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Il ritorno di Trump non aiuta Meloni

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Come il risultato delle elezioni di midterm può influenzare il governo italiano
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I repubblicani americani sperano di svegliarsi stamane a cavallo di una red wave, un’onda rossa come il colore del partito. Qualcuno ieri prevedeva addirittura un red tsunami, travolgente e apocalittico. Colpi di scena a parte, tutti si aspettano un’America un po’ più “trumpiana” e un’amministrazione democratica più fragile. Ma quali possono essere le conseguenze in Italia, rispetto al governo di destra-centro appena insediato?


I seguaci di Giorgia Meloni da qualche giorno si compiacciono di certe voci che rimbalzano dagli Usa, secondo cui la giovane premier italiana sarebbe diventata addirittura “il modello” della destra d’oltre o…

I repubblicani americani sperano di svegliarsi stamane a cavallo di una red wave, un’onda rossa come il colore del partito. Qualcuno ieri prevedeva addirittura un red tsunami, travolgente e apocalittico. Colpi di scena a parte, tutti si aspettano un’America un po’ più “trumpiana” e un’amministrazione democratica più fragile. Ma quali possono essere le conseguenze in Italia, rispetto al governo di destra-centro appena insediato?


I seguaci di Giorgia Meloni da qualche giorno si compiacciono di certe voci che rimbalzano dagli Usa, secondo cui la giovane premier italiana sarebbe diventata addirittura “il modello” della destra d’oltre oceano. Sembrano non rendersi conto che questa frase, ammesso che sia autentica e sincera, non contiene una lusinga bensì una trappola. E si capisce perché. È vero che il primo e forse unico sostegno internazionale al nuovo governo di Roma è venuto da Washington. È un sostegno legato alla politica di difesa nell’ambito della Nato e sullo sfondo della guerra in Ucraina. Biden e i suoi hanno avuto all’inizio qualche difficoltà ad accettare un governo di Fratelli d’Italia, ma poi i dubbi hanno lasciato il passo alle ragioni pragmatiche, grazie al forte appoggio che Giorgia Meloni offre alle politiche atlantiche nello scontro con Putin. Anzi, per la sensibilità americana esiste una specie di simmetria tra la Polonia a Est e l’Italia a Ovest: due nazioni, si può dire, prossime più agli Stati Uniti che all’Europa.


Peraltro la leader di FdI non ha mai nascosto di essere più vicina ai repubblicani che ai democratici fin da quando era una politica in ascesa. Ma ora il quadro è cambiato e non è detto che l’antica vicinanza con Trump sia utile a lei e al governo di cui è premier da qualche settimana. Tra i fatti accaduti in tempi recenti c’è l’incredibile assalto a Capitol Hill nel gennaio del 2021. E ci sono oggi i toni sempre più esasperati e intolleranti con cui l’ex presidente prepara l’annuncio della sua nuova candidatura con l’aria di chi va a riprendersi quello che è suo e che gli è stato sottratto con la frode. Inoltre c’è il sospetto di un’intesa sotterranea, o magari solo di una convergenza, fra Trump e Putin su Kiev e altri temi internazionali. Ma soprattutto è noto che i “trumpiani” diffidano dell’Unione europea e potrebbero appoggiarsi agli alleati privilegiati per indebolirla: magari Varsavia e Roma.


S’intende che le elezioni di medio termine non equivalgono alle presidenziali, tuttavia cambiano gli equilibri al Congresso e possono mettere Biden in una posizione molto scomoda. Come dire la circostanza in grado di danneggiare il governo italiano nel momento in cui sta definendo la propria linea verso il mondo esterno. Se abbiamo decifrato in modo corretto le prime mosse della presidente del Consiglio, la sua intenzione consiste nel far leva sull’amicizia con gli Stati Uniti per presentarsi in Europa senza iattanza, anzi con la volontà di superare il muro della diffidenza. Per riuscirci - è paradossale ma non troppo - la repubblicana Meloni ha bisogno dei democratici, ossia di coloro che hanno tradizionalmente rapporti migliori con l’Unione. Al punto che la guerra in Ucraina ha consolidato le intese euro-atlantiche come non accadeva da molti anni.


Un Trump affamato di rivincite, fuori dalla Casa Bianca ma già in grado di condizionare il Congresso, rischia invece di complicare e forse compromettere il delicato cammino della destra italiana verso l’Europa. Intanto ridarebbe voce a Salvini e a tutti i filo-Putin nostrani. Poi alimenterebbe una retorica destrorsa a cui Fratelli d’Italia e leghisti non sarebbero alla lunga indifferenti. E anche sull’altro versante un vecchio amico di Trump, “Giuseppi” Conte, troverebbe nuovi argomenti per il suo populismo anti-Pd. Per quanto possa sembrare strano, a Meloni conviene lo status quo in Usa.