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Guardare oltre i muri

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Migranti, tutti gli errori di Francia e Italia
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Nella crisi politico-diplomatica che si è aperta tra Italia e Francia, grave quanto quella del 2019 provocata dalla coppia Di Maio-Di Battista (anche se allora si arrivò sino al richiamo dell’ambasciatore francese in patria), le ragioni e i torti si confondono e resta difficile scegliere chi sia il più feroce con i poveri disgraziati che cercano una speranza di vita migliore in Europa. È più grave lasciare in ostaggio a bordo delle navi delle Ong i migranti, come sta facendo l’Italia? Oppure ci indigna di più leggere il tronfio comunicato emesso ieri dalla Direzione generale della Polizia Nazionale francese (Dgpn), in cui i gendarmi si vantano di aver tirato giù da un treno un 14enne della Guinea – grave pericolo per la République! - rimandandolo da solo in Italia dalla stazione di Mentone?


In questa gara di machismo gallo-latino, a rimetterci, oltre al senso di umanità, di sicuro è l’i…

Nella crisi politico-diplomatica che si è aperta tra Italia e Francia, grave quanto quella del 2019 provocata dalla coppia Di Maio-Di Battista (anche se allora si arrivò sino al richiamo dell’ambasciatore francese in patria), le ragioni e i torti si confondono e resta difficile scegliere chi sia il più feroce con i poveri disgraziati che cercano una speranza di vita migliore in Europa. È più grave lasciare in ostaggio a bordo delle navi delle Ong i migranti, come sta facendo l’Italia? Oppure ci indigna di più leggere il tronfio comunicato emesso ieri dalla Direzione generale della Polizia Nazionale francese (Dgpn), in cui i gendarmi si vantano di aver tirato giù da un treno un 14enne della Guinea – grave pericolo per la République! - rimandandolo da solo in Italia dalla stazione di Mentone?


In questa gara di machismo gallo-latino, a rimetterci, oltre al senso di umanità, di sicuro è l’idea stessa di Europa. Il presidente Sergio Mattarella, nel tentativo di rimarginare la frattura, ha saggiamente indicato ieri al governo italiano e a quello francese un passaggio stretto ma inevitabile se si vuole salvare quella stagione di cooperazione che, con Draghi e Macron, ha portato buoni frutti per entrambi i Paesi. Con l’Africa e l’Asia che premono ai confini della ricca Unione, con milioni di lavoratori che cercano una vita migliore per se stessi e loro famiglie, pensare a blocchi navali, muri e fili spinati è soltanto un’illusione propagandistica. I punti fermi, sostiene il Capo dello Stato, devono essere tre.

Il primo è il principio di “solidarietà” tra gli Stati dell’Unione, il più potente motore di ogni successo dell’Unione. Lo si è visto con gli acquisti comuni dei vaccini per il Covid, con il Green Deal, con il lancio dei tanti programmi economici di questi anni, dallo Sure al Next Generation Eu. Dopo l’accordo volontario di giugno la Francia ha accolto appena 38 migranti dal nostro Paese. Mentre ieri il ministro dell’Interno francese, Gérald Darmanin, si è congratulato con gli 11 Stati europei che si sono impegnati a ricollocare 175 dei 234 passeggeri dell’Ocean Viking, affermando che “la solidarietà europea è un successo”. Applausi sinceri. È tuttavia lecito chiedersi cosa sarebbe accaduto se altrettanta sollecitudine e “solidarietà” fosse stata dimostrata nei confronti dell’Italia in questi mesi. Magari la crisi odierna non sarebbe esplosa con questa virulenza o non sarebbe esplosa affatto, nonostante il governo sovranista italiano stia facendo di tutto per provocare la reazione ostile dei partner europei.


Gli altri due principi fissati da Mattarella non sono meno importanti. Uno, fondamentale, è quello della “coesione nella risposta esterna” dell’Ue. Anziché andare a trattare ciascun per sé con gli Stati rivieraschi del Mediterraneo, dovrebbe essere compito delle istituzioni comunitarie investire tutto il peso diplomatico ed economico dei Ventisette per siglare accordi reciprocamente vantaggiosi. Il che significa, e siamo al terzo dei punti indicati dal Capo dello Stato, che l’Europa dovrebbe farsi carico, per il suo stesso interesse, di “una politica lungimirante nei confronti della Regione africana”. Più sviluppo in Tunisia, Egitto, Algeria, Marocco, stabilità in Libia, prospettive di crescita nell’Africa sub-sahariana, canali legali di afflusso di lavoratori e famiglie in Europa: la strada per rispondere al fenomeno epocale delle migrazioni è solo questa, il resto sono slogan buoni per i social. Del ministro Marco Minniti, il più demonizzato a sinistra, si ricorda soltanto il memorandum con la guardia costiera libica, firmato nel 2017 sotto il governo Gentiloni. Pochi rammentano l’incessante spola di Minniti – che operava di fatto come un ministro degli Esteri - in tutti i Paesi di provenienza e di transito dei migranti per cercare di affrontare il tema dei flussi là dove si genera e non solo a valle, in mezzo al mare, dove produce morte e disperazione. Quanti ministri e premier che si sono nel frattempo succeduti hanno fatto qualcosa in questo senso?


Di fronte alle migrazioni di milioni di persone si possono avere due atteggiamenti. Uno è quello, non solo rozzo e disumano ma anche inutile, della destra sciovinista alla Zemmour, che ieri ha chiesto ai suoi sostenitori: “Vogliamo che la Francia rimanga Francia o diventi l’Africa?”. Un altro è quello, pragmatico, del presidente della Coldiretti Prandini, non certo un campione della sinistra pro-Ong, che ieri dopo un colloquio con Meloni ha fatto presente che all’Italia “serve più manodopera, che riguardi sia i migranti sia la manodopera italiana. Se vogliamo crescere, abbiamo bisogno ancora di più persone”. Non occorre essere Boldrini per capirlo, basta Prandini.