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Tra governo e Colle ombre da chiarire

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Gli attacchi da destra a Mattarella e la necessità di un equilibrio con Meloni
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Il nostro sistema istituzionale non è stato concepito per reggere un'incomprensione o peggio una frizione prolungata fra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio. Al contrario, l'equilibrio al vertice è la premessa costituzionale del suo buon funzionamento. Quando tale regola è venuta meno (un esempio, ma non è il solo: il caso di Giovanni Leone), le istituzioni hanno sofferto momenti di grave crisi. Ora, con il ritorno della premier dal G20 indonesiano, si capirà meglio se nel prossimo futuro ci attende un'armoniosa convivenza tra i due organi o se invece dovremo aprire un capitolo nuovo della nostra vicenda politica, certo non privo di incognite. Il punto è ancora il rapporto con la Francia, rimasto senza una vera soluzione: né poteva averne negli ultimi giorni convulsi. La telefonata tra Mattarella e Macron è servita a rendere meno aspri i toni fra Roma e Parigi, ma la freddezza tra il capo dell…

Il nostro sistema istituzionale non è stato concepito per reggere un'incomprensione o peggio una frizione prolungata fra il presidente della Repubblica e il presidente del Consiglio. Al contrario, l'equilibrio al vertice è la premessa costituzionale del suo buon funzionamento. Quando tale regola è venuta meno (un esempio, ma non è il solo: il caso di Giovanni Leone), le istituzioni hanno sofferto momenti di grave crisi. Ora, con il ritorno della premier dal G20 indonesiano, si capirà meglio se nel prossimo futuro ci attende un'armoniosa convivenza tra i due organi o se invece dovremo aprire un capitolo nuovo della nostra vicenda politica, certo non privo di incognite. Il punto è ancora il rapporto con la Francia, rimasto senza una vera soluzione: né poteva averne negli ultimi giorni convulsi. La telefonata tra Mattarella e Macron è servita a rendere meno aspri i toni fra Roma e Parigi, ma la freddezza tra il capo dello Stato francese e la premier italiana era evidente al G20, dove invece Giorgia Meloni ha avuto colloqui, tra gli altri, con Biden e il cinese Xi, i cosiddetti "grandi della Terra". Da oggi il problema dei migranti è di nuovo il maggiore inciampo tra il governo di destra e la Francia macroniana, sullo sfondo della relazione tra Roma e il resto dell'Unione.


Cosa c'entra allora il Quirinale? C'entra per i riflessi della telefonata dell'altro giorno. Un importante giornale di destra, per la penna del suo direttore, ha attaccato ieri il capo dello Stato, parlando di "scorrettezza istituzionale" e addirittura di una "rappresaglia" che Mattarella avrebbe avviato contro una forza, Fratelli d'Italia, che non ha votato la sua rielezione e oggi si trova al governo della nazione. L'attacco prende le mosse proprio dalla famosa telefonata con Parigi, definita "non concordata" con Palazzo Chigi. Si riconosce a Mattarella di aver ammesso in un discorso a Varese che la politica estera è di competenza del governo e non della presidenza della Repubblica, ma si lascia intendere ai lettori che questa è la forma, non la sostanza.


Si capisce che nell'opinione di destra, o in una parte di essa, c'è diffidenza verso il Colle e in particolare verso il ruolo di "garante" esercitato dal capo dello Stato anche, se non soprattutto, in rapporto agli obblighi e ai vincoli internazionali contratti dall'Italia. In passato tale realtà era accettata dalla politica e a maggior ragione dagli esecutivi "tecnici" che si sono succeduti. Ora la novità è che una forza legittimata dal voto, oltretutto espressione di una lunga, tradizionale linea di opposizione, è per la prima volta al governo. Una forza che sta tentando, e non sempre riesce, di dismettere i vecchi panni per indossare un vestito istituzionale. Lungo questa via c'è il nodo del rapporto con il Quirinale che qualcuno ha interesse a esasperare. Ma se si vogliono vedere i fatti con obiettività, si deve escludere che Mattarella abbia intenzione di mettere sotto tutela Palazzo Chigi o peggio di alimentare i pregiudizi francesi contro la giovane leader della destra. A maggior ragione, ovviamente, è impensabile che egli voglia prestare ascolto a quei settori della sinistra che lo vorrebbero meno "garante" e più attivo contro il nuovo assetto emerso il 25 settembre.


Tuttavia esistono zone d'ombra che attendono d'essere rischiarate. Ieri il presidente del Senato, La Russa, ha fatto una lunga dichiarazione per cancellare certi malintesi che sarebbero sorprendenti tra la prima e la seconda carica dello Stato. La presidente del Consiglio dovrà fare di più con senso di responsabilità. Nel momento in cui vorrà ricomporre i rapporti con Parigi- se vorrà - dovrà al tempo stesso definire i ruoli tra Palazzo Chigi e il Quirinale in modo che nei prossimi tempi essi siano stabili e non esposti agli umori di un'opinione pubblica poco sensibile alle regole istituzionali.