Pd, rinascimento femminile
di Mirella Serri , di Mirella SerriIl Novecento, come si è spesso ripetuto, è stato il secolo delle donne. Sottinteso: di sinistra. Il ventunesimo secolo sarà quello delle donne di destra? Con Giorgia Meloni premier si è inaugurata una nuova era? Non si era mai vista una crisi così radicale, mai i progenitori dell’attuale Pd, dal Pci in poi, si sono confrontati con un disorientamento tanto forte come quello attualmente vissuto dallo schieramento politico al momento ancora guidato da Enrico Letta. Proprio la nomina a capo del governo di una donna di destra è stato il maggiore scacco subito dal Pd oggi in preda a una crisi di nervi o comunque in cerca di una nuova identità: è dunque arrivato il momento di una Costituente “che coinvolga il meglio del Paese… Una grande iniziativa di cultura politica”, come ha scritto Luigi Zanda nel suo intervento su Repubblica del 2 novembre. L’impresa politica e culturale per varare la nave del Pd rime…
Il Novecento, come si è spesso ripetuto, è stato il secolo delle donne. Sottinteso: di sinistra. Il ventunesimo secolo sarà quello delle donne di destra? Con Giorgia Meloni premier si è inaugurata una nuova era? Non si era mai vista una crisi così radicale, mai i progenitori dell’attuale Pd, dal Pci in poi, si sono confrontati con un disorientamento tanto forte come quello attualmente vissuto dallo schieramento politico al momento ancora guidato da Enrico Letta. Proprio la nomina a capo del governo di una donna di destra è stato il maggiore scacco subito dal Pd oggi in preda a una crisi di nervi o comunque in cerca di una nuova identità: è dunque arrivato il momento di una Costituente “che coinvolga il meglio del Paese… Una grande iniziativa di cultura politica”, come ha scritto Luigi Zanda nel suo intervento su Repubblica del 2 novembre. L’impresa politica e culturale per varare la nave del Pd rimessa a nuovo non potrà essere avviata senza ripartire dal rapporto con l’altra metà del cielo. Le donne infatti - a cui dobbiamo “l’unica rivoluzione non fallita di questo secolo: anche se non ancora compiuta” come ha mirabilmente chiosato Eric Hobsbawm - hanno abbandonato i partiti con cui hanno viaggiato in sintonia per gran parte del Novecento.
Nella campagna per le recenti elezioni le elettrici erano state considerate dal Pd come un alleato quasi scontato, l’argine sicuro alla marea montante della destra. Invece proprio loro hanno tradito la sinistra, l’imbarcazione da cui si sono fatte transitare nel passato. La percentuale di donne che ha optato per il Partito Democratico (il 21 per cento) è stata inferiore a quella delle donne che hanno preferito Giorgia Meloni (il 27 per cento). Per di più il gentil sesso, chiamiamolo così, si è ritirato nel guscio e ha votato meno degli uomini: il 41 per cento delle donne si è astenuto. Per capire l’accaduto è sufficiente dire che tutta “la politica è maschilista e il Pd non è diverso”, come ha sostenuto la senatrice Cecilia D’Elia, portavoce dimissionaria della Conferenza delle donne del suo partito? Parole giuste e vere ma non adeguate a spiegare la débâcle piddina. Proprio per la storica sintonia delle sinistre con il mondo femminile e anche con il femminismo militante, oggi il Pd non può solo concentrarsi sulle nuove liste elettorali o puntare esclusivamente ad assicurarsi una leadership femminile per fare concorrenza alla destra. Ci vuole un progetto: non c’è infatti rivoluzione e nemmeno cambiamento sociale senza il protagonismo femminile. Lo sostengono i moderni economisti (supportare le donne imprenditrici e le imprese guidate da donne aggiungerebbe migliaia di miliardi di euro al Pil mondiale). Lo aveva capito pure Karl Marx il quale asseriva che i “grandi rivolgimenti storici non sono possibili senza il fermento femminile. Il progresso sociale si può misurare con esattezza dalla posizione sociale del gentil sesso”.
Paradossalmente l’ascesa di Giorgia Meloni è stata favorita da tanti anni di lotte della sinistra: le mobilitazioni di un vasto movimento femminista hanno abbattuto le diffidenze e convinto la pubblica opinione che di una donna ci si può fidare, anzi proprio che “donna è bello”, come dicevano i movimenti che danzavano nelle piazze degli anni Settanta. Gli elettori suggestionati dalla sinistra hanno votato a destra. Come mai? Mentre il mondo femminile andava avanti, il Pd è restato un passo indietro. Sempre più indietro. Il ruolo delle donne è diventato più complesso con la pandemia, con la disoccupazione in crescita, con la carenza di politiche a sostegno della maternità e del lavoro (nella fascia tra 20 e 49 anni in Italia in presenza di un figlio lavora l’83,5 per cento dei maschi e il 55,2 per cento delle donne). La povertà che aumenta coinvolge maggiormente le vite femminili, complicate da molteplici responsabilità.
Siamo tra le nazioni a lowest fertility, ovvero abbiamo l’indice di fecondità al minimo storico. Gli italiani non vogliono figli? Un tempo forse, ma oggi il grido di rivolta, come ci spiegano le ultime statistiche Istat, si esprime nel fertility gap, ovvero tramite la differenza tra il numero di figli desiderati e la fecondità realizzata. Oltre la metà degli italiani sarebbe felice di avere due figli, quasi un quarto vorrebbe averne tre o anche più e il 41 per cento di chi ha già un primo figlio ambisce ad averne un altro. Ma questa aspirazione, dati gli ostacoli di natura economica, è destinata a rimanere nel cassetto, come ci spiega Alessandra Minello in Non è un paese per madri (Laterza). Alla fine si rinuncia, ma con risentimento nei confronti dello Stato e delle istituzioni che non proteggono.
Alla delusione delle donne per la sinistra, si assommano le rassicurazioni che le leader dei partiti conservatori sembrano offrire: rappresentano un modello femminile che non contesta i maschi, non chiede più diritti né per le donne né per le famiglie arcobaleno né per le persone con una nuova identità, fluida, né per gli esponenti dei gruppi Lgbtq+. Hanno rialzato la testa le femministe di destra che guardano alla tradizione, non si fidano della scienza (per esempio sostengono senza verifiche che la pillola abortiva Ru486 danneggia la salute), rinnegano il diritto femminile a scegliere l’aborto (definito “il lato oscuro della maternità”). L’universo delle donne si è rifugiato nel disinteresse e nel non voto. Adesso tocca al Pd e alla Costituente far uscire il mondo femminile dai suoi rifugi. Non bastano le quote rosa, non serve parlare di donne e giovani, come avviene ripetutamente, accorpandoli come realtà fragili. Le prime sono affette da una peculiare disaffezione nei confronti della politica. Serve alla sinistra una nuova egemonia culturale soprattutto nei confronti del mondo femminile, allo scopo di “conquistare e occupare le casematte della società civile”, il “cervello della società”, come diceva Gramsci. Un cervello che oggi è più che mai donna.