gillian Frank del Center for Culture Society and Religion di Princeton University, meditano se lasciare i tweet, appena acquistati per 44 miliardi di dollari dall'imprenditore Elon Musk (stessa cifra in euro), approdando al rivale forum di dibattito Mastodon.

Ma Twitter ha fra 300 e 450 milioni di utenti, cifra incerta per i bot, falsi account, che circolano, Mastodon solo 5 milioni e, come predica la giornalista premio Nobel per la Pace, Maria Ressa, serve raggiungere i cittadini sui social media che usano, non in circoli snob.

Preso il controllo di Twitter, con la bravata di arrivare in sede con un lavandino, Musk dichiara di voler instaurare un proprio "Consiglio per la Moderazione dei Contenuti", meditando se riammettere l'ex presidente Usa Donald Trump, o Katie Hopkins,…

Shonda Rhimes, produttrice tv dietro i successi di Grey's Anatomy e Bridgerton lascia la piattaforma social Twitter, e lo annuncia a due milioni di follower. Intellettuali, come lo studioso Gillian Frank del Center for Culture Society and Religion di Princeton University, meditano se lasciare i tweet, appena acquistati per 44 miliardi di dollari dall'imprenditore Elon Musk (stessa cifra in euro), approdando al rivale forum di dibattito Mastodon.

Ma Twitter ha fra 300 e 450 milioni di utenti, cifra incerta per i bot, falsi account, che circolano, Mastodon solo 5 milioni e, come predica la giornalista premio Nobel per la Pace, Maria Ressa, serve raggiungere i cittadini sui social media che usano, non in circoli snob.

Preso il controllo di Twitter, con la bravata di arrivare in sede con un lavandino, Musk dichiara di voler instaurare un proprio "Consiglio per la Moderazione dei Contenuti", meditando se riammettere l'ex presidente Usa Donald Trump, o Katie Hopkins, commentatrice della destra britannica, messi al bando per aver diffuso troppa disinformazione.

Solo ventilare l'idea di un Forum centrale sui contenuti basta a scatenare una tempesta di messaggi negativi online, per dar l'impressione al pubblico che la governance di Twitter sia mutata e la sua libertà minata per sempre.

Come già denunciato durante la campagna elettorale italiana dai rapporti, lanciati via Repubblica, di Reset, Trementum e Luiss Datalab, l'offensiva coordinata ha visto in azione contemporanea oltre 300 account Twitter, capaci di generare nei laboratori della disinformazione 50.000 tweet falsi, per inquinare l'opinione pubblica e rendere impraticabile la piattaforma.

Yoel Roth, capo del dipartimento Safety&Integrity di Twitter, scopre allarmato l'operazione e, dal suo account @yoyoel, prova a smascherarla, ricordando che le regole interne al social media proibiscono messaggi violenti, razzisti, sessisti.

Troppo tardi, il danno è fatto, e non aiuta che lo stesso Musk, in risposta sarcastica a un tweet di Hillary Clinton di solidarietà alla Speaker della Camera Nancy Pelosi, il cui marito è stato ferito da un complottista californiano, rilanci le notizie del sito Santa Monica Observer, noto per seminare odio nello Stato. Secondo Musk e l'Observer, Paul Pelosi avrebbe litigato, ubriaco, con un prostituto locale.

Il controllo delle false informazioni online è, da almeno dieci anni, centrale per la vita delle nostre democrazie, con lobby finanziate da Russia, Cina e Iran, a piantare zizzania su Covid, politica, guerra in Ucraina. Le piattaforme dovrebbero, per regolamento proprio e per il Dsa, il Digital Services Act e il Code of Practice on Disinformation, codici approvati dall'Ue, cancellare i post che aizzino alla violenza o pratichino disinformazione cronica e nociva alle comunità. Invece Twitter, prima e dopo Musk, Facebook, YouTube, non muovono un dito.

Un nuovo rapporto di Reset, organizzazione per la democrazia online guidata da Ben Scott, che possiamo anticipare su Repubblica, dimostra come, nelle settimane precedenti il voto politico italiano del 25 settembre, le piattaforme abbiano ignorato ogni segnalazione di account sessisti, razzisti, violenti, lasciandoli proliferare senza intervenire. Il team di Reset ha fatto rapporto, in lingua italiana, contro dozzine di account fuori dalle regole europee, ma Facebook ha eliminato appena il 12% dei contenuti fuorilegge, YouTube (gruppo Google) il 6%, Twitter il 5%.

Nel regno di ferocia e menzogna senza freni, in particolare, su 300 contenuti così aggressivi da non potere qui essere riprodotti, Twitter ha risposto solo in 40 casi, lasciando online tutti gli altri: la piattaforma manca di moderatori che parlino italiano, mentre Musk annuncia un'ondata di licenziamenti che potrebbe peggiorare la situazione.

Su Twitter si informano milioni di persone ed è forum principe di giornalismo e politica: abbandonarlo ai teppisti delle parole e ai loro finanziatori sarebbe un crimine, che le norme europee condannano già.

Instagram @gianniriotta