Valditara: "L'orrore delle leggi razziste"
di Giuseppe Valditara , di Giuseppe ValditaraCaro Direttore, ci sono ricorrenze contemplate dalle leggi dello Stato che un Ministro della Repubblica preposto al dicastero dell'Istruzione ha il dovere, prima ancora che il diritto, di invitare a ricordare e a liberamente discutere nelle scuole. Ve ne sono altre che, pur non essendo contemplate dal nostro ordinamento, marcano tuttavia la nostra storia e che, come uomo politico di destra democratica, ritengo importante non dimenticare. Una di queste date è il 17 novembre. Ottantaquattro anni fa, con il Regio decreto legge n. 1728 del 17 novembre 1938, che conteneva i provvedimenti per la difesa della razza italiana e stabiliva misure discriminatorie nei confronti degli ebrei, fu ufficializzata in Italia dal regime fascista la teoria razzista.
Caro Direttore, ci sono ricorrenze contemplate dalle leggi dello Stato che un Ministro della Repubblica preposto al dicastero dell'Istruzione ha il dovere, prima ancora che il diritto, di invitare a ricordare e a liberamente discutere nelle scuole. Ve ne sono altre che, pur non essendo contemplate dal nostro ordinamento, marcano tuttavia la nostra storia e che, come uomo politico di destra democratica, ritengo importante non dimenticare. Una di queste date è il 17 novembre. Ottantaquattro anni fa, con il Regio decreto legge n. 1728 del 17 novembre 1938, che conteneva i provvedimenti per la difesa della razza italiana e stabiliva misure discriminatorie nei confronti degli ebrei, fu ufficializzata in Italia dal regime fascista la teoria razzista.
Per la prima volta si affermava nell'ordinamento giuridico del nostro Paese l'idea aberrante che esistano razze biologicamente superiori e inferiori.
Si arrivava così a proibire il matrimonio del cittadino con appartenenti a razze non ariane. Sulla base dei medesimi presupposti, l'articolo 1 comma 3 del codice civile avrebbe poi concepito una limitazione della capacità giuridica, per gli appartenenti a determinate razze.
Il regio decreto applicava la visione contenuta nel "Manifesto degli scienziati razzisti" che definiva come puramente biologica "la questione del razzismo in Italia".
Si interrompeva nel contempo un percorso storico di piena e felice integrazione fra italiani di religione ebraica e italiani di religione cristiana. Si trattava di un punto di non ritorno, di una scelta scellerata che rinnegava la lezione più alta della civiltà occidentale costruita sul diritto romano e sulla tradizione giudaico-cristiana, incentrati quello sulla naturale unicità dell'essere umano e sulla sua naturale libertà (Ulp. D.1.1.4) ; questa sull'eguale dignità di ogni essere umano, "Greco o Giudeo ... barbaro, Scita, schiavo, libero" (Col. 3,11).
Sappiamo, proprio grazie agli studi di genetica, che non esistono razze umane biologicamente superiori o inferiori. Ma questo non vuol dire che il pregiudizio razzista sia stato sconfitto. Al di là delle sue origini storiche e culturali, quel pregiudizio nega che l'essere umano, in quanto tale, sia portatore di diritti originari. Nega in definitiva il primato della persona.
Mettere sempre al centro del diritto l'intangibile, non negoziabile dignità della persona umana rappresenta perciò l'antidoto più forte contro qualsiasi rigurgito razzista. Ed è il modo più autentico per rispettare la lettera e lo spirito della nostra Costituzione, a partire dai suoi articoli 2 e 3, comuni pilastri valoriali di una politica che torni a identificarsi in una res publica.
L'autore è ministro dell'Istruzione e del Merito.