Scuola e social, l'alfabeto tecnologico che serve ai ragazzi
di Chiara Valerio , di Chiara ValerioL'occasione di Elon Musk che compra il social network Twitter e ne diventa amministratore delegato e, ad oggi, componente unico del consiglio di amministrazione consente di continuare la riflessione su scuola e tecnologia. La comunicazione di questa configurazione improbabile è dello stesso Musk su Twitter, dal suo account privato (se ha senso ancora l'aggettivo visto che Twitter è suo): "This is just temporary". Che tuttavia somiglia più a una riga dei Ching, il libro dei mutamenti, che a una comunicazione di servizio.
Tutti, per comunicare, ancora prima di imparare a parlare, apprendiamo una grammatica. La grammatica è ciò che rende possibile raccontare e dunque capire. Senza la grammatica - fosse anche una danza - comunicare sarebbe impossibile. Conoscere le grammatiche e le parole è un prerequisito per sentire, emotivamente, di poter partecipare alla vita collettiva. Specialmente in un mondo che di parole è fatto …
L'occasione di Elon Musk che compra il social network Twitter e ne diventa amministratore delegato e, ad oggi, componente unico del consiglio di amministrazione consente di continuare la riflessione su scuola e tecnologia. La comunicazione di questa configurazione improbabile è dello stesso Musk su Twitter, dal suo account privato (se ha senso ancora l'aggettivo visto che Twitter è suo): "This is just temporary". Che tuttavia somiglia più a una riga dei Ching, il libro dei mutamenti, che a una comunicazione di servizio.
Tutti, per comunicare, ancora prima di imparare a parlare, apprendiamo una grammatica. La grammatica è ciò che rende possibile raccontare e dunque capire. Senza la grammatica - fosse anche una danza - comunicare sarebbe impossibile. Conoscere le grammatiche e le parole è un prerequisito per sentire, emotivamente, di poter partecipare alla vita collettiva. Specialmente in un mondo che di parole è fatto - parole come immagini, immagini come parole, messaggistica istantanea, email, vocali ascoltati a velocità raddoppiata, meme. La protagonista di Precious di Sapphire (Fandango, traduzione M. Bocchiola, 2012) dice: "Questo è l'alfabeto, sono ventisei lettere. Con le lettere fai le parole e con le parole puoi fare tutto".
In un mondo dove sottrai corpi e presenza fisica, devi aggiungere parole. Impariamo grammatiche anche inconsciamente, attraverso i numeri naturali conosciamo il principio di causa effetto, due viene prima di tre, cinque viene dopo quattro. Per esempio.
Nel 1965 Günther Anders (uno dei maggiori filosofi del Novecento e probabilmente l'unico cui ci si riferisce anche nei termini di "marito di", Anders era sposato con Hannah Arendt), osservava che "il nostro linguaggio, essendo composto da giudizi mimetizzati nei singoli vocaboli, è determinato dal pregiudizio. (...) Per questa ragione dobbiamo coniare parole nuove. Del nostro libro dei compiti morali fa parte anche la linguistica" (Stenogrammi Filosofici, Bollati Boringhieri, in uscita in questi giorni, a cura di S. Fabian). Anche oggi, del nostro libro dei compiti morali fa parte anche la linguistica ma rispetto al mondo di Anders abbiamo una questione ulteriore.
La tensione del linguaggio è sempre stata quella - con i limiti e i pericoli connessi alla pratica - di cercare di dare rappresentazione formale e simbolica a ciò che volta per volta il mondo ci mette davanti. I corpi - proprio i nostri - e i nostri manufatti non manifestamente interattivi - libri, tavolette, papiri, scritture varie su supporti altrettanto - sono stati per molto tempo gli unici contenitori di parole. I corpi tacevano, gli scritti diventavano inconsultabili. Sopra le parole che usavamo c'era una grammatica di strutture tangibili.
Alla grammatica di corpi e pagine si è aggiunta oggi quella delle macchine. E dunque non solo per parlare e parlare bene, ma anche per comunicare, è necessario conoscere i rudimenti di questa grammatica recente ma pervasiva. Obiettivo della scuola pubblica è quello di creare i presupposti per una massiva e rapida alfabetizzazione tecnologica degli studenti e delle studentesse italiane, immaginare il contesto didattico in cui possano apprenderla.
Torniamo a Twitter, a Elon Musk e a un esempio pratico. Un tweet ha un certo numero di caratteri, e dunque impone di pensare a come dire le cose perché possano essere dette; in periodo di campagna elettorale, l'account Twitter di Donald Trump è stato cancellato, eppure i contenuti di quell'account erano di Trump che si fosse d'accordo o no con ciò che diceva e pensava.
Siamo il contenuto di un contenitore che non ci appartiene, perché il contenuto dei nostri pensieri non sta più solo nel nostro corpo e nei nostri manufatti non interattivi. Conoscere i linguaggi di programmazione significa in questo momento cercare di resistere alla frustrazione di sentirsi espropriati dei propri pensieri, e dunque sentimenti, e dunque possibilità di interazione. Nel libro dei nostri compiti morali, per tornare ad Anders, non deve esserci più solo la creazione di parole, ma pure quella di strutture.