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Il significato storico delle elezioni Usa

L'America ha riaffermato la sua vocazione per la democrazia
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Ora che i democratici hanno vinto anche il Nevada e hanno tenuto la maggioranza al Senato, queste elezioni di metà mandato assumono un significato storico sotto molti punti di vista. Il primo, il più importante, è che l’America ha riaffermato con forza e chiarezza la sua vocazione per la democrazia nel modo migliore: con un voto democratico contro le derive assolutiste che avrebbero voluto usurpare le elezioni del 2020. Il secondo è che questo messaggio si sta propagando dirompente nel resto del mondo. Fra gli alleati degli Stati Uniti d’America, che ritrovano un paese leader in grado di tenere la barra dritta nel rispetto del diritto e della sua Costituzione. Ma anche fra quei paesi che hanno confuso Donald Trump con l’America, pensando che fosse giunto il momento della spallata finale contro la democrazia liberale di riferimento che pareva in crisi. Lo hanno pensato in molti, la Russia, la Cina, l’Arabia Saudita, la Turchia, l&rsqu…

Ora che i democratici hanno vinto anche il Nevada e hanno tenuto la maggioranza al Senato, queste elezioni di metà mandato assumono un significato storico sotto molti punti di vista. Il primo, il più importante, è che l’America ha riaffermato con forza e chiarezza la sua vocazione per la democrazia nel modo migliore: con un voto democratico contro le derive assolutiste che avrebbero voluto usurpare le elezioni del 2020. Il secondo è che questo messaggio si sta propagando dirompente nel resto del mondo. Fra gli alleati degli Stati Uniti d’America, che ritrovano un paese leader in grado di tenere la barra dritta nel rispetto del diritto e della sua Costituzione. Ma anche fra quei paesi che hanno confuso Donald Trump con l’America, pensando che fosse giunto il momento della spallata finale contro la democrazia liberale di riferimento che pareva in crisi. Lo hanno pensato in molti, la Russia, la Cina, l’Arabia Saudita, la Turchia, l’Iran e seppure per altre ragioni, l’India. Tutti si sono platealmente astenuti all’Onu quando si votava contro l’attacco e le violenze russe all’Ucraina. Il loro obiettivo? Portare un rafforzamento del messaggio autocratico in Occidente e spaccarlo. Questa manovra, che purtroppo ha avuto la sua manifestazione più drammatica nella guerra che Vladimir Putin ha lanciato contro l’Ucraina, deve ora considerarsi definitivamente archiviata. La liberazione di Kershon, quasi in coincidenza con i risultati elettorali americani, chiude il cerchio sul piano simbolico e pone ora le fondamenta per la ricerca di un armistizio, sia in Ucraina, che per un nuovo dialogo globale già al G20 di Bali, la settimana prossima. Il terzo è che l’astro infuocato, sgradevole e imperioso di Donald Trump si è finalmente schiantato contro il muro collettivo degli elettori. Trump sembrava imbattibile nei dibattiti e nel controllo dei social media, abilissimo nella manipolazione dei fatti e nell’uso di una retorica perfida e falsa, ma efficace. Questa volta ha letto male l’opinione pubblica americana e gli è caduta la maschera. Gli indipendenti e i repubblicani moderati hanno fatto sentire la loro voce. Le carte per le presidenziali del 2024 si rimescolano. E Trump annuncerà lo stesso la sua candidatura il 15 di novembre, sapendo che non potrà vincere la Casa Bianca.


È da questo che occorre partire, dall’accelerazione e dalla vivacità con cui si procede verso nuovi assetti politici interni all’America, nel momento in cui la Russia e la Cina appaiono ferme, vecchie e arroccate attorno a un’unica figura di leadership assolutista. Mai come in passato, con queste elezioni del Midterm si è sentita in modo concreto e vitale la freschezza dell’America, la flessibilità di un processo democratico che ha restituito energia e fiducia al paese. Trump annuncerà lo stesso così presto per giocare d’anticipo sull’inchiesta aperta al dipartimento per la Giustizia contro di lui e i suoi abusi di potere e vuole evitare l’incriminazione. Per l’amministrazione sarebbe difficile incriminare un candidato senza dare l’impressione di una strumentalizzazione politica. E Trump resta temibile e con una base di irriducibili. Ma oggi Ron DeSantis, che ha stravinto in Florida è più forte di lui e correrà nel 2024. Non può vedersi sfuggire fra le dite la sua grande occasione. Fra i democratici, oggi Biden resta il candidato che può battere Trump, ma anche DeSantis? Troppo presto per capire.
Per il contesto geopolitico il G20 di Bali diventa improvvisamente chiave. Gli alleati contro le democrazie occidentali cercavano una svolta: a fronte degli Stati Uniti e dell’Occidente sta nascendo un altro ordine altrettanto rilevante che dovrà dare al mondo un equilibrio multipolare aperto a diverse esperienze politiche e a interpretazioni molto soggettive e limitative di cosa sia la democrazia. E questo nonostante l’azione operativa — l’attacco della Russia contro l’Ucraina — sia stata fallimentare sia sul piano militare che su quello politico, le alleanze occidentali ora restano più che mai salde. L’America arriva a Bali e al vertice con la Cina, con una marcia in più. Dal punto di vista del tempismo, questo Midterm non poteva cadere in un momento migliore.

Arriviamo al primo punto, alla forza della democrazia americana e al cuore della svolta del 2022: tranne uno, tutti i candidati trumpiani che definivano “rubate” le elezioni del 2020 sono stati bocciati in queste elezioni. Mandati a casa. Emerge la solidità di personaggi repubblicani con la schiena dritta, come Mitch McConnell, capo della minoranza al Senato che aveva criticato le nomine imposte da Trump. Trump lo avrebbe eliminato quando i suoi candidati avessero vinto. Ed era già pronto a governare nell’ombra, in attesa del 2024. Ma il paese con un sussulto inatteso ha capito e ha reagito. Non sappiamo se i popoli delle autocrazie prenderanno esempio dal sussulto americano di questo Midterm. Certamente tutti dovremo prendere atto che la confusione superficiale, le polemiche feroci, i dibattiti, la libertà di stampa, le tutele dei diritti delle minoranze presenti nelle democrazie liberali sono gli ingredienti per un futuro libero e prospero. E in Iran le donne stanno cominciando a togliersi il velo.