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Gli anticorpi dell'America

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Il risultato delle elezioni di medio termine è un sostanziale pareggio, un successo di Biden e una sconfitta per Trump. E l'ondata arriva fino alla ritirata russa in Ucraina
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Il segnale che arriva dalle elezioni di medio termine è che la democrazia americana ha sufficienti anticorpi per resistere anche al virus più maligno del populismo e della violenza politica. Le previsioni della vigilia, che indicavano una netta vittoria repubblicana e un ritorno di fiamma del trumpismo, sono state smentite. Non c’è stata un’ “onda rossa”, ancor meno uno tsunami, ma soltanto un’increspatura. Un risultato storico: su 39 midterm tenute dalla fine della guerra civile, 36 sono state perse nettamente dal partito detentore della Casa Bianca.


Non è una buona notizia per Donald Trump, che aveva programmato un “importante annuncio” per il 15 novembre, con ogni evidenza la sua ricandidatura alla Casa Bi…

Il segnale che arriva dalle elezioni di medio termine è che la democrazia americana ha sufficienti anticorpi per resistere anche al virus più maligno del populismo e della violenza politica. Le previsioni della vigilia, che indicavano una netta vittoria repubblicana e un ritorno di fiamma del trumpismo, sono state smentite. Non c’è stata un’ “onda rossa”, ancor meno uno tsunami, ma soltanto un’increspatura. Un risultato storico: su 39 midterm tenute dalla fine della guerra civile, 36 sono state perse nettamente dal partito detentore della Casa Bianca.


Non è una buona notizia per Donald Trump, che aveva programmato un “importante annuncio” per il 15 novembre, con ogni evidenza la sua ricandidatura alla Casa Bianca. Ma non lo è neppure per Vladimir Putin, che deve incassare la sconfitta del “suo” candidato alle presidenziali Usa del 2024 proprio nel giorno in cui il ministro della Difesa Shoigu ha ordinato il ritiro delle truppe russe da Kherson: il peggiore disastro dell’ “operazione militare speciale” in Ucraina e una potenziale svolta nella guerra giunta al suo nono mese di combattimenti.


In termini numerici, anche in attesa dei risultati definitivi e della probabile marea di ricorsi, nelle elezioni di midterm c’è stato un sostanziale pareggio. In un Paese così polarizzato e incattivito, questo esito equivale a una vittoria per il presidente in carica (oltre che all’ennesima sconfitta dei sondaggisti). Nonostante l’inflazione al livello più alto degli ultimi quarant’anni e un tasso di consenso molto basso, appena oltre il 40 percento, Biden ha fatto nettamente meglio di Clinton e di Obama. Anzi, ha ottenuto il miglior risultato in assoluto degli ultimi vent’anni per il partito che detiene la Casa Bianca. Appunto perché gli anticorpi, essenzialmente i diritti civili, di cui i sondaggisti non hanno saputo tenere conto, hanno influenzato il voto in misura imprevista.


Il successo di Biden è potenziato dall’insuccesso di Trump. I candidati da lui più sponsorizzati (Mastriano in Pennsylvania, Cox nel Maryland, Bolduc nel New Hampshire) hanno avuto performance peggiori di altri candidati repubblicani meno marchiati. E Ron DeSantis, l’alternativa più forte a Trump per la nomination repubblicana per il 2024 (tanto che l’ex presidente ha minacciato terribili rivelazioni su di lui, soprannominandolo sprezzantemente “DeSanctimonious”) ha ottenuto un grande risultato in Florida. Se queste elezioni avevano anche il valore di un referendum sulle ambizioni trumpiane, ebbene il loro esito ha il sapore di una bocciatura.


La campagna lanciata dai sostenitori di Trump, una miscela tossica di estremismo, odio e paranonia diffusa online, dopo l’attacco alla casa di Nancy Pelosi a San Francisco e il grave ferimento del marito della speaker della Camera, si è rivelata un boomerang. Così come le ripetute intimidazioni nei confronti di presidenti di seggi e di scrutatori a sostegno di una propaganda preventiva contro i brogli elettorali, ormai un leitmotiv del trumpismo sposato da troppi rappresentanti del partito repubblicano a tutti i livelli.


È significativo che molti elettori, intervistati all’uscita dai seggi, abbiano dichiarato di aver votato pensando ai diritti civili. E non, come è sempre stato detto a ogni elezione americana, pensando al portafoglio (“It’s the economy, stupid”, aveva fatto scrivere Bill Clinton nel suo quartier generale per la campagna del 1992 contro George Bush padre). E tra i diritti civili la questione dell’aborto ha mantenuto la sua spinta propulsiva, come si è visto in Pennsylvania o nel Michigan, dove il voto delle donne è stato determinante.


Il governo diviso non aiuterà Biden sul piano interno, dove finora aveva segnato in due anni un record di provvedimenti legislativi nettamente migliore di quello registrato da Clinton e da Obama in otto anni. Ma gli lascerà, comunque, un ampio margine di manovra in politica estera. L’effetto collaterale delle elezioni di medio termine è confortante per Zelensky e deprimente per Putin, quasi quanto le notizie che arrivano dal fronte. Evgenij Prigozhin, conosciuto sbrigativamente come “il cuoco del Cremlino” mentre in realtà ha un ruolo politico sempre più importante con i suoi mercenari della compagnia Wagner e la sua agenzia di fake news, ha ammesso pubblicamente per la prima volta che l’Internet research agency di San Pietroburgo ha cercato di interferire nelle elezioni, come già accadde nel 2016 contro Hillary Clinton. La speranza del Cremlino era che una schiacciante vittoria dei repubblicani, e soprattutto di Trump, avrebbe portato il Congresso Usa a bloccare gli aiuti a Kiev. Le urne indicano che la linea della Casa Bianca non cambierà. Biden, come ha detto il suo consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan, è favorevole a un negoziato con Putin. Ma nella migliore situazione militare per l’Ucraina. La clamorosa sconfitta dei russi a Kherson, nel giorno della non vittoria elettorale di Trump, finisce per rafforzare la strategia di Biden e dei suoi alleati.