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Migranti, la crisi che il governo finge di non vedere

Lo scontro con la Francia si sta trasformando in una lite con l'Europa. E l'Italia rischia di diventare un "paria" della comunità europea
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Per quanto tempo il governo italiano può ancora voltarsi dall'altra parte? Per quanto tempo può pensare di insistere sulla linea del "non è successo niente"? Lo scontro con la Francia si sta trasformando in una lite con l'Europa. Un pasticcio che evolve in tragedia. Ridimensionarne il perimetro serve a ben poco. Sarebbe semmai utile un po' di consapevolezza. Ammettere che la situazione è semplicemente seria e quindi che va affrontata senza i toni grotteschi di questi giorni.

I toni concilianti dei ministri Tajani e Fitto diventano incomprensibili se l'altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, continua a lanciare le sue prediche. Il "salvinismo", soprattutto su questo terreno, non è innocuo, è dannoso. E il precedente del governo gialloverde è ancora lì a testimoniarlo.

Il nodo si stringe allora intorno alla Francia. Parigi considera le dichiarazioni rilasciate in merito alla n…

Per quanto tempo il governo italiano può ancora voltarsi dall'altra parte? Per quanto tempo può pensare di insistere sulla linea del "non è successo niente"? Lo scontro con la Francia si sta trasformando in una lite con l'Europa. Un pasticcio che evolve in tragedia. Ridimensionarne il perimetro serve a ben poco. Sarebbe semmai utile un po' di consapevolezza. Ammettere che la situazione è semplicemente seria e quindi che va affrontata senza i toni grotteschi di questi giorni.

I toni concilianti dei ministri Tajani e Fitto diventano incomprensibili se l'altro vicepresidente del Consiglio, Matteo Salvini, continua a lanciare le sue prediche. Il "salvinismo", soprattutto su questo terreno, non è innocuo, è dannoso. E il precedente del governo gialloverde è ancora lì a testimoniarlo.

Il nodo si stringe allora intorno alla Francia. Parigi considera le dichiarazioni rilasciate in merito alla nave Ocean Viking una vera e propria frattura del rapporto fiduciario tra Macron e Meloni. In sintesi l'Eliseo si aspetta che la presidente del Consiglio prenda posizione non per abiurare le scelte del governo - non sarebbe del resto possibile - ma per dichiarare apertamente che la linea ufficiale dell'Italia è quella sostenuta dai ministri degli Esteri e degli Affari europei e non dal leader leghista.

Ed è una aspettativa che si sta facendo largo anche a Bruxelles. La dichiarazione congiunta con Malta, Cipro e Grecia, infatti, ha indebolito ulteriormente il nostro Paese. Costringendo persino un altro Paese del fronte meridionale, la Spagna, a prendere le distanze e a mettersi al fianco della Francia. Un testa-coda incredibile per l'Italia.

Oggi, lunedì 14 novembre, si terrà il Consiglio dei ministri degli Esteri dell'Ue a Bruxelles e venerdì 18 novembre quello dei ministri degli Affari europei. Due occasioni per provare il chiarimento. L'emergenza è ripristinare un dialogo fisiologico con un alleato che resta strategico.

Senza l'avvio immediato di un percorso chiarificatore, la crisi peggiorerà e gli effetti si abbatteranno solo su di noi. Dal punto di vista economico, ma anche da quello politico. Parigi chiederà un intervento ufficiale della Commissione Ue e lo farà sulla base dell'articolo 2 del Trattato Ue secondo cui "l'Unione si fonda sui valori del rispetto della dignità umana, della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza, dello Stato di diritto e del rispetto dei diritti umani, compresi i diritti delle persone appartenenti a minoranze".

Se si arrivasse a quel punto, l'Italia diventerebbe un "paria" della comunità europea come l'Ungheria e la Polonia. Non è un caso che Parigi voglia portare la discussione al prossimo vertice dei leader di metà dicembre proprio per emettere una "sanzione politica" nei confronti di Roma.

E a quel summit Meloni si ritroverebbe al suo fianco Grecia, Malta, Cipro e forse Polonia e Ungheria. Ma dall'altra parte del tavolo siederebbero Francia, Germania, Spagna, Portogallo. Sarebbe la retrocessione nella "serie B" dell'Ue.

Solo una tregua, siglata prima del 15 dicembre, può portare alla conferma dell'accordo del giugno scorso sulla redistribuzione volontaria dei migranti. Altrimenti tutto si avviterà intorno all'Italia.

Le sfide del Recovery diventeranno ancora più impegnative, l'esame della prossima legge di Bilancio più severo, il controllo della Bce sui nostri titoli di Stato più serrato. Un Paese trascinato nella paralisi. Questo è il conto di un governo salvinizzato.