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Stati Uniti-Italia, il banco di prova di Giorgia Meloni

Bali, Giorgia Meloni e Joe Biden al G20 (ansa)
Il faccia a faccia con Joe Biden al G20 di Bali rappresenta uno spartiacque, rispetto al quale il nostro Paese non potrà più concedersi tentennamenti o, peggio, ripensamenti
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Chissà se anche dopo i missili planati in territorio polacco Silvio Berlusconi definirà l'amico Vladimir Putin "uomo di pace". E chissà se la terza carica dello Stato, il leghista Lorenzo Fontana, e il suo leader e ministro Matteo Salvini giudicheranno ancora un "boomerang le sanzioni contro Mosca".

Perché il governo italiano guidato dalla convinta atlantista Giorgia Meloni è su questo insidioso, precario e pericolosissimo crinale che si muoverà da questo momento in avanti. Con i riflettori americani puntati. Ancor più dopo l'ora abbondante di colloquio avuto a Bali con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Quel faccia a faccia rappresenta uno spartiacque, rispetto al quale il nostro Paese non potrà più concedersi tentennamenti o, peggio, ripensamenti. L'auspicio è che la premier Giorgia Meloni ne sia consapevole e ne prenda atto, una volta ripiegato l'abito tradizionale th…

Chissà se anche dopo i missili planati in territorio polacco Silvio Berlusconi definirà l'amico Vladimir Putin "uomo di pace". E chissà se la terza carica dello Stato, il leghista Lorenzo Fontana, e il suo leader e ministro Matteo Salvini giudicheranno ancora un "boomerang le sanzioni contro Mosca".

Perché il governo italiano guidato dalla convinta atlantista Giorgia Meloni è su questo insidioso, precario e pericolosissimo crinale che si muoverà da questo momento in avanti. Con i riflettori americani puntati. Ancor più dopo l'ora abbondante di colloquio avuto a Bali con il presidente degli Stati Uniti Joe Biden.

Quel faccia a faccia rappresenta uno spartiacque, rispetto al quale il nostro Paese non potrà più concedersi tentennamenti o, peggio, ripensamenti. L'auspicio è che la premier Giorgia Meloni ne sia consapevole e ne prenda atto, una volta ripiegato l'abito tradizionale thailandese con cui è stata immortalata e non appena avrà metabolizzato il comprensibile entusiasmo vissuto da unica donna capo di governo al G20 asiatico.

Il patto di Bali tra Washington e Roma infatti non è stato il suggello alla brillante carriera della giovane leader della destra europea. No, è un fischio d'inizio: impegna piuttosto Palazzo Chigi al rispetto di una serie di condizioni che saranno esiziali per la nostra economia, oltre che per la nostra collocazione sullo scacchiere internazionale, negli anni a venire.

Giorgia Meloni ha garantito all'inquilino della Casa Bianca la piena fedeltà atlantica, declinata in una sostanziale condivisione della politica del suo predecessore Draghi sul rifinanziamento dell'invio di armi a Kiev: il quinto decreto della serie è già atteso entro la fine dell'anno. Ma si è espressa anche sul convinto sostegno alle sanzioni economiche contro la Russia, anche quelle da ridiscutere a stretto giro.

Sono impegni che sarà in grado di mantenere con il partner d'Oltreoceano, in nome dell'imprescindibile patto Nato? Oppure i due "bravi" italiani del "Don Rodrigo" di tutte le Russie continueranno a giocare sul filo dell'ambiguità, all'interno della maggioranza di governo, e ad alimentare i peggiori sospetti dei partner occidentali? E in quel caso, la premier come si muoverà? Lo scopriremo nel giro di poche settimane, forse di giorni.

Sarà certamente più facile per la fondatrice di Fratelli d'Italia mantenere pacificamente l'altro impegno assunto con Biden, ovvero il sostanziale congelamento della "Via della Seta" tanto cara al predecessore "Giuseppi" Conte e al mondo dei 5Stelle ormai in disarmo. Quel feeling con Pechino che tanto aveva preoccupato il Dipartimento di Stato americano negli anni del governo giallo-verde è ormai sbiadito e piegato dai mutevoli venti della politica italiana.

A fronte di questi impegni, la Casa Bianca ne ha assunto altri, se si vuole ben più concreti ed economicamente pregnanti, in favore dell'alleato tricolore. E questo - è stato il grande sottinteso - a prescindere dall'imprinting ideologico e dalla provenienza partitica della nuova presidente del Consiglio, certo quanto di più lontano si potrebbe immaginare dal mondo democratico americano. Ma tant'è.

Meloni incassa ad ogni modo e, per certi versi, a sorpresa, la firma virtuale in calce a un accordo di massima che assicurerà maggiori importazioni di gas liquido dagli Stati Uniti e da alcuni Paesi alleati, a un prezzo più vantaggioso. Ed è chiaro a tutti quanto possa pesare un risultato del genere per la futura tenuta energetica, per le bollette e in fin dei conti per le tasche delle famiglie italiane.

Ma un accordo, in quanto tale, presuppone un sinallagma, un do ut des. In questo caso, si annida dietro l'invito rivolto alla premier di farsi garante per i suoi alleati riottosi, non proprio allineati, ecco, con l'intero Occidente coinvolto appieno in una guerra, come ricordano i missili di Przewodów, semmai qualcuno se ne fosse dimenticato.

Il messaggio è stato implicito ma al contempo chiaro, inequivocabile: di te e del tuo atlantismo ci fidiamo, ma sei tu la figura di garanzia, sta a te tenere a bada quei due. Lei rappresenta per Washington, dopo il 25 settembre, la linea della mediazione atlantica nello strategico hub italiano e mediterraneo. Biden e l'intera diplomazia statunitense non vorrebbero incorrere in qualcosa di simile al misunderstanding che ha portato allo strappo fra Roma e Parigi della scorsa settimana.

La morale è semplice. Il presidente degli Stati Uniti sta dalla parte di Giorgia Meloni, ma proprio per questo la presidente, da domani, avrà una responsabilità in più nella gestione dei già complicati rapporti interni con alleati poco pacifici, intrisi di machismo politico, poco inclini alla diplomazia, amici di "impresentabili" nel consesso internazionale.

Anche da questo, forse soprattutto da questo, si misurerà la tempra e la tenuta di una premiership nascente eppure all'apparenza così fragile.